La precarietà della libertà di espressione in Turchia

In Turchia Erdogan vuole 'vincere facile' le prossime elezioni e mette a tacere i media che lo criticano. Con un vero e proprio blitz in diretta che sancisce, se ci fossero stati dubbi, la precarietà della libertà di espressione e ai media in Turchia, il 29 ottobre, quattro giorni prima delle elezioni e in piena diretta televisiva, la polizia ha preso il controllo della regia di due emittenti turche vicine all'opposizione.

Si tratta di Bugun tv e Kanalturk, di proprietà del gruppo Koza-Ipek. I giornalisti e dipendenti che cercavano di difendere la sede delle due tv sono stati dispersi con idranti e lacrimogeni della sede che ospita le due televisioni. Poi la polizia ha occupato la redazione e la sala regia, malgrado il tentativo di resistenza da parte del direttore di Bugun Tv, Tarik Toros, staccando i cavi per interrompere la trasmissione.  A quel punto sono stati insediati i nuovi 'amministratori' delle due emittenti, nominati dalla magistratura.

La scorsa settimana era stato annunciato lo stop alle trasmissioni di 7 canali di opposizione dall'operatore satellitare di Stato, Turksat. Il gruppo Koza-Ipek - che controlla anche i quotidiani Bugun e Millet e il canale Kanalturk, media molto critici nei confronti di Erdogan - è accusato di "finanziare, reclutare e fare propaganda" per conto dell'imam-finanziere Fethullah Gulen. Gulen, ex amico di Erdogan, è accusato di guidare dagli Stati Uniti, dove è espatriato, una rete di ong e mezzi di comunicazione definita dalle autorità di Ankara una "organizzazione terroristica".

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