Come è cambiato lo spazio televisivo negli ultimi cinquant’anni secondo l’Aiart

Nel volume 'Dalla mondovisione all'endovisione. Pratiche e formati dello spazio televisivo' , l'Associazione Italiana Telespettatori riflette sui cambiamenti che hanno caratterizzato il modo di fare Tv nell’ultimo mezzo secolo

La prima produzione televisiva in diretta via satellite nei cinque continenti risale al 25 giugno 1967. Con 'Our World', questo il nome della trasmissione andata in onda cinquant'anni fa, i Beatles, Maria Callas, Pablo Picasso, solo per citarne alcuni, entrarono nelle case di circa settecento milioni di telespettatori con le loro produzioni e i loro racconti per circa due ore e mezza di trasmissione. Il progetto, pensato dalla Bbc in collaborazione con l’European Broadcasting Union, è stato realizzato in dieci mesi di lavoro e ha visto il coinvolgimento di circa diecimila tra tecnici, produttori e interpreti. Per l’occasione i titoli di testa furono stati accompagnati dal tema Our World cantato in 22 lingue diverse dai Piccoli Cantori di Vienna e la CBC Television Canada intervistò il guru dei media studies Marshall McLuhan in una sala di controllo della televisione di Toronto.

Nel 50° anniversario di questo primo esperimento in mondovisione, l’Aiart, l’associazione dei telespettatori e dei cittadini mediali, ha provato a riflettere su come è cambiato il modo di fare televisione a partire da quell’evento e come sono mutate le esperienze della visione. Lo ha fatto attraverso la recente pubblicazione del volume “Dalla mondovisione all’endovisione. Pratiche e formati dello spazio televisivo” curato da Massimiliano Padula e Giovanni Baggio (rispettivamente presidente e vicepresidente nazionale dell’Aiart) ed edito da Ets. "La struttura del libro – spiega Massimiliano Padula – prevede una prima parte di inquadramento teorico relativo all’evento-mondovisione che, attraversando la “televisione degli inizi”, ripercorre i cambiamenti prodotti non solo in ordine al modo di “fare” e “vedere” la tv, ma più in generale al rapporto mondovisione-globalizzazione: si pensi al giornalismo che esce fuori dalle redazioni e consente all’utente di partecipare “in diretta” alla notizia nel dispiegarsi del suo accadimento o ancora allo sdoppiamento della sfera pubblica".

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