La protesta della Rea

Giornata di protesta quella del 5 settembre per le emittenti radiotelevisive locali rappresentate dall’associazione REA – Radiotelevisioni Europee Associate.

Le stazioni in questione protestano con una manifestazione a piazza Montecitorio a Roma per l'imminente fase di attuazione della legge 66/2001, varata nei mesi scorsi dal Parlamento.

La legge prevede l'obbligo di assumere 2 dipendenti nelle radio e 4 nelle tv locali e impone di costituire società di capitali, tutte cose che, a parere della Rea, non salvaguardano la piccola emittenza locale.

Un appello è stato rivolto dal Segretario Generale della Rea, Antonio Diomede, in una lettera inviata al Ministro Gasparri, affinché intervenga con un atto legislativo d'urgenza che modifichi la legge, in grado di salvare le 600 piccole emittenti (soprattutto radiofoniche) che sarebbero a questo punto a forte rischio di chiusura dell'attività.

La protesta si estende anche ad altri problemi insoluti per il settore. Primo fra tutti, quello della sperequazione dei canoni pregressi dal 1994 al 1999.

"La REA - si legge inoltre nella lettera inviata al Ministro Gasparri - chiede la revisione della confusa ed inadeguata legislazione sul digitale proprio per creare occupazione attraverso l'armonico sviluppo delle tecnologie digitali, contro qualsiasi tentazione di accaparramento delle preziose risorse radiOElettriche".

Denunciata anche l'inefficienza degli Ispettorati Territoriali del Ministero delle Comunicazioni: eclatante sarebbe il caso dell'Ispettorato della Lombardia, per il quale la REA ha chiesto il commissariamento.

In occasione della giornata di protesta sono previste tutta una serie di trasmissioni radio-tv sui temi "oggetto di contestazione", via etere e via satellite.

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