Il grande successo di ‘Il XIII Apostolo’

Stavolta Canale 5 ha fatto centro. La fiction della Taodue ‘Il XIII Apostolo’, fondata su mistero, spiritualità e sui rapporti fra divino e occulto, fra scienza e religione, ha ottenuto un formidabile gradimento da parte del pubblico. Ecco perché…

Mettete insieme 'Uccellli di Rovo', 'X Files' e 'Don Matteo'. Aggiungete 'L'Esorcista' e 'Il Codice da Vinci'. Ne viene fuori un 'polpettone', è vero. Ma non è detto che il gusto non sia buono.

I primi due episodi de 'Il XIII Apostolo - Il prescelto', con Claudio Gioè e Claudia Pandolfi, andati in onda su Canale 5, hanno fatto oltre 7 milioni di spettatori, il 27 per cento di share. Gli altri canali praticamente non avevano programmazione e il tema del paranormale è sempre molto amato.

Ma il successo deriva dal fatto che la serie rompe gli schemi consolidati della fiction italiana, tanto che picchi di ascolto così alti non si erano raggiunti in passato. E se non si può dare torto a chi lamenta una scenografia che è il risultato di una mescolanza di trame e di soggetti (il polpettone, appunto), è altrettanto vero che va dato il giusto merito a una sperimentazione che potrebbe anche cambiare la fiction nostrana.

C'era grande attesa per questa serie, e i risultati in termini di share hanno dato ragione a quanti hanno creduto nella fiction. Che, tra l'altro, fin dall'inizio è nata sotto i migliori auspici: 'Il XIII Apostolo' è infatti una produzione della Taodue (Valsecchi), regista Alexis Sweet, scritto da Mizio Curcio, Leonardo D'Agostini, Fosca Gallesio, Lorenza Ghinelli e Andrea Nobile su un soggetto di Pietro Valsecchi.

Gli attori sono conosciuti dal grande pubblico: molto buono il personaggio di Gioè, che interpreta padre Gabriel, un giovane affascinante, motociclista e sportivo (pratica canottaggio sul Tevere), gesuita della Congregazione della Verità e aspirante a tale Direttorio. Ha particolari 'poteri speciali', è un sacerdote spirituale ma è soprattutto un uomo intrigante: all'Università dove insegna lo reputano “un uomo da sposare, se solo non fosse un prete!”. Sarà lui il 'Prescelto'?

Meno efficace la Pandolfi, che interpreta una psicologa scettica e razionale, all'apparenza forte e determinata (già al primo episodio agguanta il prete e lo bacia), ma che non regge il personaggio. In realtà, però, la parte da protagonista la fa il contrasto tra fede e ragione, e tutti gli episodi si sviluppano su questo binomio, nel tentativo di trovare un equilibrio 'perfetto' per tenere in piedi le istanze della scienza e quelle della spiritualità.

Il tema, a ben vedere, non è nuovo. È però nuova la modalità espressiva effettuata dalla Televisione italiana. La scenografia e la sceneggiatura cedono il passo rispetto agli omologhi prodotti d'oltreoceano, ma è un fatto che 'Il XIII Apostolo' unisce la suspence di un giallo all'intreccio di un romanzo (una teo-fiction in salsa horror-per famiglie, l'ha definita criticamente Aldo Grasso).

Parlare dell'oscuro e del mondo spirituale in Televisione non è facile. La fiction propone in ogni episodio (due per puntata, per un totale di 4 settimane) vari fenomeni esoterici che rappresentano uno scontro tra divino e occulto, tra scienza e religione, ma anche tra resistenza e tentazione, quella che Gabrel Antinori dovrà vincere per non cedere alla passione nei confronti di Claudia Munari, la bella psicologa che lo tenta e da cui però non intende separarsi. La passione è lo sfondo e il collante di tutta la storia,e ovviamente è stata inserita ad arte come motore del'azione, così come sempre accade nella maggior parte dei film e telefilm che hanno per protagonisti i sacerdoti (in Italia, ha fatto scuola 'Un prete tra noi', con Massimo Dapporto).

I casi, a padre Gabriel, li affida una fantomatica Congregazione della Verità, che in realtà non esiste, ma che tanto richiama l'atmosfera de Il Codice da Vinci, con le ambientazioni costruite da Dan Brown, con bambini che levitano e ragazze che piangono sangue. Non manca, infatti, neppure l'elemento diabolico: si tratta di un uomo misterioso (il cattivo dell'ultima stagione di “Distretto di polizia”) che segue da vicino l'operare dei due protagonisti.

Che, in realtà, hanno già di loro una vita ricca di mistero. Padre Gabriel, ad esempio, ha subito un trauma quando aveva 10 anni. Sotto la tutela dello zio, il vescovo Diberti, si occupa di studiare il mondo dei fenomeni paranormali. Nelle sue avventure è accompagnato dalla psicologa Claudia Munari: sarà proprio dalla collaborazione tra il sacerdote scevro da pregiudizi e la psicologa ancorata solo al reale che i 'casi' troveranno nuove prospettive di soluzione. Il mistero non viene risolto, perché saggiamente il finale di ogni storia è aperto, ma apparirà più verosimile.

Non mancano, in questa fiction, preziosismi ben riusciti: ad esempio, la sigla è costruita con un susseguirsi di sequenze e disegni, con una successione riproposta più volte nel corso della serata, arricchita via via di particolari: si tratta di un flashback sull'infanzia del protagonista, padre Gabriel, sulla quale sia il sacerdote che il telespettatore sono all'oscuro e che andrà chiarendosi piano piano nel corso degli episodi. Il passato di Gabriel ci viene mostrato a spiragli: il prete, inspiegabilmente, riesce a infondere nuovamente la vita alle persone che stanno per morire, uscendone però esanime. Anche questo, un mistero nel mistero.
E poi ci sono validi effetti speciali, la regia di Alexis Sweet e una sigla musicale di tipo completamente diversa: creata da Vinicio Colella, è una musica per piano, arpa e organo, con accompagnamento del coro.

Insomma, 'Il XIII Apostolo' è un prodotto di valore. Non è perfetto, e non poteva esserlo essendo una sperimentazione. Tuttavia, ha riscontrato il favore del pubblico e già questo, per una fiction dalla forma e dai contenuti nuovi e 'difficili', è un successo. Ma, forse, l'aspetto più importante, e che i suoi detrattori non hanno considerato, è che per la prima volta da molto tempo la produzione italiana sta cambiando. Almeno ci prova. Se poi ci sarà una rivoluzione nel mondo della serialità italiana è forse ancora presto per dirlo. Ma qualcosa si muove.

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