Il Testo Unico della Radiotelevisione

È in uscita sulla Gazzetta Ufficiale il nuovo importante Testo Unico della Radiotelevisione, varato dal Governo a fine luglio.

Nelle scorse settimane, nella generale disattenzione determinata dal periodo estivo, il Governo ha approvato definitivamente il nuovo importante Testo Unico della Radiotelevisione.

Vediamone i contenuti nella puntuale disamina fatta dal periodico della FRT 'Radio & Tv notizie':

"Un Testo Unico della Radiotelevisione partito un po' in sordina, con alcune mancanze che rischiavano di penalizzare le imprese del settore, ha recuperato sul traguardo (è stato approvato il 29 luglio dal Consiglio dei Ministri, firmato dal Capo dello Stato e in settimana dovrebbe essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale) praticamente tutte le norme già esistenti, riadattandole in alcuni casi alla nuova situazione determinatasi con il digitale.

Tra queste la FRT si è particolarmente adoperata per l'introduzione della norma, poi inserita all'articolo 5 tra i principi generali, che, estendendo il divieto già vigente per i concessionari analogici, impedisce alle amministrazioni pubbliche, centrali e locali, agli enti pubblici e alle società a prevalente partecipazione pubblica di essere titolari di abilitazioni come fornitori di contenuti od operatori di rete. Una disposizione fondamentale, richiesta da entrambe le commissioni parlamentari, per la salvaguardia del sistema radiotelevisivo locale da un'ingerenza istituzionale inutile e pericolosa (non è mancata qualche protesta estiva, davvero incomprensibile, di alcune Amministrazioni Pubbliche; Ndr.).

Vengono così bloccate sul nascere le velleità editoriali di molti Presidenti di giunte regionali e di amministrazioni provinciali nonché di Sindaci, e confermato il ruolo privilegiato degli operatori radiotelevisivi locali nel rapporto con il territorio. In buona sostanza nulla cambia rispetto al passato, con le amministrazioni locali che, anziché spenderli per una propria televisione, potranno investire meglio i loro denari per fini più tipicamente istituzionali (sanità, trasporti, etc.), potendo sempre ricorrere alle emittenti locali per ogni necessità di comunicazione e di informazione pubblica.

Altre norme e chiarimenti interpretativi richiesti dalla FRT e recepiti nel Testo Unico - che sarà un vero e proprio codice della radiotelevisione comprendente un'organica ricostruzione di tutta la disciplina vigente - hanno riguardato l'esclusione degli operatori di televisione a pagamento dagli obblighi previsti dalla carta dei servizi predisposta dall'Autorità, la riduzione delle sanzioni pecuniarie per le violazioni commesse dalle emittenti locali, il mantenimento dell'articolo 10 della legge 422/93 da cui origina l'attuale sistema di contribuzione in favore delle emittenti locali, l'esclusione per i circuiti di tv locali con copertura superiore al 50% della popolazione nazionale delle quote di produzione europea, oltre ad alcune precisazioni in materia pubblicitaria.

Sebbene fosse stata inserita in entrambi i pareri delle Commissioni parlamentari, non è stata invece purtroppo accolta la richiesta di prevedere l'obbligo per i fornitori di contenuti in ambito nazionale di diffondere su tutto il territorio nazionale, accanto ai medesimi contenuti, anche i "medesimi dati".

L'osservazione è stata ritenuta tecnicamente "inaccoglibile in quanto comportante modifiche all'attuale disciplina non autorizzate dalla delega", essendo il Testo Unico un mero compendio delle attuali norme vigenti, senza la possibilità di introdurvi nuove disposizioni legislative".

Polemiche non sono poi mancate sull'importante questione della nuova definizione dei canali 'pay per view' soprattutto calcistici (digitali): questi ultimi saranno considerati d'ora in poi servizi e non canali, restando esclusi, in quanto tali, dal computo relativo al limite antitrust del 20% previsto dalla legge Gasparri e dalle norme pubblicitarie televisive (si pensi ai minispot, da poco rivisti in senso restrittivo), a tutto vantaggio soprattutto di Mediaset.

Tale orientamento del Testo Unico è stato poi confermato da una discussa decisione dell'Autorità di Calabrò presa a maggioranza all'inizio di agosto. Secondo quanto stabilito dall'Authority, dunque, le trasmissioni che non superano le 24 ore settimanali (tipo appunto le pay-per-view calcistiche digitali) non devono intendersi come programmi a tutti gli effetti, ma solo come programmi a carattere occasionale, e perciò non sono da computare all'interno del totale dei canali, analogici o digitali, ai fini antitrust.

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