Televisione
La serie sulla violenza sulle donne su RaiUno
Elena Romanato
11 Aprile 2012
La fiction di ieri sera, “La fuga di Teresa”, giocata su flash back e rincorrersi di ricordi, in un'atmosfera angosciante come quella che vive la protagonista e nella quale lo spettatore si sente immerso, con una serie di enigmi che si svelano mano a mano con lo sviluppo della storia, ha lasciato ampio spazio alla coralità dei personaggi. La Von Trotta, infatti, ricostruisce la violenza su Laura, morta suicida, vista dagli occhi delle figlie Teresa e Marta, di un commissario e di una psicologa della polizia. Questi inizieranno ad avere dubbi sulla morte di Laura, in un primo momento considerato un incidente stradale, avvieranno le indagini in seguito alla fuga di casa della quindicenne Teresa, in eterno conflitto con il padre e la prima a capire le cause del suicidio della madre.
Teresa (Nina Torresi) tornata da un collegio in Svizzera non si rassegna all'idea che la madre Laura (Stefania Rocca) si sia suicidata e vuole capire cosa si nasconda dietro il gesto estremo, a differenza di suo padre (Alessio Boni), medico stimato, uomo freddo e severo, che invece non sembra interessato a scavare sulla morte della moglie. In Teresa i ricordi affiorano lentamente, mentre la sorellina minore Marta rivive tramite i suoi incubi, rivelandoli alla sorella, le violenze sulla madre (vittima anche e soprattutto di violenze psicologiche) alle quali ha assistito inerme e di nascosto.
Non andiamo oltre con la trama, sottolineando invece il valore generale dell'operazione, fortemente voluta da Claudia Mori con la sua Ciao Ragazzi. “Mai per amore” è infatti una coproduzione Rai Fiction - Ciao Ragazzi, una collana di quattro film per riflettere e approfondire un tema scottante e, purtroppo, sempre di grande attualità. Dietro la macchina da presa tre grandi registi per un cast di alto spessore artistico. È un ciclo di tv-movie per cercare di scoprire le logiche, le cause, le distorsioni e le aberrazioni mentali che portano troppo spesso, ancora oggi, a considerare le donne corpi da usare, da sottomettere e da “possedere” al pari degli oggetti. Quattro episodi per raccontare quattro storie che rappresentano risvolti differenti di queste violenze e per cercare di esplorare, per quanto possibile, la mente di chi le perpetua.
La collana prende il titolo dal brano “Mai per amore”, scritto e cantato da Gianna Nannini, che fa da colonna sonora ai quattro film.
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