La Gasparri bocciata da Ciampi

Il provvedimento sul sistema televisivo viene rinviato alle Camere per un ulteriore esame. Ciampi non appone la firma, bocciando, pare, il Sic e il digitale terrestre. Hanno così avuto conferma le voci degli ultimi giorni. Ora un decreto per salvare Rete 4O

Ora la responsabilità se la dovrà prendere in pieno il Governo presieduto dallo stesso proprietario di Rete 4, con un decreto legge d'urgenza che favorirà, eventualmente, proprio il Presidente del Consiglio (come dire, il trionfo del conflitto d'interesse) per salvare la rete di Fede dal passaggio obbligato sul satellite dal 1° gennaio. Guai anche per RaiTre, che dovrebbe rinunciare alla pubblicità.

Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha dunque rinviato alle Camere la legge Gasparri, come già mesi fa si era ipotizzato e voci insistenti degli ultimi giorni avevano prospettato. Gravi, in teoria le conseguenze sulla stessa legge, poiché le due disposizioni che sarebbero nel mirino, il famigerato Sic e il digitale terrestre (appena agli inizi e senza una reale diffusione), sono proprio punti centrali del provvedimento e se il Sic consentiva a Mediaset di espandersi moltissimo, il digitale salvava con un contorto e quanto mai bonario "calcolo antitrust" Rete 4.

Ma soprattutto sono le conseguenze politiche della situazione ad essere incalcolabili, al momento. Reggeranno il Governo Berlusconi e lo stesso Gasparri questo "schiaffo"O Come si cercherà ora di rimediare per non compromettere prima di tutto i bilanci di Rai e MediasetO Quale sarà il futuro del settore televisivoO E se in ballo ci fossero, a questo punto, le sorti della stessa LegislaturaO

La decisione di Ciampi, affatto imprevedibile, è giunta dopo un colloquio con lo stesso Berlusconi, che si era poi detto sereno, ma aveva lasciato capire che anche in caso di bocciatura della Gasparri, non "finiva poi il mondo".

Ci saranno serie conseguenze - è invece prevedibile - e questa legge difficilmente potrà essere riproposta alla firma di Ciampi così come è stata approvata dal Parlamento in prima battuta.

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