La guerra e la morte in diretta Rai

Imperversano le polemiche sulla Tv di Stato e sugli atteggiamenti tenuti durante questa concitata e drammatica fase del conflitto iracheno.

Lilli Gruber ieri sera c'era, e anche stasera non dovrebbe lasciare il campo. Maurizio Martinelli si sa che non avrebbe lasciato, la Botteri c'era ieri e ci sarà stasera, poi forse verrà sostituita da Fichera.

La polemica sul richiamo in Italia degli inviati della Rai a Bagdad prosegue su più fronti.

La decisione è stata contestata dai comitati di redazione delle tre testate Rai, che chiedono alla Rai di conoscere i motivi dell'«improvviso e frettoloso» rientro dei loro colleghi, che hanno invece dichiarato di voler restare in Iraq.

Si tratterebbe quindi di un "avvicendamento per motivi di sicurezza". Questo il motivo del richiamo in patria, come spiegato dal presidente Lucia Annunziata, che ha negato in particolare che il ritorno sia dovuto a motivi diversi da quello della sicurezza, ad esempio per il tipo di servizi effettuati, come ventilato da qualcuno.

''Voglio rispondere in maniera chiara - ha dichiarato la Annunziata in una nota d'agenzia - ai dubbi dei Cdr: giovedì scorso ho ricevuto personalmente un dettagliato e credibile rapporto secondo il quale almeno due nostri giornalisti in Iraq rischiavano di essere oggetto di sequestro. A fronte di questo pericolo, dopo consultazioni con la Direzione Generale e con i direttori delle testate, si è deciso inizialmente di adottare una linea di prudenza e si è chiesto ai giornalisti di rimanere all'interno di un circuito di sicurezza. Dopo il rapimento dei quattro italiani però mi è arrivata una seconda dettagliata informazione che riguardava rischi sempre crescenti per i nostri giornalisti. A questo punto l'Azienda ha deciso di avvicendare l'intero gruppo, avvicendamento che avviene solo alla vigilia del naturale scadere dell'incarico. Avvicendamento che non vuol dire ritiro. Li avvicendiamo per non farli diventare definitivamente degli obiettivi dei sequestratori''.

Evidentemente però Lilli Gruber e Giovanna Botteri avevano (e hanno) anche diversi nemici politici, mentre i drammatici sviluppi di mercoledì notte, con l'uccisione di uno dei rapiti italiani, hanno probabilmente (e doverosamente) ritardato l'avvicendamento in questione.

Nel frattempo il ministro degli Esteri, Franco Frattini, è in difficoltà dopo quanto accaduto mercoledì notte a "Porta a porta" (con contemporanea sospensione della diretta dei 'David di Donatello'), quando ha confermato in diretta la notizia dell'assassinio dell'italiano rapito in Iraq, il povero Fabrizio Quattrocchi, continuando poi a partecipare alla trasmissione.

I familiari della vittima hanno sostenuto di aver appreso la notizia della morte non dalla Farnesina, come detto da Frattini, ma dallo stesso ministro in diretta tv. In più non si capisce come Frattini non avesse qualcosa di più importante da fare, in quelle drammatiche circostanze, che fare l'ospite di Vespa.

Frattini si è difeso dicendo che la scelta di restare nello studio di "Porta a porta" è stata presa per rendere pubblico agli italiani ciò che stava accadendo in Iraq. "Credo - ha detto in un articolo apparso su 'Repubblica' - che fosse doveroso da parte mia affrontare una situazione drammatica quale quella di ieri sera piuttosto che ritirarsi comodamente in un ufficio". "Credo che ci sarebbero stati più rimproveri - ha detto Frattini - se il ministro degli Esteri si fosse ritirato precipitosamente in un ufficio. Io ho preferito affrontare la situazione con i parenti presenti in studio: la vittima poteva anche essere uno dei loro cari, perché al momento noi non sapevamo ancora che fosse Quattrocchi".

Il ministro ha poi, in effetti, confermato che la vittima era Quattrocchi. "L'ho saputo quando l'ambasciatore italiano ha detto che avevano riconosciuto la persona e hanno avvisato la famiglia" - ha detto - . Era necessario del tempo per avvertire la famiglia e non farglielo sapere dalla televisione".

Ma su questo punto i familiari smentiscono la versione del ministro. La sorella di Fabrizio, Graziella, dice che la sera stessa, poco dopo mezzanotte, i familiari riuniti, sono rimasti raggelati da quello che sentivano in diretta. Solo mezz'ora più tardi, ha proseguito Graziella Quattrocchi, la famiglia è stata informata ufficialmente con una telefonata dal Ministero degli Esteri e, addirittura alle 2.45, ha ricevuto la visita di un ufficiale dei carabinieri.

Bruno Vespa difende la sua trasmissione. "Nessuno, pensava - ha detto - che si sarebbe conosciuto il nome della vittima italiana in diretta; il ministro Frattini e Rutelli sono rimasti per "testimoniare la loro vicinanza anche fisica ai parenti degli ostaggi" e gli ascolti (33,35% di share con 2.591.000 spettatori) sono ovviamente l'ultima cosa cui abbiamo pensato".

Eppure, osserviamo noi, resta molto amaro in bocca...

Chiudiamo con il fronte Mediaset, dove Fede è stato pronto all'emergenza, mentre inspiegabilmente il Tg5, con Enrico Mentana assente dalla scena, non ha allestito con sollecitudine le edizioni straordinarie che ci si poteva aspettare nell'occasione.

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