l silenzi del Tg1

Notizie che primeggiano sui media di tutto il mondo e che riguardano il Presidente del Consiglio non vengono ritenute degne di alcuna nota (o quasi) dal nuovo Tg1 di Augusto Minzolini. Il caso sembra quasi inedito e va contro i principi deontologici della professione. Un mare di polemiche.

La regola delle cinque W (who, chi; where, dove; when, quando; what, che cosa; why, perchè). È la regola che sta alla base della formazione giornalistica, l'insieme degli elementi costitutivi della notizia secondo il giornalismo anglosassone, quello che ha scoperto il Caso Watergate, per intenderci, e che viene preso a modello dai giornalisti. Tranne qualcuno.

Tutte le cinque W sono state disattese, cancellate, ignorate dal Tg1 del neodirettore Augusto Minzolini. Infatti il Tg della rete ammiraglia Rai nei giorni scorsi ha evitato con grande cura di dare la notizia della vicenda Berlusconi-D'Addario che ha portato l'Italia e il primo Ministro sulle prime pagine dei quotidiani di tutto il mondo con forte connotazione negativa. Del fatto sul Tg1 non c'è stata assolutamente informazione, se non per reazioni furibonde di Berlusconi (a che cosaO); solo dopo qualche giorno ci sono state vaghe notizie e un editoriale di spiegazione (a sua volta assai reticente) di Minzolini.

Un caso grave, dal momento che si tratta del telegiornale più seguito in Italia e del Tg di un servizio pubblico e che ha scatenato, giustamente, una polemica quasi senza precedenti, mentre i media di mezzo mondo per l'Italia parlavano di "emergenza morale" (e quindi, ci pare, anche informativa). Un caso che fuga i dubbi, nel caso ne fossero rimasti, sulla possibilità di controllare anche la Rai (e soprattutto i suoi Tg) da parte della maggioranza di Governo ma soprattutto del Presidente del Consiglio, che già da solo possiede direttamente una grande fetta dell'informazione in Italia ("anomalia enorme" a livello internazionale).

Da tempo Minzolini si era fatto fama di giornalista "vicino" al Centro-Destra (tra l'altro cura anche una rubrica su "Panorama" della Mondadori di Berlusconi, cosa che, protratta, da alcuni viene ritenuta una violazione delle norme contrattuali della Rai), riuscendo forse per questo nell'ultima tornata di nomine Rai a guadagnarsi la direzione della più importante testata giornalistica italiana.

L'inizio della direzione ha però coinciso con la vicenda D'Addario - Berlusconi che ha visto Minzolini prima occultare in ogni modo la notizia, poi iniziare a darla in forma reticente e per molti incomprensibile. Lunedì scorso Minzolini ha cercato di porre rimedio con un editoriale nel quale difendeva la decisione di adottare questa linea del silenzio sul caso, sul quale sta indagando la Procura di Bari, che però a suo dire non costituirebbe una notizia.

All'editoriale sono seguiti brevi servizi, appunto poco comprensibili, sul caso, o meglio sui 'dintorni' (ad opera soprattutto di Pino Scaccia). Contro Minzolini si sono mossi in molti. Da diversi colleghi della Rai al presidente Paolo Garimberti che lo ha richiamato ad una "maggiore completezza dell'informazione". Per la prima volta tutti i Cdr della Rai si sono riuniti in assemblea plenaria per condannare la disinformazione della maggiore testata dell'azienda.

Anche la Commissione di Vigilanza si è riunita per discutere del caso Minzolini; l'organismo parlamentare si è letteralmente spaccato a metà e dopo una certa bagarre ha previsto di ascoltare il nuovo direttore solo insieme a tutti i direttori di Rete e dei Tg Rai (che però devono essere ancora nominati).

Complessivamente, la vicenda ci pare, dicevamo, assai grave; le notizie vanno date e non nascoste, qualunque esse siano, e il pubblico ha diritto all'informazione e al rispetto dei suoi diritti di conoscere per giudicare. È questo uno dei principi-base dello Stato democratico. Occultare le notizie a proprio insindacabile giudizio, ritenendole 'gossip' (quel gossip che in Rai e in Mediaset tanti amano e utilizzano, fra l'altro), manipolarle e renderle confuse per non far sapere le cose al proprio pubblico (a vantaggio di terzi, probabilmente) è l'esatto contrario della professione del giornalista. La neo direzione del Tg1 non poteva cominciare sotto peggiori auspici.

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