La Ue mette sotto accusa l’Italia sulla pubblicità Tv

Troppi spot e troppe interruzioni pubblicitarie, in completa inosservanza delle regole Ue. È l’accusa del commissario europeo Vivienne Reading.

Lo scorso martedì 11 dicembre la Commissione europea ha inviato all'Italia un avviso formale (per la precisione, una "lettera di costituzione in mora") per violazione delle norme europee sulla pubblicità, in base alla direttiva UE "Televisione senza frontiere" (pur in fase di revisione, come abbiamo visto nei giorni scorsi). In sostanza, si tratta del primo passo verso la procedura di infrazione prevista per queste violazioni dalla normativa europea.

In particolare, l'Italia è accusata di non rispettare il limite orario di 12 minuti di pubblicità, di non garantire l'intervallo di almeno 20 minuti tra uno spazio pubblicitario e l'altro ed anche di violare le regole per l'inserimento degli spot nei film.

Inoltre rischia la procedura di infrazione anche perché le sue leggi non considerano le televendite come spazi pubblicitari, come non considerano pubblicità la presentazione dei propri programmi da parte delle reti televisive. "Le emittenti hanno bisogno della pubblicità - ha detto la commissaria europea Viviane Reding - e la pubblicità ha bisogno delle emittenti, ma noi dobbiamo anche garantire una effettiva tutela dei consumatori. Ciò di cui abbiamo bisogno ora è di una pubblicità responsabile".

La Reding ha ammonito l'Italia, dicendo che anche se è in corso di approvazione una direttiva più aggiornata in questo settore, che prevede comunque il limite di 12 minuti di pubblicità oraria, Roma "deve rispettare pienamente le regole Ue in vigore" e l'Italia non avrebbe invece fatto il necessario per imporre l'osservanza della normativa Ue. Sotto accusa sono anche le pubblicità inserite indebitamente durante i Telegiornali e le pause pubblicitarie troppo lunghe, mentre le televendite sono spesso troppo brevi rispetto ai 15 minuti previsti dalla Direttiva.

La Commissione entra anche nel merito degli spot promozionali dei propri programmi (autopromo) trasmessi dalle Tv italiane, "cui non sono applicate alcune norme fondamentali della direttiva, come quelle che garantiscono il rispetto della dignità umana e della non discriminazione". La Commissione ha attaccato anche le pene previste dalla legislazione italiana per chi viola le norme sulla pubblicità, in quanto "troppo lievi per essere un deterrente e per tutelare compiutamente i consumatori".

Il Governo italiano ha ora due mesi di tempo per rispondere alle osservazioni della Ue. Uno dei primi commenti è stato quello di Pietro Folena, presidente della Commissione Cultura della Camera: "La messa in mora da parte dell'Unione Europea riguardo ai limiti pubblicitari può essere la prima di una lunga serie e a quella odierna potrebbero presto aggiungersi le procedure di infrazione riguardo alla concentrazione del mercato televisivo e pubblicitario, in base alla legge Gasparri, così come la stessa commissaria Reding ha annunciato. È urgente quindi che il Ddl Gentiloni venga messo in calendario e approvato al più presto".

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