La Rai ora si fa valere (fin troppo) in FM

Nuova denuncia sugli effetti deleteri del parziale abbandono delle Onde Medie da parte della Rai. Adesso è in atto una campagna strenua a difesa delle finora trascurata “Modulazione di Frequenza pubblica”. E a farne le spese sono i privati, come denuncia newslinet.

Tratto dal sito www.newslinet.it ripubblichiamo volentieri anche sul nostro l'articolo che segue, a segnalazione di un'assurda situazione che poteva e forse doveva essere evitata:

"07 -07-2004 - Radio RAI non si sente più (in OM); e allora dagli al privato (in FM) - Il grido d'allarme l'avevamo lanciato, tra i primi, insieme a Millecanali, qualche mese fa, proprio su queste pagine. L'incredibile (e tuttora scarsamente motivato) abbandono delle trasmissioni in onde medie di Radio RAI avrebbe determinato gravi disagi per la sintonizzazione dell'emittente pubblica da parte dell'utenza "storica" della stessa, quella più affezionata. Di ciò, novelle cassandre, profetizzavamo: "ne faranno le spese sia gli utenti che le emittenti private in FM", considerato che, necessariamente, RAI "dirotterà i propri ascoltatori OM sulla congestionata FM". Lì essi (ascoltatori) avrebbero trovato la ben nota e diffusa difficoltà di sintonizzazione; sicché, a cascata, la questione si sarebbe sostanziata in una nutrita serie di "esposti per interferenze" all'indirizzo degli I.T. del Ministero delle Comunicazioni. I quali avrebbero (nella maggioranza dei casi) pedissequamente intrapreso una strada di cieca repressione, emanando raffiche di "ordinanze di eliminazione interferenze" a danno degli "untori" privati. Ciò, purtroppo, si è puntualmente avverato, tanto che, solo in Lombardia - a quanto risulta a questo periodico - sarebbero state inoltrate da RAI decine e decine di nuove segnalazioni di interferenze "pregiudizievoli" per la sintonizzazione delle emissioni FM.

In realtà, nella maggioranza dei casi, si tratta di incompatibilità croniche e congenite, sul tappeto anche da venti anni, la cui soluzione risulta tecnicamente impossibile se non giungendo alla disattivazione dell'impianto "incompatibile", che, non raramente, è l'asse portante dell'emittente privata (circostanza che conduce, inevitabilmente, alla morte imprenditoriale della stessa). L'argomento, di evidente assoluta attualità, sembra essere stato incredibilmente disatteso in termini di informazione e trattazione dalla maggior parte delle associazioni di categoria delle emittenti radiofoniche, le quali (in qualche caso) paiono più prese a proclamare le "entusiasmanti" prospettive del Dab (quasi, ubriache di immotivata euforia, avessero perso di vista che i propri associati, ad oggi, "campano" con l'FM e non certo grazie a qualche decina di sintonizzatori Dab diffusi tra gli "utenti"...), piuttosto che in boriose autoglorificazioni - quando, più semplicemente, non giacciono appisolate in un prolungato sonnolente torpore - che ad intraprendere quelle azioni di sensibilizzazione che l'emergenza comporta.

Rara eccezione a noi nota: l'associazione Conna , rappresentante per lo più di piccole emittenti locali, che, solitaria nel frastagliato mare magnum dell'associazionismo (O) radiofonico, da tempo va evidenziando sul proprio sito i pericolosi risvolti dell'abbandono delle OM da parte della concessionaria pubblica (NL)".

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