La Frt: “Tutte le colpe di Passera nei confronti delle Tv locali”

Un lungo elenco di cose fatte (pessime) e cose non fatte (diverse). La Frt (ma anche Aeranti-Corallo) protesta duramente contro la gestione di Passera al Ministero, che ha accentuato molto la situazione di crisi di tutte le Tv locali italiane.

Ecco la 'requisitoria', assolutamente condivisibile, apparsa sul periodico della Frt 'Radio & Tv Notizie':

“Il Ministro Corrado Passera è, probabilmente, troppo distratto dalle problematiche dei grandi gruppi telefonici per interessarsi a quelle dell'emittenza televisiva locale". Ad affermarlo è il Presidente dell'Associazione Tv Locali FRT, Maurizio Giunco, che aggiunge: "Da quando Passera si è insediato non si è mai preoccupato di conoscere la realtà televisiva locale e le ricadute sul comparto delle sue decisioni politiche. Non solo non ha minimamente affrontato le problematiche segnalate dall'Associazione Tv Locali FRT, ma non si è nemmeno disturbato di dare riscontro ai numerosi appelli inviategli dall'intero settore televisivo locale".

In effetti, tralasciando le richieste di incontro, rimaste senza nessuna risposta, che erano finalizzate unicamente a rappresentare le reali esigenze del mercato delle tv locali, di sollecitazioni il Ministro ne ha ricevute ad abundantiam.

Sul numero 1/2012 di FRT Radio & Tv Notizie, solo per fare un esempio, avevamo evidenziato che "l'assenza di interlocutori preoccupa il mondo dell'emittenza televisiva, soprattutto quella locale che, come più volte denunciato, rappresenta un comparto che meriterebbe maggiore attenzione e tutela da parte delle Istituzioni. In questi ultimi anni le Tv Locali sono state interessate da una serie di avvenimenti particolarmente negativi che, sommati agli effetti prodotti dalla grave e perdurante crisi economico-finanziaria abbattutasi sui mercati mondiali e su quello domestico, hanno messo in ginocchio l'intero settore e delineato un quadro drammatico, con centinaia di imprese televisive locali ormai prossime alla chiusura.

Il passaggio al digitale terrestre avviato nel 2008 e non ancora ultimato ha fatto emergere molte criticità di ordine normativo, regolamentare e tecnico ed ha radicalmente stravolto gli equilibri del mercato, penalizzando in modo particolare le tv locali le quali, essendo i soggetti sotto il profilo della capacità economico/finanziaria più deboli del sistema, rischiano nel nuovo contesto di scomparire.
In questa scongiurata ipotesi oltre agli aspetti economici e alle ricadute occupazionali, andrebbero anche considerate le inevitabili, e non secondarie, negative conseguenze sulla limitazione del pluralismo, della libertà e dell'indipendenza dell'informazione".

Nel frattempo, in assenza di iniziative a sostegno del settore da parte del Governo, diverse emittenti hanno chiuso l'attività, mentre molte altre sono state costrette a ridurre drasticamente gli organici nell'estremo tentativo di fronteggiare la crisi. Nemmeno l'appello congiunto fatto dalla FRT insieme alle Organizzazioni Sindacali ad inizio anno è servito a superare l'immobilismo del Ministro.

Nel suddetto comunicato stampa congiunto si segnalava che "occorre intervenire al più presto a salvaguardia di migliaia di posti di lavoro ormai seriamente a rischio. È necessario ripristinare un modello di mercato equilibrato in termini di risorse, che possa favorire lo sviluppo tecnologico e occupazionale al fine di scongiurare la morte di un settore che da sempre svolge un fondamentale ruolo a garanzia del pluralismo culturale e informativo del territorio".

Per tutta risposta il Ministro Passera, secondo Giunco, "ha imposto una linea di totale chiusura verso qualsiasi forma di concertazione e condivisione con le associazioni di categoria". In effetti, il suo mandato è stato caratterizzato fin qui da una gestione inaccettabile, che ha causato pesanti ripercussioni sul settore. Ci riferiamo per esempio:

- al moltiplicarsi delle incombenze burocratiche alle quali le imprese televisive sono state sottoposte. Nulla è stato fatto per la semplificazione degli adempimenti amministrativi e per la liberalizzazione del settore;

- al cambiamento in corso delle regole di digitalizzazione che hanno modificato gli scenari di mercato prevedendo disposizioni per le imprese televisive digitalizzate nel 2012 (per es. Sicilia, Puglia, ecc) differenti rispetto a quelle che dovranno rifare lo switch-off in questi giorni e che erano già passate al digitale terrestre entro il 2010 (emittenti del Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Campania, Lazio, ecc.);

- alla decisione di procedere alla riassegnazione delle frequenze anche nelle regioni (Piemonte, Veneto, Trentino-Alto Adige e Lazio) dove erano stati dismessi tutti gli impianti operanti sui canali 61-69;

- alla mancata realizzazione di una adeguata campagna di comunicazione nelle regioni oggetto dei prossimi switch-off per avvisare gli utenti che dovranno procedere alla ri-sintonizzazione al fine di evitare la "cancellazione" di una serie di emittenti televisive locali dal televisore;

- alla decisione di non avviare le consultazioni pubbliche con le associazioni di categoria prima di definire le procedure per la riassegnazione delle frequenze;

- all'introduzione, nel bando di riassegnazione delle frequenze, di assurdi obblighi a carico delle emittenti in materia di separazione contabile che doveva essere prevista e comprovata dal bilancio con modalità non previste dal codice civile;

- all'inaccettabile ritardo nell'espletamento dell'iter di liquidazione dei contributi ex L.448/98 per l'anno 2011 e del saldo dei contributi per l'anno 2010.

Per non parlare del bando per i contributi 2012, che per legge avrebbe dovuto essere emanato entro il 31 gennaio 2012 e non ancora pubblicato.

Il Ministro, a nostro avviso, è anche il principale responsabile della disorganizzazione e dell'inadeguatezza strutturale degli uffici del dipartimento alle comunicazioni (che ha prodotto, per esempio, enormi ritardi sull'erogazione dei contributi alle tv locali e sulla pubblicazione del bando 2012 della L.448/98), il cui funzionamento non può basarsi solo sulla buona volontà di pochi funzionari e dipendenti. È necessario, a nostro avviso, intervenire anche sull'organizzazione degli uffici e sul potenziamento dell'organico.

Non rimane altro che sperare che di tutto questo se ne possa occupare al più presto un nuovo Ministro più competente, attento e rispettoso delle problematiche delle imprese”.

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