La possibile ‘guerra’ del ‘Corriere’

Editoriale del mese: marzo 2011 –

Davvero c’è la possibilità che il Presidente del Consiglio (ma anche, assieme, il proprietario di Mediaset e della Mondadori) possa provare ad acquisire il ‘Corriere della Sera’? Porre un interrogativo di questo genere è già di per sé inquietante ma la cosa più strana è che questi problemi vengono ‘scoperti’ improvvisamente, quasi fossero delle novità, verrebbe da dire, quasi sempre, ‘a babbo morto’. Infatti che la scadenza del divieto di incroci giornali-grandi reti Tv fissata fin dai tempi del…

Davvero c'è la possibilità che il Presidente del Consiglio (ma anche, assieme, il proprietario di Mediaset e della Mondadori) possa provare ad acquisire il 'Corriere della Sera'? Porre un interrogativo di questo genere è già di per sé inquietante ma la cosa più strana è che questi problemi vengono 'scoperti' improvvisamente, quasi fossero delle novità, verrebbe da dire, quasi sempre, 'a babbo morto'.

Infatti che la scadenza del divieto di incroci giornali-grandi reti Tv fissata fin dai tempi della Mammì fosse imminente era noto fin dall'inizio dello scorso anno ma, con poche eccezioni (tipo Giovanni Valentini su 'Repubblica' e anche noi, nel nostro piccolo), della cosa ci si è proprio disinteressati e anche l'opposizione non ha evidentemente ritenuto l'argomento 'urgente'. Ci si è accontentati alla fine di una mini-proroga a marzo 2011, con la vaga promessa della maggioranza di un allungamento ulteriore nel 'Milleproroghe'.

Già questo modo di affrontare i problemi, sempre in emergenza, in affanno, con i decreti legge che prorogano scadenze già fissate molti anni prima, è indicativo di come si proceda nel nostro Paese a regolare anche questioni fondamentali come la libertà d'informazione e anche di come si facciano le leggi in generale. Ma poi fra Governo (soprattutto) e Parlamento ci si mette la ciliegina sulla torta quando si tratta di convertire i decreti legge in scadenza (con la 'tagliola' dei 60 giorni a disposizione).

Non stiamo a riepilogare più di tanto la vicenda del Decreto Milleproroghe 2011 (nome ormai 'famigerato', altro che Finanziaria o Stabilità!), con l'intervento del Presidente della Repubblica per rendere meno 'devastante' ed eterogeneo un testo che ormai conteneva “di tutto e di più” (ricordate la Rai?).

Quello che importa per il nostro discorso è che le ultime convulse ore alla Camera (poi il Senato poteva solo ratificare, davvero all'ultimissima ora) hanno fatto uscire e votare un testo che conferma la scadenza del 31 marzo 2011 per il divieto di incroci giornali-Tv e si guarda bene dal prorogarla a fine 2012, come i più ottimisti speravano.

Certo, è stato approvato un ordine del giorno che invita il Governo a prorogare i termini (solita magra consolazione) e dopo che il decreto legge è stato convertito sono cominciate le proteste e le dichiarazioni e va detto che per una volta si è fatto sentire anche l'Antitrust di Catricalà, che - nientemeno - ha scoperto il con itto d'interessi, stabilendo che “non è opportuno” che Berlusconi legiferi su questa materia. Lo 'spettro' prospettato infine è stato quello di cui sopra, con un Presidente del Consiglio che potrebbe comprarsi anche il primo (o secondo) quotidiano nazionale, in piena regola con la legge.

E infine solito scenario: polemiche, mobilitazione di FNSI e (forse) piazze e insieme dichiarazione di Confalonieri a cercare di tranquillizzare.

Al momento in cui scriviamo non sappiamo come finirà questa vicenda. Una possibile previsione può essere che alla fine una proroga (magari fino a fine anno) venga “concessa”, lasciando nella sostanza le cose come stanno, nel senso che ci si rivede con gli stessi problemi e le stesse questioni irrisolte (e con gli stessi rischi) alla prossima scadenza. Perché di affrontare il nodo cruciale, il con itto d'interessi, non se ne parla neanche e neppure l'attuale opposizione, quando è stata al Governo, ha ritenuto la questione “così prioritaria”.

Nulla di nuovo, comunque, per un Paese che gira attorno alle stesse problematiche da decenni, ormai, salvo mai risolverle davvero. Intanto in Vigilanza non trovano di meglio da fare che elaborare 'atti di indirizzo' per 'alternare' (almeno) Santoro e Floris con “qualcuno di Centro-Destra” (ma non ci sono già Minzolini e Vespa quasi tutte le sere?). Anche qui siamo alla solita guerra cominciata con l'editto bulgaro di triste memoria.

Che barba che noia! Ma dov'è un telecomando per cambiare canale?

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