La difficile situazione della Rai di Milano

“Dopo l’annientamento della radio il saccheggio della televisione”. È durissimo un comunicato del sindacato Libersind sulla situazione della sede Rai milanese.

Dal Libersind di Milano riceviamo e volentieri pubblichiamo il seguente comunicato, redatto di concerto con la Segreteria Nazionale del Sindacato stesso:

"Nonostante l'alternanza politica al vertice della dirigenza Rai di Milano, avvenuto nel settembre del 2002, con l'insediamento di un nuovo direttore, il riallineamento politico del suo vice, atto a conservare una scrivania traballante, ed il successivo inserimento d'altre figure (a volte sempre le stesse) alla guida di RaiDue e qualche redazione, lo stato d'agonia in cui versa il Centro di Produzione radiofonico e televisivo per la Lombardia non migliora, anzi...

Continua la lenta ristrutturazione, in corso già da parecchi anni, che ha visto quasi scomparire la radio, anche dalle Onde Medie, perdere complessivamente in tutto il nostro Centro di Produzione più della metà dei posti di lavoro ed il prepotente ingresso d'intraprendenti produzioni private come Endemol, Ballandi, Aran e dei loro uomini. Queste società, ugualmente presenti nel settore televisivo privato (in quelle tv che vengono comunemente chiamate "la concorrenza"), svolgono un servizio molto remunerativo (del quale ci si potrebbe occupare anche all'interno della Rai, a maggior ragione in previsione della futura quotazione in Borsa); dapprima, muovendosi sul mercato internazionale delle produzioni tv verificano quali sono i programmi di maggiore successo, dopo di che propongono l'acquisto di format televisivi, facendo pagare l'anticipo alla Rai. A questo punto, è sufficiente effettuare puntate pilota in coproduzione per avere un riscontro immediato degli ascolti in Italia. Con i dati positivi alla mano, sicuri di non fare un buco nell'acqua, questi geniali imprenditori provvedono al saldo dell'acquisto dei diritti per il nostro Paese; producono i programmi televisivi utilizzando parte dei mezzi o del personale della Rai (ma non è che a volte, dopo questa trafila, si rivolgono anche alla concorrenza, come qualcuno ha ventilato sia già accadutoO) , infine, senza nemmeno aver corso il rischio d'investire inizialmente capitali propri, spadroneggiano in Rai e riscuotono i guadagni. Lasciando quel che resta della Tv di Stato a bocca asciutta.

Non pensiamo d'aver svelato nulla che non sia sotto gli occhi di tutti, se questa è la dura legge del mercato imprenditoriale privato (togliere alla "res pubblica" per regalare a qualche fortunato amico), riteniamo che lo smantellamento della Tv di Stato andrebbe sospeso e ci attendiamo che i "responsabili" di questa nostra amata Rai-Tv si facciano effettivamente carico delle conseguenze delle loro ardite scelte di fronte a tutti gli italiani, anche per il futuro.

Gli esempi di leggerezza della direzione aziendale, nella gestione delle strutture e del personale, non mancano neppure a livello locale: ora si sta infatti sfiorando il paradosso.

Un caso per tutti: la notte del prossimo 31 dicembre, in occasione dell'anniversario della Radio, in onda in diretta su RadioDue, la dirigenza milanese ha intenzione di far ricorso all'utilizzo dello studio televisivo Tv 3 ed alle seguenti figure professionali: 1 coordinatore tecnico, 1 capo squadra elettricisti, 1 tecnico audio ed un ispettore di produzione, tutti in forza alla Struttura Riprese Tv; già perché altrimenti, con gli scarsi mezzi della radio, non si può certo produrre granché a Milano.

Questa grave ammissione di sfascio ed impotenza è la lampante prova che coloro che dovrebbero occuparsi con totale dedizione della ricostruzione del polo culturale produttivo lombardo, altro non fanno che continuare a mascherare la loro inadeguatezza ed i loro veri propositi, con i soliti giochi delle tre carte, ai quali sempre più spesso fanno ricorso".

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