La delibera dell’Autorità sul Mercato 18

L’Autorità batte un colpo in tema di posizione dominante in Tv. Si impone a Rai e Mediaset di ‘consentire l’accesso’ a emittenti nazionali terze che ne facciano richiesta mediante coubicazione e condivisione delle infrastrutture analogiche (impianti). Ma Mediaset non è d’accordo e ricorrerà al Tar.

Come avverte la Frt, di recente, «dopo lunga istruttoria - passata anche attraverso una doppia consultazione pubblica - l'Autorità ha emanato la delibera 159/08/CONS (ora pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, supplemento ordinario n. 112 al n. 103/08) concernente gli obblighi regolamentari cui vanno soggette le imprese che dispongono di un significativo potere nel mercato dei servizi di diffusione radiotelevisiva analogica (Mercato n. 18 fra quelli identificati dalla raccomandazione sui mercati rilevanti dei prodotti e dei servizi della Commissione europea).

Nel provvedimento, che individua in Rai e RTI (Mediaset) i soggetti aventi tale caratteristica, vengono specificati gli obblighi in materia di accesso mediante la coubicazione e la condivisione nelle infrastrutture analogiche in caso di richiesta di emittenti nazionali terze (ma non anche locali, come richiesto dalla FRT), nonché di trasparenza, di non discriminazione nell'offerta e di separazione contabile».

In particolare, il provvedimento all'art. 1,Ocomma 1, precisa:

«RAI-Radiotelevisione Italiana S.p.A e Reti Televisive Italiane S.p.A. - anche attraverso le società da loro controllate o a loro collegate - devono dare accesso, ove possibile, alle proprie infrastrutture a operatori televisivi nazionali su frequenze terrestri in tecnica analogica, che ne facciano richiesta».

Al comma 2 si spiega ulteriormente: «In particolare, RAI-Radiotelevisione Italiana S.p.A e Reti Televisive Italiane S.p.A. consentono la co-ubicazione o condivisione delle infrastrutture necessarie alla diffusione televisiva per la trasmissione agli utenti finali su frequenze terrestri in tecnica analogica, ed offrono il servizio di gestione degli impianti trasmissivi (installazione, manutenzione, etc.)».

All'art. 2Ocomma 2, si precisa: «RAI-Radiotelevisione Italiana S.p.A e Reti Televisive Italiane S.p.A rendono disponibile un'offerta disaggregata relativa alle condizioni economiche e tecniche di fornitura dei servizi di accesso alle proprie infrastrutture, che sono necessari per l'installazione e la gestione di una rete di diffusione televisiva su frequenze terrestri in tecnica analogica da parte di operatori terzi».

All'art. 3Oc'è l"Obbligo di non discriminazione", all'art. 4Ol'"Obbligo di separazione contabile".

Dal sito www.key4.biz.it apprendiamo però adesso che contro tale provvedimento Mediaset avrebbe presentato ricorso al Tar del Lazio. In particolare:

«Mediaset, come si legge nelle 57 pagine del ricorso presentato al Tar, lamenterebbe che i parametri adoperati dall'Agcom per individuare la posizione dominante congiunta, cioè il numero di impianti di ciascun operatore, non sono attendibili, viste le "rilevanti disomogeneità tra impianti in termini di copertura".

Nei mesi scorsi, l'Authority ha infatti approvato in via definitiva l'analisi del mercato riguardante i servizi di diffusione radiotelevisiva (cosiddetto Mercato 18) e avviato una consultazione pubblica sui rimedi da imporre in capo a Rai e Mediaset.

I rimedi sono quelli previsti dalla normativa comunitaria e nazionale nel settore delle comunicazioni elettroniche e riguardano pertanto: l'accesso alle infrastrutture trasmissive, le relative condizioni economiche, la non discriminazione tra divisioni interne e soggetti terzi, e la separazione contabile delle attività di rete.

In particolare, l'obbligo di accesso impone a Rai e Mediaset di consentire ai soggetti terzi che ne facciano richiesta la co-ubicazione degli impianti nelle proprie infrastrutture di rete. La co-ubicazione degli impianti nonché la gestione comune degli apparati trasmissivi agevoleranno i soggetti in concorrenza a sviluppare proprie reti nazionali, favorendo in tal modo la competizione di mercato.

A tal fine, è imposto a Rai e a Mediaset di consentire l'accesso ai soggetti terzi ai predetti servizi di rete in modo trasparente e non discriminatorio rispetto a quanto già offerto, da un punto di vista sia economico che tecnico, dagli operatori integrati alle società del proprio gruppo.

Ma per i legali dell'emittente televisiva "gli impianti e gli immobili che li ospitano" non sono oggetto del Mercato 18, così come identificato da una raccomandazione della Commissione Europea del 2003. Per l'azienda di Cologno Monzese, l'Autorità non ha tenuto conto "degli effetti del prossimo spegnimento del segnale analogico", ignorando così "le conseguenze già prodotte dal processo di digitalizzazione, e quelle ulteriori che si produrranno in futuro".

I legali di Mediaset ritengono infine che, "qualora il Tribunale lo ritenesse necessario, la Corte di Giustizia potrà essere chiamata a pronunciarsi sulla possibilità di includere nel Mercato 18" i servizi di manutenzione e affitto degli impianti televisivi, nonché sulla possibilità, "per le autorità nazionali di regolamentazione, di imporre obblighi relativi a mercati diversi da quello su cui è stata riscontrata la situazione di significativo potere di mercato"».

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