Il Cud di Santoro

Ci sarà la famosa azione disciplinare di Masi contro Santoro o no? Intanto il diretto interessato ‘si cautela’ rendendo noti i suoi compensi…

Dopo il monologo del "vaffanbicchiere" (ennesima 'tirata' in diretta televisiva sulla rete pubblica per parlare soprattutto di se stesso) Michele Santoro ha ancora sorpreso con l'ultima provocazione: la pubblicazione del suo Cud sul sito del suo programma 'Annozero '(662.443,45 euro lordi; beato lui, anche se assicura di pagare tante tasse…).

La provocazione del giornalista campano ha peraltro riaperto il dibattito, mai chiuso ma solo sopito, sui compensi dei conduttori Rai. Lo scorso giugno dopo l'approvazione da parte della commissione di Vigilanza di un possibile 'emendamento' al futuro contratto di servizio che prevedeva la pubblicazione dei compensi dei conduttori e degli ospiti nei titoli di coda (o on line), così come dei costi delle stesse trasmissioni del servizio pubblico, si era aperto un aspro dibattito.

Ma nel pubblicare il proprio Cud Santoro si è rivolto direttamente anche al Ministro Brunetta, fautore di una politica della trasparenza che sa anche di demagogico. «Caro ministro, questa è la copia del mio Cud 2010 - ha scritto Santoro - , dal quale risultano un reddito lordo di 662 mila euro e tasse e contributi per la metà. Aspetto che lei coroni la sua battaglia moralizzatrice, ottenendo la pubblicazione di quanto abbiano effettivamente percepito lo scorso anno, i principali dirigenti, conduttori e collaboratori dell'azienda».

Inoltre nella sezione Vaf del suo blog (vaf starebbe per 'valutazioni a freddo'; mah…) il conduttore di 'Annozero' ha scritto: «Allo scopo di aiutare chi intende muovermi delle contestazioni, ho trascritto puntualmente il testo del mio intervento»; il riferimento è al monologo del bicchiere, contro il quale la Rai avrebbe intenzione di aprire un provvedimento disciplinare.

La risposta di Brunetta al conduttore di Annozero non si è comunque fatta attendere. «Mi auguro che l'iniziativa di Santoro -ha detto Brunetta - che, pur encomiabile, non risponde pienamente a quanto previsto dal Parlamento (i conduttori saranno infatti tenuti alla pubblicazione dei compensi percepiti a qualsiasi titolo, sia diretti sia indiretti), possa contribuire ad accelerare la grande riforma della trasparenza dei compensi che la stessa dirigenza della Rai ha d'altra parte già dichiarato pubblicamente di condividere e sostenere».

Tutti 'trasparenti' nei compensi in Rai in futuro? Ci permettiamo ancora di dubitarne…

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