Il pluralismo nell’era di Internet

Pluralism in the age of the internet. Uno speciale workshop a Firenze per discutere il delicato tema del pluralismo nel nuovo scenario multipiattaforma.

Venerdì 8 novembre si è tenuto a Fiesole, Firenze, presso villa La Fonte ­ una delle 13 splendide sedi dell'Università Europea ­ uno special workshop dedicato al pluralismo nell'era di internet. La giornata è stata organizzata dalla Direzione Comunicazione e Media della Florence School of Regulation, diretta da Pier Luigi Parcu. Quello del pluralismo è un tema delicato ed attuale, anche perché determina ripercussioni dirette sulla democrazia e sulla libertà di espressione. L'arrivo di internet ha determinato importanti stravolgimenti nell'ambito dei media, anche in relazione ai recenti fenomeni della convergenza, ed implica grandi modificazioni anche per l'assetto pluralistico del sistema e per la sua salvaguardia. Il seminario ha cercato, attraverso numerose autorevoli voci, di offrire un'occasione di confronto e dibattito e fornire stimoli per trovare risposte alla domanda 'cosa determina sul pluralismo l'arrivo di internet?'.

La giornata è stata suddivisa in tre sessioni, ciascuna focalizzata su una specifica sfaccettatura del problema: l'accesso alla rete, la regolazione e i soggetti del nuovo sistema. Quella di venerdì è stata inoltre la giusta occasione per presentare il progetto di 'Monitoring' per il pluralismo ­ che verrà curato dal Centro per la Libertà e il Pluralismo dei Media (CMPF) dello Schuman Centre for Advanced Studies dell'EUI, diretto anch¹esso dal Professor Parcu.

La mattinata si è aperta con l¹'ntervento di Lorena Boix Alonso, Capo Unità Dg Connect della Commissione Europea, la quale ha evidenziato pro e contro di internet. Se da una parte infatti l'accesso alla rete ha favorito l'access to everything, ovvero la possibilità di accedere ad una enorme massa di informazioni ­ che l'utente può commentare, diventando soggetto attivo ­ dall'altra, in termini di regolazione, si determinano rischi di abuso.
La Boix Alonso ha quindi dedicato attenzione al caso ungherese rispetto al tipo di intervento (sufficiente o meno) messo in atto dalla Commissione, ovvero un problema di competenze.
Molte infatti sono state le critiche, da parte della stampa e dell'opinione pubblica, circa il fatto che la Commissione avrebbe dovuto fare di più.

La Boix Alonso ha sostenuto che non ci sia sufficiente tempo per un intervento legislativo, anche perché in Commissione si è prossimi allo scadere del mandato ma, a parte il problema delle competenze, vanno riconosciuti chiaramente i problemi da affrontare. In tal senso uno strumento pratico come quello del monitoring potrebbe rivelarsi particolarmente utile.
È così che è stata presentata la sfida che il CMPF dell'Eui si troverà ad affrontare nel prossimo anno. È partito il progetto pilota di implementazione del monitor per il pluralismo dei media 'Media Pluralism monitor' (MPM), un elemento del '3 step approach' della Commissione Europea del 2007 per il pluralismo.

Il monitor ­ hanno specificato i ricercatori del centro, che hanno illustrato il progetto ­ è una diagnosi non una terapia, neutrale e volta ad identificare i potenziali rischi sul pluralismo dei media nei diversi Stati Membri. Il monitor si basa su 166 indicatori che mirano a censire 43 tipi differenti di rischio, considerando il pluralismo sotto vari aspetti: la proprietà dei media/concentrazione, pluralismo culturale, politico e geografico.

Il centro, in questo primo anno di progetto pilota ­ che si auspica diventi stabile e venga esteso a tutti gli Stati Membri ­ analizzerà 9 Paesi all'interno dell'Ue (che ancora non sono stati rivelati), scelti sulla base di una serie di criteri relativi alla tipologia di sistema politico e mediale, criteri geografici, dimensioni del mercato mediale.
Per una maggiore oggettività e affidabilità dello studio, il centro stabilirà contatti con le istituzioni locali, le università, le società di consulenza sui media.

