La Regione Piemonte vuole l’autonomia Tv e 5 ore della Rai

Clamoroso disegno di legge in Piemonte: la Regione vuole una quota del canone di abbonamento Rai per avere ogni giorno almeno 5 ore di programmazione pubblica su temi di interesse locale. Un progetto molto discutibile ma soprattutto un colpo gravissimo per le Tv locali.

«La Regione Piemonte vuole la fine dell'emittenza locale». A lanciare un pesantissimo, ma - riteniamo - per niente ingiustificato - allarme è stata l'associazione Frt, che nei giorni scorsi ha ricostruito sul suo periodico on-line (e via fax) "Radio & Tv Notizie" la vicenda (e le durissime possibili conseguenze) della legge che è stata approvata dalla Giunta della Regione Piemonte in tema di informazione Tv, con la connessa materia dei "contratti di servizio" con la Rai e della gestione di una fetta della programmazione della Tv di Stato.

Una materia spinosissima, che rischia di danneggiare in modo molto grave l'emittenza locale, a favore di un'espansione incontrollata del servizio pubblico, in accordo con le Regioni italiane.

Vediamo di che si tratta, seguendo il filo del ragionamento della Frt:

«Le velleità, mai sopite, dei governatori regionali di farsi una propria Televisione con i soldi dei contribuenti hanno avuto fasi e forme di esternazione più o meno incisive, ma questa volta, e il fatto è particolarmente grave e preoccupante, trovano concretamente spazio in un disegno di legge di iniziativa di una Regione, quella del Piemonte. Nella proposta approvata dalla Giunta (e che seguirà il suo iter in Consiglio Regionale) il 29 gennaio - peraltro duramente contestata in un comunicato stampa della Frt - si prevedono "intese con il Ministero delle Comunicazioni volte a definire l'utilizzo di quota parte del canone di abbonamento Rai corrisposto dai cittadini piemontesi" e ciò al fine di "ottenere - come ha dichiarato in un'intervista il Governatore della Regione, Mercedes Bresso - che ogni giorno ci siano almeno 5 ore (sic!) di programmazione di temi di interesse regionale sul modello della televisione catalana e di quella svizzera".

Sembra peraltro che sulla linea del Piemonte si stiano attivando altre importanti realtà regionali, senza dimenticare la Sardegna che, nella digitalizzazione dell'area, continua ad avanzare richieste di spazi e di banda (e si dice che Soru avrebbe purtroppo ottenuto qualcosa in merito dal ministro Gentiloni in un recente incontro; Ndr.). E in soccorso di tali iniziative giungono, tra le più recenti, le dichiarazioni del Presidente della Commissione bicamerale per gli affari regionali, on. Leoluca Orlando (Italia dei Valori)..., prontamente seguite dalle esternazioni del vice Presidente della Commissione di vigilanza sulla Rai, on. Giorgio Merlo...».

«Il tema è molto delicato per il futuro del sistema radiotelevisivo locale - prosegue la nota Frt - , il cui ruolo informativo e il rapporto privilegiato con il territorio verrebbero mortificati e sviliti dalle tante Tv delle Regioni, sia gestite direttamente (e non lo possono fare per legge) che indirettamente, attraverso la concessionaria pubblica. Rischi seri, quindi, per il pluralismo dell'informazione, con Tv pubbliche soggette al potere politico, ma rischi anche, in prospettiva, di assistere all'omologazione e alla distruzione del mercato della comunicazione locale, come già sta avvenendo nel settore informatico, dove la presenza di municipalizzate o società delle Regioni, forti, ricche e potenti, che si aggiudicano tutti i contratti e vincono tutte le gare di appalto, hanno impedito lo sviluppo o fatto chiudere centinaia di imprese private. Un crescendo rossiniano e un fuoco concentrico di iniziative, richieste e dichiarazioni a livello centrale e periferico che suona come campanello di allarme anche per i contenuti dei futuri e, a questo punto, pericolosissimi, contratti di servizio regionali con la Rai, cui molte Regioni stanno già pensando (il Presidente del Piemonte ha dichiarato che la sua è da subito pronta alla stipula).

L'accelerazione è anche la conseguenza di un'improvvida iniziativa di un editore televisivo locale presso la Commissione Europea, a seguito della quale è stato imposto all'Italia di attivarsi per la stipula dei contratti di servizio regionali, pena l'apertura di una procedura di infrazione. A questo punto l'auspicio è che il Governo centrale, in primis il Ministro delle comunicazioni, on. Paolo Gentiloni, possa intervenire per fare chiarezza, ribadendo i ruoli e le rispettive competenze nell'ambito del sistema radiotelevisivo italiano, preoccupandosi di salvaguardare la sua componente più debole rappresentata dall'emittenza locale. E ciò in linea con le rassicurazioni in tal senso date dallo stesso Ministro nel corso della recente Assemblea della Frt. E a tal proposito il Presidente dell'Associazione Tv locali Frt, Maurizio Giunco, in un incontro della Giunta di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici con il Ministro degli Affari regionali, on. Linda Lanzillotta, ha evidenziato la drammaticità della situazione. E il Ministro Lanzillotta ha dichiarato di condividere le preoccupazioni della Frt».

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