La scomparsa di Jacopo Castelfranchi

 

Ricordare Jacopo Castelfranchi, che il 22 maggio ci ha lasciati alla bella età di 95 anni (non ancora compiuti) nella sua splendida ‘tenuta’ di Calco, è davvero una parola. Cosa rievocare di lui, delle sue tantissime imprese, di quelle folgoranti intuizioni che l’avevano reso ricco e relativamente famoso, della sua poliedrica e complessa personalità, quella che lo rendeva sempre e comunque un ‘protagonista’?

Partiamo dai dati di fatto. Una delle sue prime imprese era stata intanto la GBC (dedicata nel nome al padre Gianbruto), che era un’azienda elettronica importante e aveva sede in quella Cinisello Balsamo che è stata sempre la città dove lui ha impostato le sue attività. A un certo punto però ci fu un clamoroso ‘colpo di scena’ e per lui un vero salto di qualità, perché Castelfranchi - idea geniale che valeva una vita - era riuscito, con una tenacia e una determinazione incredibili, ad importare in Italia i prodotti Sony e a ottenere la concessione per il nostro Paese dell’azienda giapponese, prima ancora che nascesse la vera e propria Sony Italia.

Su queste basi Jacopo aveva poi costruito, già a partire dagli anni ’50, un’altra azienda parallela, nata in sordina e poi diventata negli anni importante e centrale, la sua casa editrice di riviste specializzate, quella della mitica ‘Selezione’ in origine, e poi anche quella di ‘Sperimentare’, ‘Elettronica Oggi’, ‘Cinescopio’, ‘Applicando’, ‘Din’, ‘Eurosat’ e naturalmente di ‘Millecanali’, di cui parleremo a parte. Per l’editoria lui aveva una passione vera (una della tante, ma forse la più intensa in assoluto), tanto che chiamò la casa editrice JCE, ovvero, manco a dirlo, Jacopo Castelfranchi Editore.

Lo sport era poi un’altra passionaccia, il ciclismo in particolare e su cosa combinasse con la sua squadra per le strade del Giro d’Italia sono fiorite leggende a non finire. Ma anche il calcio era nel mirino (Trapattoni era il grande amico di una vita), anche se la sorte volle che il Milan, al dunque, finisse in altre mani. Fosse andata diversamente, Jacopo sarebbe stato sempre in Tv, fra San Siro e Milanello, e sarebbe diventato davvero famoso, anche perché nel giro televisivo aveva diverse amicizie e belle conoscenze: Adriano De Zan, prima di tutto, ma anche Cingoli, Boncompagni, soprattutto Enzo Tortora.

E qui si apre la storia che ci riguarda. Come qualcuno ricorderà, i rapporti fra Tortora e la Rai erano ‘a corrente alternata’ negli anni ’70 e c’era una gran voglia di fare ‘Tv libera’. Castelfranchi non perse neanche un giorno: nel ’74 si unì all’amico Tortora e al mitico ‘zio Ruben’ (l’intellettuale della famiglia, ‘di penna fine’) e dopo alcune riunioni fondò di punto in bianco un giornale che desse voce proprio alle Radio e Tv libere che stavano nascendo in tutto lo Stivale. Il nome fu tutto un programma e anche qui una fantastica intuizione: non poteva essere che ‘Millecanali’ e presto divenne un mito per chi cercava notizie e informazioni su quel mondo, un punto di riferimento imprescindibile per chi voleva fare Radio e Tv e una preziosa fonte di informazione per tutti.

Intuito, genialità, determinazione assoluta e totale, una tenacia senza alcun limite e, assieme, anche una gran voglia di libertà e un grande senso degli affari: Castelfranchi era così e non poteva che precedere tutti con quella rivista. Allo stesso modo, un po’ di anni dopo, capì prima di tutti che il satellite per uso televisivo era una ‘cosa seria e importante’ e fece nascere ‘Eurosat’, patrocinando senza dubbi né remore la nascita di quel ‘polo italiano’ dei 13° Est su Eutelsat che ancor oggi è di fondamentale importanza per il mondo televisivo.

Insomma, se siamo ancora qui a scrivere su ‘Millecanali’ o su questo millecanali.it, dopo la bellezza di 43 anni, lo dobbiamo a lui.

Ma che editore era Castelfranchi? Chi come me gli è stato accanto per molti anni può forse indicarlo con due parole: straordinario e al tempo stesso incontenibile. Era sempre lì - anche quando magari speravi che ti lasciasse un po’ in pace - , non si fermava mai, voleva sempre sapere tutto del suo ‘Millecanali’ e di tutte le altre riviste, non mollava mai la presa, ma, al tempo stesso, rispettava e valorizzava il tuo lavoro e ti faceva capire che su di lui potevi sempre contare.

Era uno spettacolo vederlo ‘tampinare’ il mitico stampatore Carnesale perché gli portasse la rivista anche solo una mezz’ora prima, perché lui fremeva sempre, non riusciva ad aspettare, non lasciava in pace nessuno. Sempre protagonista, sempre sulla scena, era in azienda tutti i giorni e veniva pure spesso - da Calco a Cinisello, non una passeggiata - il sabato mattina, per telefonare all’amico Aldo Arpa e dare un’ultima occhiata a tutto, prima del ‘faticoso’ riposo domenicale, che dava l’idea di essere (almeno in parte) un problema.