La prima sessione della giornata ha affrontato il problema dell'accesso alla rete. Nicola Lucchi, dell'Università svedese di Jonkoping ha evidenziato un dato che dovrebbe spingere ad una importante riflessione: 4,6 miliardi di cittadini sono esclusi da internet, ovvero il 68% della popolazione mondiale non ha un acceso alla rete. L'accesso ad internet favorisce una crescita nella democrazia, nell'educazione, nell'occupazione e ci si è quindi domandati se sia opportuno procedere sulla strada di un riconoscimento dell'acceso come diritto fondamentale oppure come servizio universale (al pari della fornitura di acqua o elettricità), strada adottata già da Paesi come l'Estonia, la Finlandia, la Spagna.

Don-Shin Jeon si è interrogato sugli effetti di internet sul pluralismo linguistico, dal momento che la lingua dominante in rete è l'inglese. Cosa accade alla produzione di contenuto domestico?
Successivamente Maja Cappello per Epra (European Platform of Regulatory Authorities) e Agcom si è soffermata sui problemi della regolazione. L'accesso ad internet sul fronte della regolazione pone questioni centrali: chi regolare e come? Peraltro internet richiede una modificazione anche degli strumenti atti alla misurazione del pluralismo. Il pluralismo, ha ricordato, deve limitare situazioni di abuso o concentrazione che possano ostacolare la circolazione di idee e voci differenti. In Italia lo strumento adottato volto ad evitare i rischi di abuso è stato il SIC ­ Sistema integrato delle Comunicazioni ­ che pone limiti sulle percentuali di ricavo.

Per promuovere e proteggere il pluralismo, concetto peraltro ribadito dalla Commissione e dal Parlamento Europeo (“un internet aperto deve essere garantito”), si deve agire su due leve: promuovere l'accesso e preservare la neutralità della rete. Una efficace regolazione in tal senso potrà rappresentare una più forte protezione per la tutela del pluralismo.
Filippo Donati dell'Università di Firenze ha insistito molto sull'mportanza della neutralità della rete, mentre Damian Tambini della London School of Economics si è soffermato sul caso della fusione BSkyB/NewsCorp in Regno Unito e le osservazioni avenzate dall'Ofcom anche in termini di pluralismo.

Nell'ultima sessione Oreste Pollicino, Avvocato, Professore alla Bocconi di Milano, ha centrato il suo intervento sulla responsabilità degli intermediari di internet ed in particolare su una giurisprudenza ­ peraltro ancora poco consolidata ­ che sembra attribuire molto rilievo al fatto che questi si comportino in maniera passiva o attiva rispetto ai contenuti che espongono. Rachel Craufurd Smith, dell'Università di Edimburgo si è dedicata prevalentemente agli 'old media', ovvero alla Tv, con particolare attenzione alla BBC e ai processi innovativi che la stanno tuttora attraversando, per concludere che i vecchi media sono vivi e vegeti e si stanno muovendo verso i nuovi mercati.

In chiusura interessante l'intervento di Peggy Valcke, K.U. Leuven, che si è domandata se davvero internet sia una fonte infinita di informazioni e di scelte o se la rete abbia prodotto un paradosso digitale di scarsità, ovvero ad una apparente maggiore possibilità di scelta fanno da contraltare minori scelte differenti, ovvero una tendenza all'omologazione.
Quella dell'8 è stata una giornata certamente stimolante e quello del pluralismo resta un tema centrale in questo scenario in continua evoluzione. Seguiremo con interesse il dibattito e l'evoluzione del progetto di monitoring e torneremo certamente a scriverne su queste colonne. Crediamo peraltro che sarebbe importante includere l'Italia all'interno del monitoring, anche se gli esiti dello screening potrebbero essere non esattamente commendevoli.

Pubblica i tuoi commenti