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La Fnsi contro la legge sulle intercettazioni

"La nuova legge sulle intercettazioni non può risolversi nell'ennesimo scontro tra poteri dello Stato e in una sospensione minacciosa dell'informazione giudiziaria". Dura dichiarazione di Roberto Natale.
Continuano le prese di posizione sul problema delle intercettazioni, già in passato oggetto della nostra attenzione, data l'importanza dell'argomento anche per il mondo dell'informazione. Anche nella nuova versione il disegno di legge del Governo suscita allarme fra i giornalisti. Ecco in proposito il comunicato emesso dalla federazione della Stampa (FNSI), il sindacato dei giornalisti:

«Leggi punitive verso gli operatori della giustizia o dell'informazione non sono utili. Dall'inaugurazione dell'anno giudiziario emergono quadri desolanti di funzionalità, incertezze, intrusioni che rischiano di far saltare i bilanciamenti indispensabili degli interessi che debbono essere assicurati in democrazia. La legge sulle intercettazioni non può risolversi nell'ennesimo scontro tra poteri dello Stato e in una sospensione minacciosa dell'informazione giudiziaria.
Leggi punitive verso gli operatori della giustizia o dell'informazione non sono utili.
L'inaugurazione dell'anno giudiziario, accanto a un'occasione di bilancio per un servizio - quello della giustizia, appunto - chiamato a garantire e tutelare i diritti dei cittadini davanti alla legge, ripropone all'attenzione temi cruciali e sensibili che i giornalisti non mancheranno di rilevare: processi dai tempi infiniti; carenza di mezzi per un buon funzionamento, legislazione "ad accumulo" che cambia troppo di frequente riferimenti certi per reati e pene; invadenze nel campo delle autonomie; stratificazioni politiche.
Come forza sociale di categoria, la Federazione Nazionale della Stampa Italiana è e resta attenta al tema della Giustizia, che intende come funzione essenziale di una democrazia delle garanzie, dei diritti e della legalità costituzionale. Su questa frontiera c'è sicuramente bisogno di allargare lo sguardo più che alla pretesa politicizzazione della magistratura e allo "spettacolo" di taluni processi, alle condizioni in cui si vuole sia esercitata la giustizia.
Le relazioni dei procuratori generali e dei presidenti di Corte d'appello di tutta Italia, dopo quelle dei massimi magistrati della Cassazione, delineano un'esigenza di riforme condivise nel perenne bilanciamento degli interessi e dei diritti dei cittadini a vivere la loro condizione di libertà e di sicurezza».

Scendendo sul concreto, per Roberto Natale, presidente della FNSI, poi, «la minaccia del carcere per i giornalisti è venuta meno, ma la sostanza non cambia: anche dopo gli emendamenti presentati dal Governo, il disegno di legge Alfano sulle intercettazioni resta un testo estremamente pericoloso per il nostro diritto-dovere di informare. Non solo perché le sanzioni rimangono comunque pesanti: diecimila euro di ammenda massima per il singolo cronista, che diventano però quasi cinquecentomila per l'editore che ospiti il pezzo; con l'ovvia conseguenza - giustamente denunciata dalla Fieg - che i proprietari dei giornali sarebbero indotti ad intervenire sui contenuti, violando le prerogative dei direttori ed attuando quella 'censura preventiva' contro la quale ha messo in guardia il Presidente della Corte Costituzionale, Giovanni Maria Flick.
Il disegno di legge si conferma incompatibile con il diritto ad informare e ad essere informati, perché il Governo ha scelto di non modificare la scelta di fondo: quella di impedire la cronaca giudiziaria, vietando la pubblicazione (''anche parziale, o per riassunto o nel contenuto'', e ''anche se non sussiste più il segreto'') degli atti di indagine fino al termine dell'udienza preliminare. È qui l'attacco piu' grave, dissimulato sotto gli insistenti richiami alla riservatezza. La privacy è diritto caro anche a noi giornalisti, ed abbiamo dato piena disponibilità a rendere più incisive, se necessario, le norme di autoregolamentazione per salvaguardarla. Ma non ha senso invocare la sfera privata quando parliamo di scalate bancarie, del crack Parmalat, dello scandalo del calcio, della clinica Santa Rita: tutte vicende che, se la proposta Alfano fosse stata già legge, i cittadini italiani avrebbero potuto conoscere soltanto mesi o anni dopo...
Ne va proprio della qualità della nostra democrazia. E dunque dobbiamo sapere sviluppare ogni possibile alleanza. Con gli editori c'e' un'ampia concordanza, che attende di essere tradotta in visibili, incisive iniziative comuni: consapevoli entrambi, giornalisti e imprenditori, che per la vita dell'informazione il diritto di fare cronaca è essenziale almeno quanto nuovi ammortizzatori sociali per il settore».

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