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Giro d'orizzonte sulla Radio in Serbia

La voce scomoda della ‘Clessidra’

‘La Clessidra’ è uno dei più discussi programmi radiofonici trasmessi in Serbia. Crimini di guerra, privatizzazioni, politica e giustizia sono tra i temi affrontati settimanalmente dalle giornaliste Svetlana Lukić e Svetlana Vuković.

23 Dicembre 2009

Vediamo cosa scrive da Belgrado Cecilia Ferrara per “L'Osservatorio sui Balcani”:
«“Ako vam je dobro, onda ništa”, se vi va bene, allora niente. Questo il motto di Peščanik “Clessidra”, un programma radiofonico che va in onda dal 2000. Qualcosa di più un gruppo di intellettuali che cerca di far capire che forse non va tutto bene, anche se non c'è più la guerra, Milošević è morto e non bombardano più. 'Peščanik' è a metà strada tra un programma cult, ascoltato dai giovani, dai progressisti, dagli intellettuali e da 400 mila persone ogni settimana, e un programma scomodo che nessuno vuole troppo polemico, politicamente scorretto, fastidioso. Tra i partecipanti al programma ci sono i più importanti intellettuali di sinistra, da Biljana Srbljanović a Ivan Čolović, Vesna Pešić, Vladimir Gligorov, Teofil Pančić, solo per citarne alcuni. Ogni anno viene pubblicato un libro con le interviste delle trasmissioni, che viene promosso in incontri in tutta la Serbia. Gli incontri sono sempre più spesso fonte di attacchi di gruppi nazionalisti e ultra religiosi. Svetlana Lukić è la conduttrice, una giornalista che cominciò con Radio Beograd nel 1989 e nei primi anni '90 seguì i conflitti in Croazia e in Bosnia. Informando sulla guerra finì nella “lista nera” dei giornalisti “nemici del popolo”. Nel 1992 venne definitivamente espulsa da Radio Beograd e iniziò a lavorare per radio B92, tra le pochissime Radio indipendenti dell'era Milošević, dove continuava ad occuparsi delle guerre nei Balcani e delle responsabilità della Serbia in queste ultime. Osservatorio Balcani e Caucaso l'ha incontrata insieme alla collega Svetlana Vuković, redattrice, che condivide con la stessa Lukić gran parte del percorso giornalistico e l'avventura di 'Peščanik'. “Come è nato 'Peščanik'?”. «Peščanik è nato nell'ambito della campagna elettorale anti-Milošević. Da una parte c'era Otpor, il movimento studentesco, dall'altra c'era una campagna dei media all'interno della quale si inseriva il programma radiofonico che andava in onda su B92 e su altre Radio in tutta la Serbia. Dopo la caduta di Milošević ci siamo iniziate ad occupare di temi che riguardavano più la transizione, la giustizia, le privatizzazioni, con l'idea di vivere ormai in un Paese democratico. Nel 2003 però fu ucciso il primo ministro Zoran Ðinđić e improvvisamente gli anni Novanta tornarono attuali. Fu chiaro che c'era una continuità tra il regime e il post-regime in particolare nella relazione tra il governo ed i criminali di guerra. Qualcuno definì l'omicidio di Ðinđić l'ultimo crimine di guerra. In quel momento capimmo che il nostro lavoro non era finito». “Qual è la differenza tra lavorare come giornalisti di opposizione ad un regime e il lavoro che svolgete oggi?”. «Per noi era molto più facile negli anni Novanta perché era tutto molto più chiaro. Da una parte c'erano quelli contro Milošević, ci conoscevamo eravamo una piccola comunità, dall'altra c'erano Milošević e il suo popolo. Allora avevamo molto più appoggio anche a livello internazionale, ora i problemi sono spesso gli stessi ma si fa finta che vada tutto bene. La comunità internazionale pensa che Tadić sia il massimo che noi serbi possiamo avere e allora va bene anche per l'Europa. Senza contare che negli anni Novanta non eravamo trattati come estremisti: oggi a destra ci sono Obraz e gli altri gruppi ultranazionalisti e a sinistra ci siamo noi». “Quali sono gli argomenti per voi più pericolosi da trattare?”. «Prendere in giro Tadić è la cosa più pericolosa che facciamo. Svetlana Lukić è molto dissacrante, nei suoi editoriali che aprono i novanta minuti di 'Peščanik' e può succedere che invece di esprimere un giudizio dica che Tadić è “bleah” o qualcosa del genere. Questo li fa imbestialire. Ma non ci sono tabù per le trasmissioni. Sappiamo che la gente è molto sensibile agli attacchi alla Chiesa e noi lì facciamo senza problemi ma cerchiamo di usare molto tatto. È importante ricordare le responsabilità che la Chiesa ha in alcuni casi di crimini di guerra e di pedofilia…». “Come vedete la situazione dei media, anche in seguito alla nuova legge sull'informazione?”. «La libertà di espressione in Serbia è in uno dei suoi momenti peggiori, per la prima volta in 10 anni abbiamo avuto la sensazione che potremmo chiudere. Abbiamo offerto la trasmissione a tutte le Radio e solo tre l'hanno accolta (Radio 021 di Novi Sad, Radio Sto Plus di Novi Pazar e Ok Radio di Vranje). Chi ci trasmette rischia. Per quanto riguarda la nuova legge è una sorta di ricatto verso alcuni media, probabilmente anche se è passata non verrà applicata ma è sufficiente per imporre ai mezzi di informazione un'auto-censura»».

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