In Italia nel 2015 sette minuti in meno di Tv

Negli ultimi anni il consumo della Tv in Italia era sempre cresciuto. Non così lo scorso anno, dove c’è stato un fisiologico calo. Dall’analisi di Confindustria Radio Tv apprendiamo anche che l’Italia consuma più Tv di altri Paesi e che le Tv generaliste segnano il passo…

Di seguito riportiamo l’analisi apparsa sul periodico "Radio Tv News" di Confindustria Radio Tv:

“Nel 2015 il tempo dedicato alla Tv in Italia è calato a 254 minuti c.a. (- 7 minuti rispetto al 2014). Si tratta di un’inversione di tendenza, dopo un lungo periodo di crescita inarrestabile, iniziata nel 2007, quando la crisi economica non si era ancora manifestata e la digitalizzazione delle frequenze nazionali terrestri era ai blocchi di partenza.  Dal 2007 al 2015 il consumo televisivo pro-capite è cresciuto di 25 minuti circa (+ 11%) passando da 230 a 254 minuti, con un picco di 262 minuti registrato nel 2014.

Su questo risultato ha influito una più ampia offerta di canali Tv (soprattutto gratuiti) insieme all’incremento di tempo libero (dovuto al calo dell’occupazione). Nello stesso periodo si registra inoltre un incremento del numero medio di spettatori (picco di circa 47,9 milioni nel 2011) con un complessivo aumento dell’ascolto medio televisivo.

Il calo dell’ultimo anno, con un ritorno verso i valori del 2011, è principalmente di natura fisiologica dopo anni di crescita sostenuta, e in parte dovuto anche alla mancanza di eventi importanti, come i Mondiali di calcio in Brasile del 2014. Questo rappresenta un allineamento alle tendenze di consumo dei maggiori mercati Tv europei.  L’Italia infatti si è sempre distinta per un consumo televisivo pro-capite notevolmente superiore alla media europea - di oltre 30 minuti - di Francia (224 nel 2015), Regno Unito (224 minuti nel 2014), Germania (223 nel 2015) e Spagna (234 nel 2015).

Nell’ultimo anno le reti generaliste (ex analogiche) continuano (poi) a perdere quote d’ascolto a favore della nuova offerta specializzata: nel 2007 la share era superiore all’85%, nel 2015 al di sotto del 60%. Di fatto il travaso di generi e programmi Tv, fino a qualche anno fa prerogativa esclusiva dell’offerta pay, ha determinato uno spostamento dell’attenzione dello spettatore verso l’offerta tematica gratuita con una maggiore consapevolezza di scelta. Possiamo parlare pertanto di una certa ridistribuzione di pubblico all’interno del mondo free.

Il comparto multichannel della piattaforma digitale terrestre, composto dai canali specializzati di riferimento, ha registrato un ulteriore aumento dell’ascolto superando il 25% di share. Questo trend si accentua maggiormente sul pubblico più giovane.

L’ascolto dei canali Tv satellitari risente ormai da alcuni anni della stabilità della piattaforma pay, attestandosi nel 2015 di poco al di sopra del 7%. Crescono lievemente gli altri canali Tv (non pubblicati) tra cui quelli locali, che chiudono l’anno con uno share di poco superiore all’8%.

Negli altri Paesi il consumo televisivo, dopo un periodo di crescita, è diminuito già a partire dal 2012-13, con una lieve ripresa nel 2015: il calo è stato attribuibile principalmente a un cambiamento dei comportamenti di fruizione verso i servizi online (in particolare nel Regno Unito), ovvero in mercati dove il multichannel free si era già sviluppato”.

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