Il Tar blocca l’esclusione di Petroni dal Cda Rai

Dal sito www.repubblica.it: «Il Tar del Lazio ha accolto la richiesta di sospendere provvisoriamente e in via d’urgenza, mediante decreto presidenziale, la procedura che il 4 e 5 giugno avrebbe dovuto portare l’assemblea generale della Rai a escludere dal Cda il consigliere (in quota Fi) Angelo Maria Petroni. A rivolgersi al Tribunale era stato lo stesso Petroni dopo essere stato sfiduciato dal ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa. Nel decreto con cui ha concesso la misura cautelare, i…

Dal sito www.repubblica.it:

«Il Tar del Lazio ha accolto la richiesta di sospendere provvisoriamente e in via d'urgenza, mediante decreto presidenziale, la procedura che il 4 e 5 giugno avrebbe dovuto portare l'assemblea generale della Rai a escludere dal Cda il consigliere (in quota Fi) Angelo Maria Petroni. A rivolgersi al Tribunale era stato lo stesso Petroni dopo essere stato sfiduciato dal ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa.

Nel decreto con cui ha concesso la misura cautelare, il presidente della terza sezione ter del tribunale, Francesco Corsaro, ha scritto che "sussistono i presupposti per concedere la invocata misura cautelare provvisoria, poiché dall'esecuzione dei provvedimenti impugnati... possono scaturire effetti non agevolmente reversibili da un'eventuale pronuncia favorevole in sede collegiale". Corsaro inoltre ha fissato al 7 giugno la data in cui verrà esaminata in camera di consiglio la richiesta di sospendere in via ordinaria la procedura di esclusione di Petroni.

E dopo la pronuncia del tribunale, immediata è giunta la reazione, soddisfatta, del coordinatore di Forza Italia, Sandro Bondi: "La decisione - ha dichiarato - dimostra le buone ragioni di Petroni, e come l'atto del ministro e del governo fosse quantomeno forzato". Poi è toccato a Maurizio Gasparri di An: "Bloccato il colpo di Stato del governo". Sull'altro fronte, il diessino Giuseppe Giulietti, dopo aver ribadito che le decisioni dei magistrati vanno rispettate, ha criticato "la sola idea che una grande impresa pubblica possa essere paralizzata da veti e controveti, a tutto vantaggio dei competitori e di chi vorrebbe svenderla a 4 euro".

La vicenda è cominciata lo scorso 11 maggio, quando il titolare dell'Economia ha revocato la sua fiducia al consigliere, nominato dal precedente governo: secondo Padoa Schioppa, "si è interrotto il rapporto di fiducia con il proprio rappresentante" nel Cda. Un gesto clamoroso, quello del ministro. Difeso e rivendicato anche nel corso dell'audizione alla commissione parlamentare di Vigilanza, il 16 maggio: "La revoca del consigliere spetta al Tesoro, ed era l'unica decisione possibile", aveva dichiarato. In pratica, a suo giudizio, in assenza di una norma specifica il ministro dell'Economia può revocare la fiducia a un proprio rappresentante, rifacendosi al principio più generale del "contrarius actus". Ovvero, così come autonomamente il fiduciario è stato nominato, altrettanto autonomamente può essere revocato se non esiste una normativa specifica.

Ma oggi, a smentire (almeno per il momento) questa interpretazione, è arrivata la decisione del Tar del Lazio».

Pubblica i tuoi commenti