La terza serata-evento di Sanremo

SPECIALE SANREMO 2011 –

Ascolti alti per la serata di Sanremo sull’Unità d’Italia e con un Benigni straordinario non poteva essere diversamente. La consueta analisi dettagliata di Starcom sull’audience di giovedì 17 febbraio.

All'inizio non è stato facile sintonizzarsi su RaiUno per seguire la terza serata del Festival di Sanremo (oltretutto anticipata in orario). Sui canali del digitale terrestre di Mediaset andavano in onda due “chicche”, “I love radio rock”, un film sul mondo delle radio pirata allestite a bordo delle navi (ambientato nel 1966) combattute dalla Bbc, e “Sbirri”, la docufiction con Raul Bova che segue le nottate di lavori di una squadra di poliziotti dell'antidroga. Su RaiDue ecco poi Santoro, che qualche sorpresa la riserva sempre.
Però quella di ieri ci è parsa alla fine, fino ad ora, la puntata più divertente e bella del Festival, e non solo per Roberto Benigni.

La puntata di ieri sera, dedicata ai 150 anni dell'Unità d'Italia, è stata infatti piacevole e intensa, con un clima più rilassato e con la rivisitazione di alcune canzoni storiche della musica italiana, dagli anni '50 alle più recenti come “Mamma”, “Va pensiero” “Viva l'Italia”, “Mille lire al mese” ed anche brani più 'giovani', come “Il mio canto libero”.

Ma il momento più atteso è stato, come prevedibile, quello di Roberto Benigni, alle 22.30 circa. Pur non potendo fare a meno di tirare in ballo i fatti attuali di cronaca spesso collegati al tema del Risorgimento (Goffredo Mameli minorenne, anche lui, quando scrisse l'Inno d'Italia o “Le mie prigioni” di Silvio... Pellico) con battute sui politici di turno, durante le quali la regia del Festival ha evitato, per dieci minuti buoni, di inquadrare il parterre di prima fila dei vari dirigenti Rai e dei ministri Meloni e La Russa, Benigni ha poi virato verso il suo versante più poetico, passionale e intenso.
Il momento più 'forte' è stato quello dell'esegesi dell'Inno d'Italia, che ricorda le letture dantesche del comico toscano (anche se non è riuscito forse ad eguagliarlo, ma Dante è nelle corde di Benigni).
Il legame con Dante, comunque c'era e Benigni, ormai vero uomo di cultura, l'ha evidenziato: il colore della bandiera italiana arriva dalla descrizione di Beatrice nell'opera dantesca, che indossa i tre colori.
Nell'esegesi dell'Inno (nel quale Benigni ha sforato di venti minuti circa sull'orario previsto) Benigni si è lasciato trascinare, ripercorrendo la storia a partire dalla citazione di quel Scipione L'Africano che ebbe il coraggio di affrontare Annibale, sconfiggendolo. Benigni ha spiegato in modo mirabile e anche a suo modo inedito i contenuti del testo, mettendo in evidenza la poca conoscenza dell'inno da parte di certi politici (ma anche degli italiani in generale). L'ha fatto anche riferendosi direttamente a Bossi: “Umberto, svegliati non è l'Italia schiava di Roma, il soggetto di questa parte dell'Inno di Mameli è la vittoria. È la vittoria schiava di Roma. Dillo anche al Trota”.

Benigni si è fatto prendere dalla narrazione, raccontando anche gli uomini e le donne del Risorgimento (“che hanno dato la vita per noi”), e i giovani di allora, e forse troppo spesso ha pronunciato le parole “straordinario” e “memorabile”. Ma alla fine del suo inno, cantato “a cappella” senza musica in modo poetico e molto molto 'partecipato', era davvero difficile riprendere con il Festival e le sue 'quisquiglie'. Quando il livello è così alto, scendere a terra è proprio un problema.

Morandi in effetti, già commosso quando ha ricordato Gianni Bella colpito da ictus, ha faticato a riprendere (“non per niente avevamo qui un Premio Oscar” e ieri sera in effetti si è capito perché gliel'hanno dato) con la normale conduzione e la Canalis, a sua volta imbarazzata, è poi scivolata sulla solita frase fatta “io adesso sto molto fuori (allusione a Clooney; Ndr.), ma sono orgogliosa di essere italiana”.

Anche le due Iene, per il loro successivo intervento hanno scelto un diverso profilo, rispetto all'approccio delle prime due serate e hanno recitato un testo di Antonio Gramsci. La gara canora è poi proseguita con i giovani e poi si è andati al recupero di due degli eliminati, ovvero Al Bano e Anna Tatangelo, con una procedura di televoto lenta e un po' tediosa.
In chiusura Morandi finalmente canta e a suggello della serata esegue in modo emozionante, anche lui, l'Inno di Mameli. Dissolvenza e apoteosi.

Ma eccoci ai dati d'ascolto. Il prime time di giovedì 17 febbraio, ha visto trionfare il Festival di Sanremo di Gianni Morandi, che ha radunato davanti al piccolo schermo 15.398.000 telespettatori, con il 50,23% di share, nella prima parte e 7.529.000 telespettatori, 53,20% di share nella seconda.

Santoro si è salvato con 4.250.000 telespettatori e il 14,13% di share, agli altri davvero le briciole (compreso Canale 5); solo “Wild - Oltrenatura”, condotto da Fiammetta Cicogna su Italia Uno, ha ottenuto un bel 8,18%.
Il (lungo) momento di Benigni ha ottenuto manco a dirlo picchi di ascolto e share altissimi: 18 milioni di spettatori per quasi il 60% di share.


In coda l'ormai classica analisi del centro media Starcom sulla serata.


  3a serata (Pdf, ~300 KB)


Commento e analisi della prima serata
Commento
e analisi della seconda serata

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