La morte in diretta di Martin Adler

Dopo Kate Peyton della BBC, Ilaria Alpi e Miran Hrovatin a Mogadfiscio, è stato ucciso anche il giornalista freelance svedese Martin Adler, vincitore di un “Rory Peck Award” e di un “Amnesty International Award”.

Fa male, ancora una volta, vedere le immagini di un reporter a terra, ancora abbracciato alla sua telecamera, con la faccia nella polvere, la camicia candida chiazzata di sangue. Fa male, indipendentemente dalla sua nazionalità, indipendentemente da quale fosse la "zona di guerra" che gli ha "rubato" la vita: Somalia, Bosnia, Iraq, Palestina, Afghanistan, Georgia, Uganda...

L'ultima "vittima dell'informazione" è Martin Adler, reporter svedese collaboratore della Tv Channel 4, di varie agenzie di stampa e del giornale svedese "Aftonbladet", ucciso nei giorni scorsi a Mogadiscio da un colpo di pistola al petto. Adler stava riprendendo dei somali che bruciavano una bandiera etiope durante una manifestazione di alcune migliaia di persone radunatesi per l'accordo di pace tra le Corti Islamiche e il governo federale somalo di transizione.

Il quarantasettenne giornalista svedese non era un novellino. A Kunduz, in Afghanistan, nel settembre 2001 si trovava in una "Guest House" con altri tre colleghi svedesi, quando aveva ricevuto la "visita" di tre giovani banditi armati di kalashnikov. "Ti portiamo fuori e ti ammazziamo", sono state le uniche parole dei banditi. Solo l'appello al Corano dell'interprete afghano ("Non si sparge sangue durante il Ramadan") ha salvato i quattro giornalisti occidentali.

Un'altra volta fu il collega che dormiva nella stanza accanto a quella di Adler, Ulf StrOEmberg, a pagare con la vita. Ma alla morte non si può sfuggire per sempre e Adler l'ha trovata tra una folla di 4.000 persone nella città che ricordiamo per l'assassinio, il 20 marzo 1994, di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin e per l'uccisione, lo scorso anno della producer della BBC Kate Peyton, colpita a morte mentre stava entrando all'Hotel Sahafi (che vuol dire 'giornalista') di Mogadiscio.

Martin Adler, 47 anni, era nato a Stoccolma da genitori anglo-svedesi e lascia la moglie e due figli. Nel 2004 era stato premiato con il "Rory Peck Award" per un documentario girato in Iraq.

La Rory Peck Foundation è dedicata proprio a Rory Peck, giornalista freelance ucciso in una zona calda e fornisce assistenza ai familiari dei free lance uccisi in zone di guerra; nel 2001 Adler aveva vinto anche l'"Amnesty International Award" per un documentario sulla tratta delle donne in Cina.

Ma in Somalia la situazione è dura anche per i mezzi d'informazione locali. Il governo provvisorio somalo ha ordinato la chiusura della radio locale "Radio Shabelle" dopo che l'emittente aveva trasmesso la notizia che 300 soldati etiopi erano riusciti ad entrare in Somalia. La radio era stata presa di mira anche qualche settimana fa, ai primi di giugno, quando la sua giornalista Maryan Mamhoud Qualanjo era stata aggredita, arrestata per alcune ore e poi rilasciata.

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