Il reality non risparmia neanche i bambini

Quaranta bambini dagli 8 ai 15 anni costretti a lavorare 16 ore al giorno in un reality della CBS per il divertimento del pubblico.

Bonanza City. Il nome ha un che di esotico ed attraente, anche di 'familiare' per noi che osserviamo con attenzione la Tv, ma corrisponde in realtà a una località sperduta nel deserto del New Mexico dove è ambientato "Kid Nation", un reality che ha per protagonisti 40 ragazzini dagli otto ai 15 anni. 40 piccoli emuli di adulti, spinti da adulti (e in questo caso stiamo usando il termine un po' impropriamente) a fare quello che le tante "comparse" dei reality che affollano i palinsesti delle Tv di mezzo mondo fanno: attaccarsi, piangere, esaltarsi, litigare in una lotta alla sopravvivenza in condizioni estreme, verso la vittoria che assicuri un bel po' di passaggi in Tv, oltre che un bel gruzzoletto. Proprio come i grandi.

I bambini a Bonanza City sono senza genitori, senza nessun tipo di contatto esterno tranne che con lo psicologo della produzione e con pochissimo cibo; devono costruire un intero villaggio, con sveglia alle 7 e niente letto prima delle 23, più o meno 16 ore di lavoro. Tutto per il divertimento degli adulti incollati alla Tv.

Come in tutti i reality viene da domandarsi quanto ci sia di vero e quanto di costruito in questo 'Kid Nation' ma il problema alla base è un altro.

Il pubblico che guarda questo reality è in buona parte di adulti, magari quegli stessi genitori che hanno spinto i propri figli ad andare a Bonanza City, e c'è da chiedersi quanto voyeurismo quanto sadismo proverà il pubblico nel vedere che neanche i bambini sono risparmiati dalle leggi dello show business.

Ci spiace essere duri, ma ci pare che questo sia un reality basato sullo sfruttamento dei minori (anche se ci viene assicurato che loro 'giocano'), per niente meno grave di altri tipi di sfruttamento minorile. Ma in questo caso è tutto legalizzato ed alcuni genitori dei protagonisti di 'Kid Nation' hanno perfino affermato che l'esperienza fa bene ai loro figli, rendendoli più forti, più coraggiosi e indipendenti. Insomma, meglio di un collegio svizzero.

I giovanissimi partecipanti sono stati costretti a darsi da fare e a lavorare a ritmi inverosimili, tanto che sono immediatamente intervenuti prima "A Minor Consideration", un'associazione il cui scopo è controllare il lavoro dei minorenni nel cinema e nella Televisione Usa e poi perfino l'American Federation of Television and Radio Artists. Questo nonostante il grande segreto che la produzione ha cercato, invano, di creare intorno a "Kid Nation".

Secondo la produzione del programma, infatti, la notizia non sarebbe dovuta uscire. I genitori dei partecipanti avevano dovuto firmare un dossier di 22 pagine in cui i produttori del reality erano autorizzati a portare i propri figli in un luogo considerato pericoloso, accettando di non farne parola con nessuno, previa la multa di ben cinque milioni di dollari.

Ma la storia è venuta fuori lo stesso, dopo che una delle giovani partecipanti è rimasta bruciata in volto. Tra le accuse rivolte alla CBS quella di sfruttamento minorile, un reato che però nel New Mexico prevede pene leggere. Infatti nello stato governato da Bill Richarson (che tra l'atro si è candidato alla presidenza USA) nell'industria dell'intrattenimento i bambini sono quasi esenti dall'applicazione della legge sul lavoro (e quindi sullo sfruttamento dei minori). La produzione ha fatto bene i suoi conti...

(Elena Romanato)

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