
Televisione
La regola per il talk show é interrompere
Dom Serafini
05 Maggio 2011
Su La7 c'é “L'infedele” con Gad Lerner, impossibile da seguire anche a volume spento, tanti sono gli ospiti che si agitano in studio con un gioco di telecamere che rende il video vertiginoso ed il moderatore al pari di un'interferenza. Non da meno é Giovanni Floris con “Ballaró”: incapace di moderare o semplicemente condurre un programma che dia qualche approfondimento. Da segnalare é anche “Forum” con Rita Dalla Chiesa su Rete 4, scoperta ad ospitare un'attrice per far la parte di un'aquilana intenta (anche) a lodare Silvio Berlusconi per gli aiuti alla cittá terremotata. Non piú tanto irritante é “Unomattina” su RaiUno ora che a condurlo sono Elenora Daniele e Michele Cucuzza che non hanno ancora preso l'abitudine di ripetere l'ultima frase detta dal collega o di strillare in coro il nome dell'ospite alle 7 del mattino.
Fabio Fazio é invece bravo a lasciar parlare gli ospiti ed ha il merito di introdurre un po' di humor per rendere i suoi talk show in Rai più interessanti e piacevoli.
I migliori conduttori, peró, sono su La7. Antonello Piroso con 'Niente di Personale” ha portato su di un gradino il senso dell'umorismo di Fazio, ha introdotto un elemento di “gioco” alle domande e ascolta le risposte. Poi ci sono “Le invasioni barbariche” con Daria Bignardi che, oltre all'elemento spettacolare del suo talk show, ha aggiunto lo humor e la compostezza. Classico é stato il suo garbato comportamento durante il confronto con un ospite aggressivo, il ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta. Va notato che questi ultimi tre conduttori tendono a presentare programmi di approfondimento seppur con diversi ospiti con interviste uno-ad-uno, individualizzate.
Naturalmente il segreto sarebbe di non invitare ospiti notoriamente aggressivi come potrebbero essere Aldo Busi o il critico d'arte Vittorio Sgarbi, che hanno la fama di fare audience. Conduttori meno capaci tendono a sacrificare la qualitá del programma per non rischiare l'audience.
Va tenuto presente che alcuni ricercatori universitari hanno cominciato a studiare l'arte delle interruzioni sin dal 1985, quando ad un congresso sulla comunicazione fu presentato il saggio “Mi scusi, posso parlare ora?” (di Jeffrey R. Ringer). Lo studio identificó 4 elementi per le interruzioni: controllo sulla conversazione, percezione di diseguaglianza (si pensa che non si lasci parlare abbastanza) e stato d'ansia. Un altro studio del 1993, “Donne, uomini e chi interrompe” (di Deborah James e Sandra Clarke), ha stabilito che, di solito, le donne interrompono piú degli uomini. Infine un'analisi del 2009, “Rimedi per le interruzioni durante la conversazione” (di Graham Williamson), ha elencato i differenti livelli di interruzioni, tra cui la 'violative interruption” considerata la piú trasgressiva ma, apparentemente, molto apprezzata dalla Tv italiana.
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