La Gasparri torna in Commissione

La legge di regolamentazione radiotelevisiva proprio non ce la fa e alla Camera continua a passarsela male. Le assenze nelle fila della maggioranza e il riaffacciarsi di molti franchi tiratori frenano nuovamente la Gasparri, che – colpo a sorpresa – viene rinviata in Commissione.

La maggioranza ha clamorosamente ritirato dall'aula di Montecitorio il disegno di legge sul riassetto del sistema dei media, dopo aver fortemente rischiato di essere battuta nelle prime votazioni a scrutinio segreto nell'aula della Camera. Come accade agli studenti poco solerti nello studiare per tempo, anche il nuovo testo della legge, già frutto di faticose mediazioni nella maggioranza, dunque, "andrà a ripetizione" per vedere se sia in grado di ottenere in futuro una qualche promozione.

L'aula di Montecitorio ha votato ieri per alzata di mano il ritorno del testo in Commissione (una eventualità non molto frequente in Parlamento), da dove era uscita il mese scorso con alcune modifiche rispetto alla versione approvata dal Parlamento a fine 2003 ma poi bocciata dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

Il ddl è finito sulla graticola in tutti i voti segreti, dove i franchi tiratori della maggioranza sono stati tra i 30 e i 40. L'articolo 3 è stato approvato con soli due voti di scarto. I lavori sono stati sospesi dopo l'approvazione dell'articolo 7. Per il ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri, i franchi tiratori sono espressione di un malumore politico all'interno della maggioranza. E non ci vuole molto a credergli. L'opposizione oscilla invece tra la soddisfazione, il sarcasmo e la voglia di affondare definitivamente il provvedimento.

"È stata un'esplosione di dissenso - ha commentato a il coordinatore di An La Russa - . Ci vuole una pausa di riflessione per capirne la ragione". Mentre nel Centro-Destra riflettono, sarebbe forse bene che la maggioranza prendesse atto che non è cercando ad ogni costo di salvare lo "spirito" e la sostanza del vecchio testo che la Gasparri potrà andare in porto. Dopo la bocciatura di Ciampi, quella legge va cambiata sul serio e magari bisognerà affrontare persino il tema-tabù delle telepromozioni.

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