IP…IP…Urrà!

Se ne parla da tempo ma il NAB ha spazzato ogni dubbio dando il via alla corsa verso un modello di produzione A/V dove tutti gli apparati coinvolti si scambiano contenuti attraverso segnali IP. Ma è possibile che sia stata una falsa partenza.

Il mondo attuale delle produzioni A/V avrà forse poche certezze ma una di queste è che qualsiasi apparato può essere collegato a un altro attraverso un cavo SDI. Si chiama interoperabilità, ed è il miglior alleato di qualunque processo produttivo: se devo sostituire un elemento della catena, posso farlo con uno di prestazioni migliori, o di un produttore diverso, senza preoccuparmi di come collegarlo agli elementi che vengono prima o dopo.

Ci si è quindi posto il problema di trovare un modo standard per collegare fra loro gli apparati IP, garantendo la perfetta interoperabilità. Purtroppo, ne hanno trovati almeno due. Invece di rivolgersi agli organismi che “di mestiere” si occupano della definizione degli standard, i “big” del settore hanno fatto di testa propria: Evertz è il leader della ASPEN Community (Adaptive Sample Picture ENcapsulation), Grass Valley ha risposto con la AIMS Alliance (Alliance for IP Media Solutions).

Ciascuna di queste realtà ha proposto un proprio standard, ed è partita la corsa agli schieramenti, con in campo molti nomi di peso, alcuni dei quali si sono iscritti a entrambe le fazioni (Sony, AJA e Vizrt, ad esempio). Il problema degli standard AIMS e ASPEN non è se uno sia migliore dell’altro: il problema è che sono due. Non ha senso costringere i potenziali acquirenti a scegliere fra due famiglie di prodotti che per una pura questione di standard non saranno compatibili fra loro. Realizzare una nuova infrastruttura di produzione è una scelta importante ed economicamente molto impegnativa: chi deve costruire un progetto di questa portata non può “sperare” che lo standard usato dai prodotti scelti sarà ancora in uso fra cinque anni. Deve averne la certezza.

Quindi, aspetterà. Rimanderà la scelta. In attesa che il mercato decreti ancora una volta il proprio vincitore. La confusione, i dubbi, la possibilità che appaia anche un terzo o un quarto standard sono una zavorra formidabile.

L’auspicio è che dall’Ibc 2016 venga un segnale di chiarezza e, possibilmente, di buonsenso. Per definizione, il mondo IP è il regno della flessibilità: è davvero necessario complicarsi la vita con gli standard?

Leggi l'editoriale anche sulla versione on-line del numero di settembre di Millecanali

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