«La cronaca fatta da noi»

Le “news dei ragazzi” su Mtv, la Televisione che ha abolito i Tg.

Ecco l'interessante articolo pubblicato dal 'Corriere della sera', a firma di Chiara Maffioletti:

«Alessandro ha 24 anni. Ne aveva 18 quando è partito da Bari con un sogno: lavorare per un famoso parrucchiere. Oggi è il direttore di uno dei saloni milanesi dell'hair-stylist di culto. Mohammed invece ha 23 anni e nessuna speranza per il futuro se non quella di trovare, un giorno, un lavoro che gli permetta una vita dignitosa. I suoi genitori sono marocchini. Lui è nato a Casablanca e cresciuto in Italia ma non si sente né marocchino né italiano; non nell'identità, ancora meno nei diritti. Poi c'è Michele, che dopo aver dedicato buona parte dei suoi 24 anni allo studio, gli ultimi, facendo ogni giorno avanti e indietro tra Reggio Calabria dove vive e Messina dove studia, ha realizzato che tanta fatica non lo ha salvato: è un bamboccione.
Alessandro, Mohammed e Michele sono diversi in tutto. Ma in comune hanno una cosa: sono giovani. Tutti e tre fanno parte di una generazione di cui si parla quasi solo per gli eccessi, che è descritta per cliché, il più ricorrente dei quali è «i ragazzi sono il futuro ». Ma il mondo, così adulto, sembra non andare oltre lo slogan, cercando di fatto di rimandare il più possibile l'arrivo di questo «futuro» (a maggior ragione in un Paese gerontofilo al punto che — specie sul lavoro — un quarantenne è considerato poco più che un ragazzino). E così i giovani restano sempre più lontani dai «grandi» da cui non si sentono rappresentati e ancora meno capiti. Non è dunque un caso se Alessandro, Mohammed e Michele hanno in comune anche un'altra cosa: non guardano i telegiornali. Perché non parlando di loro e nemmeno per loro. E infatti da anni, per i più giovani, l'informazione è soprattutto internet.

Di questa tendenza, ormai consolidata, si è accorta Mtv che ha messo in atto una vera e propria rivoluzione dell'informazione di cui oggi si può tracciare un primo bilancio, direttamente con i suoi protagonisti. Prima svolta: da marzo sono stati aboliti i tg. Al loro posto, un nuovo progetto di informazione che prevede il racconto, senza filtri, di storie di ragazzi: le «Mtv News». L'attualità delle notizie è relegata a una striscia grafica in cui passano i fatti principali (scelti tra i più rilevanti per i giovani: 5 edizioni al giorno da 5 minuti), rimandando al sito di Mtv per l'approfondimento.
Protagonisti, i racconti, scelti per capire qualcosa in più sui giovani: un argomento a settimana, una storia al giorno e, nel weekend, un documentario di due ore che raggruppa tutte le vicende trasmesse nei sette giorni. I temi sono i più disparati e l'idea è scoprire realtà poco note…

Spiega Antonio Campo Dall'Orto, vicepresidente di Mtv International: «Guardiamo ai fatti e non al filtro. Era difficile prima che i ragazzi venissero raccontati in modo adeguato. Con questo progetto, molto impegnativo per l'investimento, vorremmo completare un mosaico sui giovani». L'informazione ne esce rivoluzionata: «Dopo aver fatto una ricerca, abbiamo capito che i giovani si informano e molto. Ma per loro informazione non significa telegiornale. Il tg come formula è più o meno quella da quando è nata la tv: ma una volta c'era anche il walkman, ora c'è l'iPod...», chiosa. Più che rivoluzione, evoluzione, dunque: «L'importante è raccontare storie. La filosofia è dare elementi alle persone scavando nella quotidianità dei ragazzi».

E per capire che la realtà raccontata dai giovani è diversa da quella dei tg basta ascoltare le loro parole. In quelle di Alessandro, protagonista dell'approfondimento sui giovani che ce l'hanno fatta, c'è un messaggio di speranza: «Ho fatto tanta fatica. Ho iniziato come apprendista e sono diventato assistente di Coppola: con lui ho fatto il giro del mondo. Dopo quattro anni dirigo un negozio, ho una casa e una bambina». Riflette: «Quello che sta facendo Mtv è importante perché lancia un messaggio ad altri ragazzi: ce la si può fare. In Italia è difficile per un giovane imporsi sul lavoro: più che una nazione siamo un grande paese. I ragazzi sono emarginati e chi ha talento spesso si sposta all'estero». Chi ha fatto il percorso inverso, da Casablanca a Padova, ma non ha trovato (per ora) fortuna, è Mohammed, intervistato per raccontare come vive in Italia un figlio di immigrati: «I miei genitori hanno lavorato tutta la vita come schiavi e io non so se sono italiano o marocchino. Mi guardano male ovunque. Mi dicono: "Torna a casa tua". Ma qual è casa mia?». Problemi veri, ma poco sviscerati: «Si parla di doveri, mai di diritti. In Italia prima o poi ci saranno due Stati: sta già succedendo. In Francia, nelle banlieue, è già successo». Un malessere che si traduce nello sconforto per l'avvenire: «Non sogno più niente. Mi basta la realtà». E poi c'è Michele, all'ultimo anno di medicina, che nella settimana sui «bamboccioni» si è fatto portavoce delle difficoltà di molti universitari: “Voglio fare il medico. Sento di darmi da fare anche se imiei mi passano 50 euro alla settimana. Ma tutto questo non verrà mai raccontato in un telegiornale. Ed è anche per questo che ormai non li guardo più”».

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