La Rai secondo Valentini e De Zulueta

Giovanni Valentini e Tana De Zulueta si pronunciano per una Rai intesa come “bene comune” e si organizzano assieme all’associazione MoveOn.

Un po' atipico, ma certamente efficace, il titolo dell'iniziativa svoltasi il 18 aprile a Roma: “Rai bene comune”. Si è trattato di un dibattito, che ha visto come protagonisti Giovanni Valentini e Tana de Zulueta, promosso dall'associazione “Libertà e Giustizia”.

Libertà e Giustizia è nata nel 2002 a Milano, promossa da intellettuali del livello di Gae Aulenti, Giovanni Bachelet, Enzo Biagi, Umberto Eco, Alessandro Galante Garrone, Claudio Magris, Guido Rossi, Giovanni Sartori, Salvatore Veca e Umberto Veronesi. Tra gli scopi dichiarati nel suo “Manifesto”: “dare un senso positivo all'insoddisfazione che cresce verso la politica, trasformandola in partecipazione e proposta”, per porsi come “l'anello mancante fra i migliori fermenti della società e lo spazio ufficiale della politica”.
L'incontro romano è stato co-organizzato anche da MoveOn, associazione di cittadini (nata su ispirazione del movimento statunitense che ha sostenuto l'elezione di Obama) che si prefigge di lottare per la democrazia attraverso azioni partecipate al livello locale, nazionale e, insieme ad analoghe reti straniere, internazionale.

L'incontro, per quanto non “rivoluzionario” nelle tematiche affrontate (la partitocrazia dilagante in Rai? quale novità?!) meritava probabilmente una maggiore eco mediatica e finanche una sede più adeguata, e non solo un pubblico ristretto per quanto qualificato, come è accaduto, in una saletta un po' grigia della Chiesa Valdese di Roma, a piazza Cavour.

Scopo dell'iniziativa: mettere in luce le enormi criticità della Tv di Stato ed esporre i punti di una riforma possibile, pensata per “liberare la Rai dai partiti” e quindi renderla, effettivamente, un “bene comune” (senza qui entrare nella incertezza definitoria - politica e giuridica - di questa espressione ormai di moda…).
A moderare l'incontro, il giornalista Massimo Marnetto, uno dei promotori di “Libertà e Giustizia”. Era previsto anche un intervento dell'ex Presidente Rai, Roberto Zaccaria, il quale però non ha potuto prender parte al dibattito.

Toni appassionati ed accesi quelli del giornalista Valentini, editorialista de “la Repubblica” (è stato cofondatore della versione web del quotidiano scalfariano, cura da anni la rubrica fissa “Il Sabato del Villaggio”, è autore - tra l'altro - de “La sindrome di Arcore” per i tipi di Longanesi nel 2009), il cui esordio è stato: “La Rai che dobbiamo pretendere, cui abbiamo diritto, è una Tv di Stato che deve passare dall'attuale 'Rai dei partiti' alla 'Rai dei cittadini' ed a qualcosa che sia veramente 'al servizio del pubblico'. E questo è attuabile innanzitutto liberandosi dall'ossessione dell'audience e della raccolta pubblicitaria, a tutto detrimento del prodotto (di qualità), che invece dovrebbe rappresentare il reale e primario obiettivo della sua azione. La Rai degli albori ha rappresentato un motore importante contro l'analfabetismo. Ed oggi, cosa offre la Rai, schiava dei partiti e del potere?”.

Valentini ha fatto cenno a Lord Reith, fondatore della Bbc, il quale riteneva che il ruolo di un servizio pubblico si esplicasse attraverso le classiche 3 funzioni: “educare, informare, intrattenere”. Ed è a queste funzioni che si deve ricondurre anche la Televisione pubblica italica. Che sembra invece aver rinunciato alla prima funzione, che male cura la seconda, e che appare tutta concentrata sulla terza…

L'effettiva riforma della “governance” può essere messa davvero in atto, a detta di Valentini, soltanto attraverso un trasferimento delle azioni, ora in mano al Ministero del Tesoro, ad una costituenda “fondazione di diritto pubblico”, che faccia capo alla società civile, sul modello tedesco.

