La triste estate delle Tv locali

Editoriale luglio / agosto 2014 –

Siamo probabilmente a una svolta storica per il comparto delle Tv locali italiane, quelle che conosciamo da quarant’anni (giusto giusto l’età della nostra rivista, naturalmente). La svolta è iniziata con l’avvento del digitale terrestre ed ha provocato molti guasti nel settore, perché si è colto molto presto come questo passaggio epocale assicurava al telespettatore una possibilità di scelta mai vista prima, una vera gamma (che per molti, peraltro, alle numerazioni più alte, resta tuttora una so…

Siamo probabilmente a una svolta storica per il comparto delle Tv locali italiane, quelle che conosciamo da quarant'anni (giusto giusto l'età della nostra rivista, naturalmente). La svolta è iniziata con l'avvento del digitale terrestre ed ha provocato molti guasti nel settore, perché si è colto molto presto come questo passaggio epocale assicurava al telespettatore una possibilità di scelta mai vista prima, una vera gamma (che per molti, peraltro, alle numerazioni più alte, resta tuttora una sorta di 'selva oscura') di canali fra cui scegliere e tante nuove opportunità di assecondare le proprie singole passioni.

Non staremo a rivangare tutte le vicende che in questi anni hanno visto le associazioni delle Tv locali collaborare a una peraltro inevitabile svolta storica come quella del digitale mediante l'ingresso in DGTVi, per poi uscire polemicamente dalla stessa associazione, evidenziando solo come la questione vera, come ben presto è emerso, fosse quella della numerazione LCN.

Perché fa un'enorme differenza essere nei primi 20 tasti del telecomando o non esserci affatto, per esempio; quindi, era assolutamente fondamentale riuscire a salvaguardare la presenza di un buon numero di emittenti locali entro le prime 20 'scelte', cosa che avrebbe consentito anche una campagna mirata di promozione della numerazione stessa presso il pubblico.

Purtroppo le divisioni insorte nel comparto delle Tv locali (non entriamo nel merito delle varie posizioni) a proposito della questione Lcn e soprattutto le incerte e oscillanti decisioni di Agcom e magistratura in merito hanno determinato una costante situazione di incertezza e tuttora non c'è chiarezza su questo tema così importante.

Ma torniamo al punto centrale del discorso: le Tv locali si sono ritrovate con il digitale in una situazione completamente diversa dal passato, quando potevano essere un'alternativa alle Tv nazionali, pur con tutti i loro limiti a livello economico (sul tema della pubblicità nazionale a loro di fatto negata si potrebbe scrivere un altro romanzo). Oggi il problema è invece riuscire a far ricordare al pubblico che queste emittenti ci sono ancora, che offrono un contenuto importante, quando realmente c'è (l'informazione e lo sport del territorio, l'unica reale 'esclusiva' del comparto), e che devono dunque essere ancora considerate un'opzione su cui puntare, nell'ambito di un'offerta televisiva (in senso 'lato') ormai quasi 'sterminata'.

Questa già difficilissima situazione è stata acuita dalla crisi economica che ha penalizzato molte strutture (anche di medio-alte dimensioni) e dall'incerta e sempre oscillante situazione dei contributi pubblici, che per molti anni hanno costituito 'l'altra faccia' del finanziamento delle Tv locali. La tendenza qui è al ribasso ma soprattutto vanno definiti una volta per sempre i criteri con cui assegnare contributi che almeno una parte del comparto sicuramente merita tuttora.

Perché la questione-chiave, alla fine, è quella posta da Maurizio Giunco nell'ambito dell'assemblea di Confindustria Radio-Tv: “Occorre capire se il 'sistema Italia' vuole ancora le Televisioni locali”.

Di parole in questi anni ne sono state spese anche troppe, da parte di istituzioni e di politici, di considerazione e addirittura di stima per le Tv locali stesse.

La realtà però è ben diversa: le vicende della possibile 'strage di frequenze' sull'Adriatico per risolvere l'annosa 'piaga' delle interferenze con l'estero, con gravi danni per le Tv locali, e l'altra incredibile questione che vede l'Agcom proporre aumenti per l'uso delle frequenze tali da rendere improponibile per le Tv locali proseguire l'attività di operatori di rete dimostrano esattamente il contrario.

L'anomalia italiana di avere tuttora così tante Tv locali è considerata un valore dal 'sistema Italia' e non un elemento, di fatto, negativo? Se sì, sarebbero necessarie decisioni conseguenti, da parte di tutti.

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