Importanti norme nel ‘decreto ‘omnibus’

Il Consiglio dei Ministri ha varato il decreto che proroga il divieto di incrocio giornali-Tv a fine 2012 ma, un po’ a sorpresa, anche norme che prefigurano una nuova era per le Tv locali nell’ambito del digitale, a causa della ‘scomparsa’ dei canali 61-69. Presto i particolari.

Vediamo quanto è finora noto di queste importantissime norme (si attende in queste ore il testo preciso). Partiamo dall'agenzia Asca:

«Dall'incremento del Fus alle misure per la salvaguardia di Pompei, alla proroga a fine 2012 del divieto di incroci tra giornali e tv, alla norma che riporta a 15 il numero degli assessori nei grandi comuni come Roma.
Le misure sono contenute nel decreto omnibus approvato dal Consiglio dei Ministri.
Per il Fondo unico dello spettacolo vengono stanziati ulteriori 149 milioni di euro portando così la dotazione globale ai livelli del 2009 (circa 430 milioni). Sono stati poi previsti 80 milioni per la manutenzione e conservazione dei beni culturali, a cui si aggiungono 7 milioni di euro annui per interventi a favore di enti ed istituzioni culturali.
Per l'area archeologica di Pompei il decreto legge prevede l'adozione di un programma straordinario di interventi conservativi di prevenzione, manutenzione e restauro…
Ulteriori misure - spiega il comunicato di Palazzo Chigi - prevedono tra l'altro: la proroga al 31 dicembre 2012 del divieto di incroci fra stampa e televisione; la razionalizzazione delle procedure per lo svolgimento delle gare sulle radiofrequenze; la fissazione del tetto massimo di 60 componenti per i Consigli comunali e di 15 componenti (più il Sindaco) per le Giunte nelle città con più di un milione di abitanti…».

Come riportato dal sito di Franco Abruzzo, poi, e dall'Ansa, «il Consiglio dei ministri ha dato via libera al decreto che proroga il divieto di incroci fra stampa e televisione al 31 dicembre 2012. È quanto si apprende in ambienti governativi. Secondo quanto si apprende, il decreto conterrebbe una mera proroga del divieto di incroci fra stampa e televisione, senza modifiche quindi rispetto alla legge Gasparri, secondo la quale i soggetti che possiedono più di una rete televisiva non possono acquisire partecipazioni in imprese editrici di quotidiani. Non sarebbe stato riproposto quindi l'emendamento al milleproroghe approvato in commissione Bilancio e Affari Costituzionali del Senato, che introduceva due nuovi criteri fino al 31 dicembre 2012: nessuna televisione, con ricavi superiori all'8% del sistema integrato delle comunicazioni o al 40% del settore delle comunicazioni elettroniche, poteva acquisire giornali. L'emendamento, che secondo l'opposizione metteva un freno alle mire di Sky sul mondo editoriale, è stato poi superato con la presentazione del maximendamento governativo che ha portato definitivamente il termine previsto dal milleproroghe al 31 marzo prossimo.

Il decreto approvato segue le mozioni approvate alla Camera con l'astensione della maggioranza, che impegnavano il governo alla proroga. Viene inoltre incontro alle sollecitazioni dell'Antitrust che il primo marzo scorso aveva definito «inopportuno attribuire al presidente del Consiglio il potere di prorogare o no il divieto di incroci proprietari tra giornali e tv successivamente al 31 marzo 2011» e dell'Agcom che il giorno successivo aveva segnalato la necessità di «una proroga congrua del divieto di incroci tv-giornali, richiamando l'attenzione "sul vuoto normativo" che si sarebbe altrimenti venuto a determinare».

Ma secondo Marco Mele oggi sul 'Sole 24 Ore”, in realtà, «dovrebbe aver prevalso la norma approvata al Senato in sede di conversione del Milleproroghe, poi modificata, La partecipazione ai quotidiani sarebbe vietata a chi supera l'8% del Sic. Non a caso, l'Agcom ha reso noto ieri il Sic relativo al 2009, che vale 23 miliardi. Nessun soggetto è oltre il 20% vietato dalla legge…».

Il testo esatto del decreto legge chiarirà qual è esattamente la norma approvata.

Ma soprattutto c'è grande attesa per capire esattamente in cosa consistano le norme approvate per le Tv locali. Ancora Mele anticipa che, contestualmente alla liberazione dei canali 61-69 per la famosa asta, «il nuovo calendario della transizione (switch-off; N.d.R.) sarà deciso entro il 30 settembre 2011.
In ciascuna regione sarà varata una graduatoria (delle Tv locali; N.d.R.) basata su quattro criteri: patrimonio al netto delle perdite; occupati a tempo indeterminato; ampiezza della copertura della popolazione; priorità cronologica dell'attività nell'area o nella regione…».
Poi verranno assegnate le frequenze a disposizione (esclusi i canali 61-69, appunto). I soggetti esclusi dall'assegnazione delle frequenze in base alle stesse graduatorie «avranno diritto a veicolare due programmi su quelle degli assegnatari».

Una soluzione - sempre in attesa del testo del decreto - che dovrebbe provocare molte polemiche.

Infine la parallela decisione dell'Agcom dall'agenzia Radiocor:

«Parte oggi la consultazione pubblica sulla delibera dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni che definisce le procedure per l'assegnazione delle frequenze del digital dividend televisivo e delle altre frequenze disponibili per sistemi mobili a larga banda, nonchè le regole per assicurare efficienza e condizioni di concorrenza nell'uso dello spettro radiomobile. Lo afferma una nota dell'Agcom. Il testo, approvato ieri dal consiglio dell'Autorità, mette a gara oltre 300 MHz di banda (soprattutto i canali 61-69, appunto; N.d.R.), la maggiore assegnazione singola mai avvenuta in Italia e detta le linee guida per procedere al refarming della banda a 1800 MHz, oggi usata per il GSM, verso le moderne tecnologie a larga banda quali LTE e Wimax, e per prorogare le licenze esistenti a 900 e 2100 MHz ai fini di un generale riassetto del comparto mobile. L'asta pone inoltre le condizioni per l'ingresso di eventuali nuovi competitori nel mercato mobile. La consultazione durerà 30 giorni».

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