La guerra invisibile

Non è certo la prima volta che accade ma ancora una volta bisogna constatarlo e prenderne buona nota: anche la guerra fra Stati Uniti e regime afghano è quanto mai priva di “notizie vere”

(arrivano solo brandelli di notizie, spesso di fonte dubbia e non di rado "da ricostruire", nel vicino Pakistan, dove sono schierati gli inviati di tantissime Tv) e assolutamente invisibile dal punto di vista televisivo, visto che nessuna troupe si trova nel territorio dell'Afghanistan, se non quella (unica autorizzata) della Tv del Qatar Al Jazeera, che ovviamente riprende ciò che crede e allo stesso modo diffonde solo ciò che le sembra opportuno del materiale ripreso.

Se dunque per avere scarsissime immagini, consistenti più che altro nel tracciato di bombe e missili nel cielo notturno, si dovette far ricorso nel caso della Guerra del Golfo alla sola Cnn, se in occasione della Guerra del Kosovo ci fu una vera e propria "battaglia dei media", anche se le immagini delle nostre Tv, alla fin fine, consistevano più che altro in aerei che decollavano, stavolta si deve fare riferimento, obbligatoriamente, a questa particolarissima emittente, una "Cnn del mondo arabo" organizzata e informatissima, ma anche condizionata da una serie di "patti" più o meno espliciti con l'una o l'altra fazione: non a caso Al Jazeera è stata usata finora non poco dal famigerato Bin Laden per far pervenire minacciosi messaggi e avvertimenti in Europa o in America o per videocomunicazioni propagandistiche rivolte al mondo arabo.

Il primo ministro inglese Tony Blair, in prima linea in questo conflitto, ha a sua volta concesso una lunga intervista ad Al Jazeera, ma con l'accordo preventivo che essa sarebbe stata messa in onda integralmente, senza tagli di sorta.

In Italia invece ci si è consolati con la solita gara fra le Tv a dare per prime la notizia dell'avvio dei bombardamenti americani. E, al solito, Mediaset ha battuto la Rai in tempestività.

Così a dare il primo annuncio dell'inizio delle ostilità, domenica pomeriggio, è stato il Tg5, seguito, quasi in contemporanea da Studio Aperto e dal Tg4. Poi è arrivata l'ora del Tg3 Rai.

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