Vennero poi anni meno gratificanti e alla fine ci fu la cessione di quel che intanto era diventato il Gruppo Editoriale Jce, un passaggio complicato da vivere per un uomo così eternamente protagonista come lui. Non mollò infatti per molti anni ancora, fondando a più riprese altre case editrici in nuovi settori, sempre dalla base di via Ferri (o via Gorki) a Cinisello, in quella sua palazzina dove aveva avuto sede per molti anni la stessa Sony.

Era un uomo ‘tutto d’un pezzo’, legatissimo al suo mondo, alle sue aziende, ai suoi riti, ai suoi giornali, soprattutto. Un editore di razza, che non riusciva a non interessarsi a tutto anche quando magari si proponeva invece di lasciarti lavorare (alle riunioni indirizzava sempre tutto dove voleva lui, anche controvoglia), che voleva essere rispettato nel suo ruolo imprenditoriale, che a te chiedeva tanto (pigrizia e poca dedizione al lavoro non erano ammessi) ma che era anche capace di improvvisi e inattesi gesti di generosità. A volte era ingenuo, si faceva pure ingannare da qualche furbone di turno, poi si pentiva e cercava di rimediare; a volte era molto duro, a volte tenero. Non era colto e ne soffriva un po’, ma suppliva con entusiasmo ineguagliabile, passione incontenibile, intuizioni pazzesche, determinazione totale fino a raggiungere la meta.

Mi ha insegnato tanto e gli devo molto, come tanti altri.

There are 5 comments

  1. Enzo Chiarullo

    Mi associo, parola per parola, a questo ricordo di Jacopo Castelfranchi… il mio banco di prova per poter lavorare per lui è stata un’intervista ad un suo amico regista delle telecronache del Giro d’Italia. Nessuno in redazione voleva esporsi e l’hanno affidata a me freelance alle prime armi.
    Grazie anche alla collaborazione dei colleghi ho passato l’esame e ancora oggi la mia firma compare su Millecanali.
    Non dimenticherò Jacopo Castelfranchi

  2. emanuele

    A Jacopo Castelfranchi sono in tanti a dovere qualcosa. Il sottoscritto non sfugge alla regola. Ero un outsider che veniva da Siracusa ed ho avuto attenzione e fiducia; da lui e da un Milano straordinariamente dinamica e inclusiva, come mi pare la città sia anche ora, sia pure tra qualche difficoltà e inevitabile travaglio, considerati i tempi.
    Facile essere debitori di qualcosa agli innovatori, a quelli che si prendono rischi, osano, vanno anche oltre i propri limiti. E’ stato decisivo per me consoscerlo e lavorare per lui, potendolo vedere in azione più da vicino, facendo i famosi pranzi brainstorming alla Kambusa, andando qualche volta in ‘pellegrinaggio’ a Calco.
    Mauro ha raccontato tante cose della sua vicenda. Ma il nostro pezzo, quello di Millecanali, di Eurosat, di Din, di Tutto Tv satellite, lo capivi bene, che pur importante, era solo un tassello.
    Mi ha fatto un po’ d’impressione che se ne sia andato pochi giorni dopo Daniele Piombi. Il sottoscritto li aveva fatti fatti incontrare all’inizio degli anni Novanta ed era nato l’Oscar delle Tv Locali, in qualche edizione corollario e in qualche altro vera parte integrante del Premio Nazionale, con tanto di ribalta tv sulla Rai, in un periodo veramente bello, divertente, ricco e fertile della nostra vita, della televisione italiana e del percorso di Millecanali. Che altro dire. Che mi auguro solo che ci siano tanti altri Jacopo Castelfranchi in giro anche adesso. Noi il numero uno, l’originale, abbiamo avuto il privilegio di conoscerlo e frequentarlo.
    Emanuele

  3. Antonio Cirella

    “non so davvero chi ve lo fa fare, complimenti!” lo ripeteva ogni volta che lo incontravo, da editore in erba, per portargli il nuovo numero della rivista, e lo diceva con un pizzico di malinconia. “lei potrebbe danneggiare la sua azienda con questo comportamento!” Riprendeva la centralinista che cercava di filtrare le sue chiamate, anche per questo il sig. Jacopo aveva sempre la priorità! R.I.P. Mito dell’elettronica!

  4. Chiara

    Questo.articolo mi ha.commosso, ho.conosciuto jc solo 16 anni fa, quando ero una neolaureati senza esperienza e lui mi chiamò per offrirmi un.lavoro, il primo, nella sua SPLE, casa editrice b2b.
    È quello che qui è scritto e le.persone citate erano quasi sempre le stesse,,,lo stesso stampatore che faceva i salti mortali per delle.modifiche in.ciano, che immancabilmente venivano in mente a jc, le mille idee, le iniziative, era un.vulcano! Ma soprattutto era una brava persona, semplicemente ma veramente, un vero Signore, a cui sarò sempre grata! Ciao mc, un abbraccio

  5. rt

    un faro.. uomo gentile che vedeva e intanto guardava oltre.. persona squisita. Gentiluomo vero. Ha contribuito alla diffusione delle tecnologie nelle nostre case. Grande mentore.

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