La scomparsa di Giorgio Gaber

L’anno si apre con una gran brutta notizia, un lutto che ci priva di un grande artista e di un uomo che aveva il potere di farci riflettere come nessun altro sulla nostra condizione umana, politica e sociale.

Sarebbe ancora tempo di auguri (li rivolgiamo naturalmente anche noi ai lettori per l'anno che si apre) e di speranza per questo "giovanissimo" 2003, che però si è aperto con una notizia che ci ha lasciato tristi, sbigottiti e attoniti. La scomparsa di Giorgio Gaber, morto nella sua casa toscana proprio nel giorno di Capodanno.

La notizia, per quanto importante, non avrebbe in effetti un diretto legame con il nostro mondo radiotelevisivo, se non per "negazione" cioè perché Gaber, personaggio e artista così popolare e punto di riferimento per anni per giovani e meno giovani soprattutto "di sinistra", era da tanto tempo lontano da quella Tv che, come tante altre cose, non gli piaceva per niente e che dunque evitava con rigore, facendo rare e "memorabili" apparizioni (l'ultima l'anno scorso con Celentano).

Non un "divo della Tv", dunque, a parte il periodo degli anni 60-70 (quando era all'apice della popolarità e andava spesso in Tv con la moglie Ombretta Colli): a quella fama e a quelle canzonette (belle ma facili e pur giustamente mai "rinnegate") Gaber aveva poi rinunciato e mentre la moglie trovava una dimensione politica con Forza Italia (cosa che aveva provocato molte critiche, talora anche ingenerose, a Gaber), lui sceglieva il teatro d'impegno, con una forma di contatto diretto con il pubblico e con la scelta "difficilissima" dei "monologhi con canzoni". Gaber era dunque solo in scena con la sua fidata chitarra, la sua inesausta verve, la sua capacità di intrattenere il pubblico e di commentare i fatti della vita e soprattutto le mille difficoltà delle scelte di ognuno, in chiave umana, politica, sociale. Una forma di teatro che ricorreva ancora spesso al comico o al brillante ma che, spietatamente da tanti anni, alla fine lasciava l'amaro in bocca; perché Gaber non risparmiava mai il suo pubblico, gli sbatteva in faccia le sue contraddizioni, le sue incOErenze, le piccole e grandi meschinità di ognuno, la difficoltà di vivere in un mondo sempre più ricco, ma anche assurdo, brutto e incomprensibile, un mondo che però noi stessi abbiamo costruito e voluto.

La lucidità era forse la caratteristica principale di quei monologhi (scritti con il fido Sandro Luporini), che sapevano cogliere come forse nessun altro ha mai saputo fare l'impossibilità di vivere una vita cOErente fino in fondo e individuavano tutte le incongruenze e i comportamenti contraddittori di ogni "uomo di sinistra", anche se magari animato dalle migliori intenzioni.

Gaber era un anarchicoO Forse lo era diventato, in rapporto alle delusioni che tutta la sinistra, la sua generazione e le tante generazioni di giovani che lo hanno seguito e venerato negli anni gli avevano costantemente procurato. Ma soprattutto Gaber era un grande artista, che amava davvero la vita, un profondo conoscitore dell'animo umano, le cui parole avevano il sapore profondo della ricerca inesausta della verità, costi quel che costi.

Gaber ci mancherà molto e anche se può apparire incongruo avergli dedicato questo spazio in un sito specializzato nel mondo radiotelevisivo, vogliamo sperare che i lettori ci perdoneranno, per una scelta che abbiamo voluto fare in rapporto all'importanza della notizia della sua scomparsa e alla tristezza che essa ci ha procurato (Mauro Roffi).

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