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Communications

In corso il congresso Usigrai

Si sta svolgendo a Salsomaggiore il congresso del sindacato dei giornalisti Rai. Un messaggio del direttore generale Masi.

14 Aprile 2010

Come informa l'Ansa, “la Rai non é affatto in declino, come qualcuno vorrebbe far credere. La Rai è una grande azienda che vive certo un momento irto di difficoltà, ma che è in grado di superare con le proprie forze”. È stato questo il passaggio centrale del messaggio del direttore generale della Rai, Mauro Masi, al Congresso dell'Usigrai che si è aperto a Salsomaggiore Terme. Masi, che non ha potuto presenziare all'appuntamento, ha inviato un testo nel quale fa il punto sullo stato dell'azienda, sulla sua gestione, sui problemi immediati e di prospettiva e sulle incognite strategiche che devono essere affrontate e risolte.
“La prima emergenza che ho trovato - scrive il dg - è stata quella di far fronte ad una situazione economico-finanziaria di forte precarietà rispetto alla quale la Rai nel suo insieme ha reagito e con prontezza. Se pensate che stiamo per chiudere il bilancio 2009 con circa 45/55 milioni di perdite nonostante un calo vistoso della pubblicità che ci ha sottratto risorse per circa 170 milioni di euro rispetto a quelli previsti, appare evidente che l'azienda si è prodotta in uno sforzo repentino ed efficace che ha permesso di abbattere la struttura dei costi esterni di oltre 100 milioni di euro in soli sei mesi. Lo squilibrio economico è peraltro strutturale e viene da lontano. Nel prossimo triennio, senza il nostro intervento, avrebbe portato ad uno sbilancio preoccupante. Anche per questo motivo c'é sembrato opportuno avviare e lanciare il piano industriale 2010-2012 che avesse chiari i connotati del risanamento”.
Masi spiega che l'intervento avviato sul budget 2010 di forte contenimento sui costi permetterà di recuperare, nello stesso anno, “ulteriori 130 milioni di squilibrio lasciando come obiettivo del piano industriale quello di raggiungere l'equilibrio economico complessivo, che è il solo viatico per garantire un futuro a questa azienda”. Per questo, Masi anticipa che il piano industriale sarà sì di rigoroso risanamento ma anche di sviluppo, “necessario per recuperare le risorse economiche per varare un piano dell'offerta con tredici Canali free che non ha precedenti in Europa”. “Si tratta di sforzi - sono sempre le parole di Masi - che stanno impegnando l'azienda a tutti i livelli e per questo ho preferito dare un segnale di gratitudine a tutti coloro che avevano garantito quei risultati economici, siglando, in diversi momenti, l'accordo con i dirigenti e quello con gli impiegati e gli operai e soprattutto l'integrativo con i giornalisti; accordi che erano in una posizione di stallo ormai da anni. Abbiamo approvato un contratto di servizio importante per la Rai; mi auguro che il Legislatore ci aiuti sul fronte del recupero dell'evasione del canone, ma è essenziale un nostro fattivo impegno. Dobbiamo essere soddisfatti per tutti questi risultati raggiunti in 12 mesi. Gli ascolti ci stanno premiando in maniera particolarmente significativa e lasciatemelo dire per molti inaspettata”.
Fin qui un 'tranquillizzante' direttore generale. Autonomia della Rai, certezza delle risorse, natura giuridica dell'azienda sono comunque i tre punti cardine su cui discute il sindacato dei giornalisti Rai. Quattro giorni di dibattito che culmineranno con la probabile riconferma di Carlo Verna al vertice del sindacato dal momento che non sono stati presentati candidati alternativi, mentre la lista che appoggia la candidatura di Verna (Libertà di Informare) ha ottenuto oltre l'80% di consensi fra i delegati. «Noi - ha detto Verna all'Ansa alla vigilia del congresso di Salsomaggiore - siamo in bilico tra sviluppo e declino e per questo avanziamo due proposte provocatorie: non firmare il contratto di servizio se lo Stato non dà le necessari certezze riguardo al recupero dell'evasione del canone e mettere il caso Rai al centro del tavolo sulle riforme istituzionali». Verna chiede ai vertici Rai un'azione incisiva, forte e seria che scacci le paure di un «piano industriale ispirato soltanto a una logica di tagli e non a un rilancio globale dell'azienda». In più, fa notare il segretario, «sullo sfondo resta il conflitto di interessi che complica il dialogo politico e pesa come un macigno anche in vista di un possibile ingresso anticipato di Sky nel mercato del digitale terrestre».

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