La dolorosa vicenda di Pino Maniaci

 

Cominciamo questo articolo, ‘duro’ da pensare e ancor più difficile da scrivere, da una fiammella di speranza. Ieri avevamo cercato di vedere se Telejato era in onda, anche per vedere come avrebbe presentato la vicenda che la coinvolge totalmente, e avevamo trovato sul sito solo servizi d’archivio di qualche giorno fa, roba ormai ‘ingiallita’ perché subito invecchiata, come la difesa a oltranza del direttore Pino Maniaci, che garantiva in un servizio: ‘Non ci lasciamo intimidire’. Il Tg di ieri non era visibile in streaming e un servizio video di ‘Repubblica’ (il giornale che per primo ha raccontato la vicenda, qualche giorno fa) mostrava la sede, dicendo: ‘Maniaci non è più qui e la sede di Telejato è deserta’.

De profundis, dunque, anche per l’emittente, costretta a pagare con la chiusura le disavventure giudiziarie del suo direttore-editore ‘troppo famoso’?

Non è così; per fortuna, oggi siamo riusciti a vedere il Tg di ieri di Telejato, che ha fatto anche ieri sera il suo duro lavoro (oltre un’ora di Tg), con tanti ragazzi-giornalisti in onda, anche se l’apertura è stata: ‘Come sapete, per il nostro direttore è stato deciso l’allontanamento dalle province di Palermo e Trapani. Vi daremo ulteriori notizie su questa vicenda. E passiamo al secondo servizio…’.

Seguiva una difesa che sembrava un po’ d’ufficio, che insisteva sulla ‘vendetta dei poteri forti’; veniva poi mostrata la conferenza stampa degli inquirenti dove si annunciavano in contemporanea (una coincidenza emblematica e persino paradossale, ma in una vicenda che appare già di per sé al linite del paradosso e persino della pochade, per certi versi) alcuni provvedimenti e arresti contro esponenti mafiosi della provincia di Palermo e il divieto di dimora nelle province di Palermo e Trapani, in specifico poi a Partinico, per Maniaci, coinvolto altresì in una vicenda di estorsioni.

Ecco, ci piaceva aprire questo ‘spinoso’ articolo con la speranza che Telejato possa continuare il suo lavoro comunque meritorio, in una parte d’Italia dove l’informazione è vitale molto più che altrove, come ben sapeva Pino Maniaci, che su questo, a quanto pare, ‘marciava’ un po’ troppo, sentendosi, negli ultimi tempi, poco meno di un super-eroe.

 

In effetti, quanto è emerso in queste ore è una storia dolorosa e triste per tutti noi, che in Maniaci abbiamo creduto con fiducia e totale solidarietà. La verità non ha dunque un solo colore, non ci sono solo bianco e nero (da una parte i mafiosi, dall’altra il giornalista impavido e senza paura che li sfida e vince con la sua Tv, forte solo del suo coraggio), ma c’è invece un bel po’ di grigio e ci sono poi i mille aspetti di una vicenda che più siciliana di così non potrebbe essere e la Sicilia è la terra di Sciascia e soprattutto di Pirandello.

 

Chi è, allora, per davvero, Pino Maniaci? Il giornalista anti-mafia senza macchia e senza paura, perseguitato e colpito dai mafiosi e dai ‘poteri forti’ che sono dietro la mafia o il furbo guitto d‘avanspettacolo che sembra emergere dalle intercettazioni alla fine rese pubbliche ieri? Non vogliamo credere che la verità sia solo quest’ultima, vorremmo che la storia di Telejato non fosse ora vista solo nella dimensione da farsa di un direttore che si vantava a vanvera di quel ‘cazzo di premio anti-mafia’ (manifestando con discorsi simili indifferenza, se non disprezzo, per la ‘causa’ dell’antimafia), che nascondeva la vendetta sui suoi due cani di un marito geloso nei confronti dell’amante della moglie (appunto lui, Maniaci) attribuendo il fatto alla mafia, dell’estorsore di 200 euro (200 euro!) a un sindaco per parlare o meno di alcune cose inerenti l’amministrazione in Tv, di quell’uomo ‘modesto’ d’animo e - parrebbe - anche di cervello che si vantava con l’amante di essere ormai potentissimo, di poter fare e disfare le vite altrui e gli enti locali con quella Tv, così forte ormai che poteva coltivare addirittura il sogno di diventare parlamentare e di avere ‘l’auto blu’.

 

Ecco, è probabile che Pino Maniaci fosse tutto questo, che la sua storia sia tutta di riscrivere, almeno per gli ultimi capitoli, che sull’antimafia abbia coltivato sogni personali di gloria, partendo però proprio dal basso (200 euro!), che il successo e il senso di onnipotenza gli abbiano preso la mano, al punto da fargli perdere un po’ il senso della misura. Ed è anche probabile che l’uomo sia meno ‘a una dimensione’ di quel che sembra, che l’essere riuscito nell’impresa di dare a tutti di sé l’immagine di un eroe duro e puro, quando aveva sicuramente anche l’aspetto di un ‘bulletto di provincia’ che si fa forte anche del suo linguaggio scurrile, della sua irruenza e spregiudicatezza, che tutto questo possa aver pesato nel peggiorarne i comportamenti.

 

Ecco può essere che tutto questo sia vero. Ma era solo questo Pino Maniaci? O era anche quello che (come garantisce chi ha lavorato con lui) si scagliava davvero con coraggio contro i mafiosi, che faceva vere inchieste sul campo, con puntiglio e dedizione totale, che agiva davvero liberamente in una parte d’Italia ‘impossibile’ per l’informazione? Perché creare Telejunior, per esempio, insegnando ai ragazzi come fare giornalismo? Tutta scena? Ci pare troppo semplice ora fare di tutta l’erba un fascio.

 

Questa storia va riscritta sul serio - ci pare - , oltrepassando l’emozione e guardandola nella sua interezza. L’immagine di un furbacchione che ha preso in giro il mondo intero millantando patenti antimafia che occultavano fini personalissimi del mezzo televisivo è forse troppo semplice per essere completamente vera. Troppo semplice, troppo comoda, anche, per un mondo dell’informazione (le grandi reti, i grandi giornali…) che ci aveva sempre presentato acriticamente la favoletta di un eroe solo, impavido e senza paura e che adesso si riconverte di corsa, raccontandoci solo l’esatto contrario.

 

Noi speriamo che di Pino Maniaci presto si possa fare un ritratto vero e completo e soprattutto che Telejato non chiuda. Se quell’emittente, rispettando lo spirito che finora ci era stato raccontato e ‘garantito’, saprà andare avanti, continuando a essere la ‘voce libera della Sicilia profonda’ (diciamo così), si potrà anche dire che comunque Maniaci qualcosa di buono ce l’ha lasciato in eredità. Se altri potranno magari portare avanti meglio di lui quella Televisione e quell’informazione, ci sarà ancora speranza a Partinico e in Sicilia per un futuro diverso. Anche senza avere per forza bisogno di guardare, come riferimento, a degli eroi, veri o fasulli che siano.

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