La battaglia di Saviano

Lo scrittore campano ha tenuto incollati allo schermo una bella fetta degli spettatori in uno speciale di “Che tempo che fa”, in onda mercoledì scorso. Un indubbio successo di prestigio e di audience per Fazio e RaiTre.

Una via di mezzo tra la lezione di giornalismo e un monologo teatrale. La prima parte di "Che tempo che fa" dedicata al giornalista-scrittore Roberto Saviano è stata tutte e due le cose. Saviano ha raccontato gli ultimi anni della camorra tramite titoli di giornali forse incomprensibili "per chi non vive nella mia terra" ha detto. Titoli (soprattutto presi dal Corriere di Caserta') che racchiudono una mentalità, quella campana, e un mondo, quello camorristico; dimostrano che la camorra può anche permettersi di mandare messaggi appoggiandosi, magari, a giornalisti "amici".

Giornali ai quali un boss della camorra nonostante l'isolamento assoluto imposto dal 41 bis può permettersi di mandare e vedersi pubblicare una lettera alla quale il direttore risponde: "La ringrazio per la stima". Ed ecco che i boss sono citati con i loro soprannomi il più noto è quello di Sandokan Francesco Schiavone, o i pentiti vengono definiti "infami" e "giustiziati", come se dietro alla loro condanna a morte ci fosse una qualche giustizia o una sentenza che ha stabilito la loro fine.

E Saviano parlava, leggeva e commentava i titoli con la sua figura telegenica, pur lontana dalla figura classica del conduttore Tv, e lo faceva con molte pause, con un tono pacato con pochi innalzamenti ma convincente e fermo. E Fazio lo ascoltava serio, lasciando solo un piccolo spazio all'intervista sulla vita di Saviano. Spazio nel quale ha affrontato anche il tema della paura, della vita blindata, dell'accusa di plagio mossa allo scrittore da Simone Di Meo, giovane giornalista napoletano che ha lavorato al quotidiano 'Cronache di Napoli', occupandosi dei principali fatti di cronaca nera e giudiziaria e, in particolare, delle guerre di camorra degli ultimi anni e autore del libro "L'impero della camorra. Vita violenta del boss Paolo Di Lauro", uscito nel 2008.

Di Meo accusa Saviano di avere attinto dai suoi articoli senza averne citato la fonte e a queste accuse lo scrittore ha risposto citando le parole di Enzo Biagi: "Sei arrivato davvero quando fanno un falso del tuo libro e ti accusano di plagio e io ce li ho tutti e due".

Nella seconda parte della trasmissione David Grossman e Paul Auster hanno discusso di Saviano e del suo libro.

Insomma, dopo lo speciale su Bocelli e De Andrè un altro colpo riuscito di Fazio che ha ottenuto di avere in studio un personaggio sicuramente difficile da gestire per la vita blindata che conduce (a questo proposito sarebbe curioso sapere com'è stato organizzato il programma e come sia stata fatta la selezione del pubblico in studio). E gli ascolti hanno premiato. Il programma ha dominato con il 19% di share e tutti gli altri sono stati a guardare, da RaiUno con il film "The sentinel" (17,54% di share) a Canale 5 che con 'Commedia sexy' ha fatto il 16, 82%, mentre gli altri canali nella stessa fascia oraria non hanno superato il 10,81% di share di Italia Uno, che ha proposto il film "Eragon". Le altre reti, sapendo della portata del personaggio Saviano, hanno preferito mantenere il profilo basso ma probabilmente la "buona informazione" sarebbe stata premiata comunque.

Elena Romanato

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La battaglia di Saviano

Lo scrittore campano ha tenuto incollati allo schermo una bella fetta degli spettatori in uno speciale di “Che tempo che fa”, in onda mercoledì scorso. Un indubbio successo di prestigio e di audience per Fazio e RaiTre.

Una via di mezzo tra la lezione di giornalismo e un monologo teatrale. La prima parte di "Che tempo che fa" dedicata al giornalista-scrittore Roberto Saviano è stata tutte e due le cose. Saviano ha raccontato gli ultimi anni della camorra tramite titoli di giornali forse incomprensibili "per chi non vive nella mia terra" ha detto. Titoli (soprattutto presi dal Corriere di Caserta') che racchiudono una mentalità, quella campana, e un mondo, quello camorristico; dimostrano che la camorra può anche permettersi di mandare messaggi appoggiandosi, magari, a giornalisti "amici".

Giornali ai quali un boss della camorra nonostante l'isolamento assoluto imposto dal 41 bis può permettersi di mandare e vedersi pubblicare una lettera alla quale il direttore risponde: "La ringrazio per la stima". Ed ecco che i boss sono citati con i loro soprannomi il più noto è quello di Sandokan Francesco Schiavone, o i pentiti vengono definiti "infami" e "giustiziati", come se dietro alla loro condanna a morte ci fosse una qualche giustizia o una sentenza che ha stabilito la loro fine.

E Saviano parlava, leggeva e commentava i titoli con la sua figura telegenica, pur lontana dalla figura classica del conduttore Tv, e lo faceva con molte pause, con un tono pacato con pochi innalzamenti ma convincente e fermo. E Fazio lo ascoltava serio, lasciando solo un piccolo spazio all'intervista sulla vita di Saviano. Spazio nel quale ha affrontato anche il tema della paura, della vita blindata, dell'accusa di plagio mossa allo scrittore da Simone Di Meo, giovane giornalista napoletano che ha lavorato al quotidiano 'Cronache di Napoli', occupandosi dei principali fatti di cronaca nera e giudiziaria e, in particolare, delle guerre di camorra degli ultimi anni e autore del libro "L'impero della camorra. Vita violenta del boss Paolo Di Lauro", uscito nel 2008.

Di Meo accusa Saviano di avere attinto dai suoi articoli senza averne citato la fonte e a queste accuse lo scrittore ha risposto citando le parole di Enzo Biagi: "Sei arrivato davvero quando fanno un falso del tuo libro e ti accusano di plagio e io ce li ho tutti e due".

Nella seconda parte della trasmissione David Grossman e Paul Auster hanno discusso di Saviano e del suo libro.

Insomma, dopo lo speciale su Bocelli e De Andrè un altro colpo riuscito di Fazio che ha ottenuto di avere in studio un personaggio sicuramente difficile da gestire per la vita blindata che conduce (a questo proposito sarebbe curioso sapere com'è stato organizzato il programma e come sia stata fatta la selezione del pubblico in studio). E gli ascolti hanno premiato. Il programma ha dominato con il 19% di share e tutti gli altri sono stati a guardare, da RaiUno con il film "The sentinel" (17,54% di share) a Canale 5 che con 'Commedia sexy' ha fatto il 16, 82%, mentre gli altri canali nella stessa fascia oraria non hanno superato il 10,81% di share di Italia Uno, che ha proposto il film "Eragon". Le altre reti, sapendo della portata del personaggio Saviano, hanno preferito mantenere il profilo basso ma probabilmente la "buona informazione" sarebbe stata premiata comunque.

Elena Romanato

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