È proprio qui che si è inserita l'ex senatrice Tana De Zulueta (già giornalista di “The Economist”, eletta in quota Ulivo-Verdi, non più ricandidata dal 2008), ribadendo l'importanza dei sopracitati punti e continuando ad esporre i capisaldi di una riforma che “liberi” la Rai dai partiti. La riforma, manifestata anche al Premier Monti attraverso una “lettera aperta” promossa da MoveOn, prevede ben 3 leggi di riforma indispensabili in un Paese democratico: (1.) riforma della Rai, (2.) legge sul conflitto di interessi, (3.) antitrust. Per troppi anni, infatti, ha proseguito l'ex senatrice, la Rai è stata soltanto un “circolo chiuso” tra operatori e politica, tagliando di fatto fuori i veri interlocutori cui il servizio è rivolto, la cittadinanza. Il primo punto verso l'auspicata riforma consiste nella costituzione di un “Consiglio nazionale di utenti”, che funga da organo “ponte” tra Tv pubblica e partiti, che abbia in sé la rappresentanza di varie espressioni della società civile.

Questo organo dovrebbe andare a nominare sia il Cda Rai, ristretto a 5 consiglieri, sia il Consiglio Agcom. È necessaria una sfasatura temporale tra le nomine dei 2 Consigli ed i cambi di legislatura in Parlamento. Infine, la riforma prevede maggiore partecipazione da parte dei cittadini, e quindi una forma di “maggiore interattività”, che consenta agli utenti di verificare che la Rai rispetti effettivamente il suo ruolo di “servizio pubblico”, ed eventualmente intervenire, sulla base dell'esempio già avviato dalla Bbc.

Uno dei concetti essenziali della proposta: “Gli utenti del servizio pubblico, in quanto veri proprietari di un'azienda che finanziano tramite il canone, eleggono direttamente alcuni componenti nel Consiglio per le Comunicazioni audiovisive”. Hanno aderito alla proposta - tra gli altri - ben tre segretari di partito: Pierluigi Bersani, Antonio Di Pietro e Nichi Vendola. Sostengono l'iniziativa anche Articolo 21, Usigrai, Libertà e Giustizia, A Sud, Rete Viola, Liberacittadinanza, IndigneRai, Il Popolo Viola, Tilt, Alternativa, Il Teatro Valle Occupato, Errori di Stampa, Il Comitato del Sole, Libertà e partecipazione, European Alternatives, Slow Music… Si può manifestare la propria adesione sul sito web del movimento: www.moveonitalia.it.

La parte successiva della kermesse si è concentrata sull'“anomalia” italiana, sia in termini di conflitto di interessi sia rispetto all'antitrust, con ovvi ed in verità non innovativi commenti sull'era berlusconiana come massima espressione di un periodo - per così dire - di “deregulation”.
Ha chiuso l'incontro Valentini (che si definisce un anti-berlusconiano della prima ora), con un intervento sulle frequenze: “Il problema delle frequenze è la più alta rappresentazione scenografica del conflitto di interessi in questo Paese”. Tutta la vicenda rappresenta “uno scandalo”. Non si comprende infatti perché un bene pubblico come le frequenze debba essere dato “in dono” a Rai e Mediaset , che peraltro già ne hanno in abbondanza.

Ma tutto questo “teatrino” attorno alle frequenze - secondo il giornalista de “la Repubblica” - altro non è se non il tentativo dei due grandi player di ostacolare la libera concorrenza, sia in termini di raccolta pubblicitaria sia di pluralismo dell'informazione.
Numerosi gli interventi del pubblico: in verità, non si è trattato di domande, ma piuttosto di diffuse “lamentazioni” su un “sistema” che complessivamente non funziona. E la gran parte degli intervenienti ha mostrato di non credere nei presunti poteri… “miracolosi” dell'Esecutivo Monti.

(*) Responsabile di ricerca IsICult - Istituto italiano per l'Industria Culturale

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