La brutta vicenda delle ‘interviste politiche a pagamento’

A Bologna in piena estate è scoppiato un ‘caso inedito’. In alcune trasmissioni di Tv locali venivano ospitati a pagamento dei politici della Regione che pagavano con i soldi dei gruppi consiliari. Una vicenda deprimente, in cui sarà opportuno andare fino in fondo.

Vediamo alcune notizie recenti pubblicate on line sul caso, che sta tenendo banco a Bologna da settimane:

“Prende vigore l'inchiesta della Procura di Bologna sulle 'ospitate' a pagamento dei consiglieri eletti in Regione nelle Televisioni locali. Infatti, il fascicolo (prima conoscitivo) ora ipotizza il reato di peculato contro ignoti. La guardia di finanza, su delega dei magistrati bolognesi, ha fatto visita alle sedi delle emittenti radio-televisive di tutte le province emiliano romagnole per acquisire contratti, fatture e documentazione contabile.
La vicenda delle interviste pagate con i soldi dei vari gruppi consiliari è oggetto anche di un'indagine amministrativa da parte della procura della Corte dei Conti. In questo ambito i finanzieri si sono recati negli uffici dell'assemblea legislativa dell'Emilia Romagna. Le due inchieste si aggiungono a quelle avviate dal Corecom e dall'Ordine regionale dei giornalisti.

Il caso scoppio' in piena estate quando emerse la consuetudine da parte dei consiglieri sia di centro destra che di centro sinistra, Movimento 5 Stelle incluso, di farsi ospitare dalle emittenti locali che esibivano ai politici un vero e proprio 'listino prezzi' per la loro partecipazione nei vari programmi informativi (soprattutto del mattino, ma si parla talora anche di Tg serali; N.d.R.). I contratti, poi, venivano stipulati, a quanto sembra, utilizzando i soldi provenienti dal budget dei gruppi consiliari. Ora anche la Procura ordinaria e' decisa a vederci chiaro. Il reato ipotizzato nell'inchiesta è una declinazione particolare del peculato. In pratica trattandosi di finanze pubbliche, i soldi dei vari gruppi consiliari devono avere destinazioni di scopo cioè devono essere indirizzati all'attività precipua dei gruppi. Le verifiche dei magistrati inquirenti mirano a verificare il rispetto o meno di questa linea. Per quanto riguarda i giornalisti protagonisti dei vari incontri televisivi e radiofonici con i politici l'organo competente per individuare eventuali responsabilità è la Procura generale”.

Non basta:

“Sulla vicenda si sta muovendo anche la procura della Corte dei conti. La Guardia di inanza, infatti, ha portato negli uffici dell'Assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna una lettera della Corte dei Conti che chiede una serie di documenti informativi e contabili sulle interviste a pagamento di consiglieri regionali in alcune Tv dell'Emilia-Romagna. Lo ha precisato il presidente dell'Assemblea, Matteo Richetti, sentito dai giornalisti a margine dei lavori d'Aula”.

Sulla vicenda, in particolare, si è mosso con fin troppa prudenza il Corecom dell'Emilia-Romagna, che tuttavia alla fine ha deciso a sua volta di vederci chiaro, ipotizzando che la messa in onda di questi spazi non sia ammissibile. Quello che colpisce, oltre all'uso di soldi pubblici (della Regione) per pagare interviste politiche che dovrebbero essere interessanti (almeno giornalisticamente) di per sé, è che non sembra che il pubblico fosse quasi mai consapevole di essere di fronte a spazi a pagamento (non c'erano segnali sul video che lo spiegassero, pare), cosa che fa a pugni, con varie altre, con la minima deontologia giornalistica. Ci si domanda anche se la prassi sia diffusa anche in altre Regioni (e Tv locali) e se in qualche nodo non sia un ulteriore modo (ci pare, poco trasparente) per finanziare in qualche modo con soldi pubblici Tv locali che certo non navigano nell'oro, anche se questo ovviamente non le giustifica. Che poi la cosa fosse fatturata regolarmente, dimostra solo che era in qualche modo 'pacifica' e che se non altro non c'era del 'nero'.

Ulteriori chiarificazioni appaiono quanto mai opportune e il presidente di 7 Gold Bologna (fra le atre Tv coinvolte) Ferretti ha ipotizzato apposite trasmissioni per spiegare la vicenda, al di là del clamore, 'dalla parte delle Tv locali'. Ma il giornalista Pattaccini, che per primo ha ammesso la prassi di cui sopra, ora non lavora più per 7 Gold e il segnale non ci sembra dei più positivi.

Pubblica i tuoi commenti