Iva sulla pay-tv: ultimi sviluppi

Il 27 gennaio scorso il Senato ha approvato con 158 voti a favore, 126 contrari e 2 astenuti il “decreto anti crisi” (del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, recante misure urgenti per il sostegno a famiglie, lavoro, occupazione e impresa e per ridisegnare in funzione anti-crisi il quadro strategico nazionale”), sul quale il Governo Berlusconi aveva posto la fiducia e che era già passato alla Camera il 15 gennaio scorso. La legge contiene il famoso aumento dell’Iva per la Tv a pagamento dal…

Il 27 gennaio scorso il Senato ha approvato con 158 voti a favore, 126 contrari e 2 astenuti il "decreto anti crisi" (del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, recante misure urgenti per il sostegno a famiglie, lavoro, occupazione e impresa e per ridisegnare in funzione anti-crisi il quadro strategico nazionale"), sul quale il Governo Berlusconi aveva posto la fiducia e che era già passato alla Camera il 15 gennaio scorso. La legge contiene il famoso aumento dell'Iva per la Tv a pagamento dal 10% al 20%.

Ma facciamo prima un passo indietro. In questo decreto molti hanno visto un'arma del Governo di Berlusconi per "castigare" il concorrente Sky. L'aumento dell'Iva sulle Tv a pagamento è comqunque una delle misure anti crisi adottate dal Governo per reperire nuove risorse da destinare alle politiche sociali e dovrebbe portare per il 2009 un gettito supplementare di 200 milioni di euro.

Sky, che ha criticato anche con una serie di spot questa misura, si è rifatta sugli abbonati, aumentando in proporzione i canoni di abbonamento già dal 1° gennaio (giorno in cui l'aumento Iva entrava in vigore a norma di decreto). Mediaset, invece, pubblicizza e divulga in questi giorni la sua decisione di non aumentare gli abbonamenti della sua Tv a pagamento.

Ma andando a leggere attentamente l'articolo 31 della legge anticrisi emerge che l'aumento dell'Iva riguarda solo gli abbonamenti alla pay-tv. Per la precisione, la prima parte dell'articolo 21 dice "Il comma 1, sopprimendo il n. 123-ter della Tabella A, parte terza, allegata al D.P.R. n. 633/197291, dispone, con decorrenza 2009, l'applicazione dell'aliquota ordinaria IVA del 20 per cento, in luogo dell'aliquota ridotta del 10 per cento, sui canoni di abbonamento alle radiodiffusioni circolari trasmesse in forma codificata, nonché alla diffusione radiotelevisiva con accesso condizionato effettuata in forma digitale a mezzo di reti via cavo o via satellite, ivi comprese le trasmissioni televisive punto-punto".

In questo caso l'Iva sui canali in abbonamento viene elevata al 20%, aliquota già applicata alle carte prepagate della pay per view (che non vengono dunque toccate), per ottenere quella "equiparazione" delle aliquote della Tv a pagamento richiesta anche in sede europea (ma non era affatto obbligatorio né richiesto andare alla aliquota massima unica del 20% e si poteva benissimo scegliere un'altra cifra). In ogni caso, nel dettaglio, Mediaset è sì danneggiata dal provvedimento ma solo in minima parte rispetto a Sky e dunque 'si accolla' un costo relativo, cogliendo invece l'occasione per una bella operazione promozionale.

Secondo alcuni calcoli (e conteggiando in circa 600.000 gli abbonati di Mediaset contro i 4,7 milioni di Sky), la decisione di farsi carico dell'aumento dell'Iva sulla pay-tv costerà a Mediaset (è coinvolta la sola formula 'easy pay') circa 3,5 milioni di euro, cifra che rispetto ai 200 milioni di gettito totale citati sopra la dice lunga sulla effettiva situazione.

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