L’analisi di Unicom sulla comunicazione politica

L’OPCC - Osservatorio Permanente sul Cambiamento della Comunicazione è un’iniziativa di Unicom (Unione Nazionale Imprese di Comunicazione). L’OPCC si avvale del contributo di un pool di Associati con esperienze specialistiche, in qualità di tutor. Questo gruppo è altresì supportato da un Comitato Scientifico, un team di esperti esterni all’Associazione che dà il proprio contributo per analizzare i dati raccolti nei diversi settori.

Nel 2017 l'OPCC ha coinvolto circa 2000 consumatori e 26 agenzie di marketing e comunicazione, studiandone le valutazioni su un tema di grande attualità - la comunicazione politica - , con l’obiettivo di indagare il ruolo dei media e di capire come sfruttare i vari canali a disposizione e come impostare le future strategie comunicative. Va detto che Unicom si può ora avvalere della grande competenza (in specifico soprattutto su questo tema) della società di ricerche EMG - Acqua Group, guidata da un noto ‘volto televisivo’ come Fabrizio Masia.

 

Lo studio Unicom si concentra dunque sulla comunicazione politica, anche alla luce di fatti recenti quali il referendum in Italia del 4 dicembre 2016, le elezioni presidenziali negli USA e quanto avvenuto nel Regno Unito relativamente  alla  Brexit.

Il risultato primario dell’indagine - indicatore dell’attuale contesto storico - è quello di descrivere un’Italia disgustata e sempre più lontana dalle vicende politiche. Un esito forse prevedibile ma sempre significativo per capire ‘l’aria che tira’ nel nostro Paese.

“I nostri concittadini si dichiarano in maggioranza disinteressati (32,3%), se non addirittura disgustati dalla politica (21,5%), relegando a un modesto 13,9% la porzione di coloro che si sentono concretamente impegnati (1%) o comunque propensi a seguire regolarmente i fatti della ‘res publica’ (12,9%) - ha scritto Masia - . Questo tipo di atteggiamento si riverbera nell’auto-collocazione dei rispondenti, rispetto alla quale si assiste a un progressivo passaggio degli italiani dalle radicate categorie del vecchio millennio (Destra, Centro, Sinistra) a un posizionamento di fatto ‘non ideologizzato’, ovvero quello dei “non collocati” (addirittura il 50%!).

L’evidente distonia e il conseguente distacco si trasformano in un processo piuttosto superficiale di acquisizione delle informazioni, che vede soprattutto nelle notizie poco approfondite dei Tg il cardine informativo, facendo persino registrare un 23,8% di individui che non si informa mai (praticamente un elettore su quattro non sa nulla, con delle punte del 40% tra i giovani!)”.

Gli italiani ricavano dunque l’informazione politica in prevalenza dai Telegiornali (50%) rispetto ai canali digitali, con siti internet, social media e quotidiani on line che si attestano attorno a un misero 7-8% del campione.

 

La democrazia del voto oggi si appoggerebbe quindi su basi comunicazionali assai fragili, derubricando i quotidiani tradizionali a comprimari dell’informazione (12,1%). I dati non sorprendono, peraltro, qualora si consideri che la fiducia nei politici in generale non raggiunge il 10% e che anche la credibilità dei politici sui quali verrà indirizzato il voto è mediamente sotto il 30%.

Se a questo scenario si associa la scarsa affidabilità percepita dei giornalisti (22,8%), si comprende non solo la siderale distanza del mondo della politica e dei media dai cittadini ma anche il motivo per cui sui mezzi di informazione si va alla ricerca soprattutto del commento tecnico di esperti (54,4%), mentre il racconto delle vicende politiche (25,8%) o il commento dei giornalisti (14,6%) o dei politici (5,2%) è dichiarato molto meno interessante.

Non ci sono allo stato attuale nemmeno buone notizie per la comunicazione sul Web: se i giornali on line costituiscono una preziosa fonte di informazione per un residuale 7,2% del campione, né i siti internet (8,2%) né i social network (7,4%) hanno ancora “sfondato”, lasciando comunque a Facebook (ben il 71,2%) il primato di ‘fonte’ preferita nello sterminato universo della Rete.

Ma quale sarà in futuro il ruolo del Web, già oggi considerato (forse non così a ragione, come abbiamo visto) importante per la comunicazione politica? Quasi il 40% del campione ha esitato ad esprimersi, mentre il 36,6% ritiene che Internet diventerà più rilevante della Televisione; ciò conferma dunque, anche se ancora timidamente, la tendenza allo sviluppo del digitale per la comunicazione politica sulla rete.

 

Le agenzie coinvolte nello studio Unicom, si presentano, invece, in modo completamente differente rispetto al campione della popolazione italiana. Il ‘comunicatore’ (non solo politico) è infatti maggiormente ideologizzato e interessato ai fatti della politica; di fatto fa registrare circa il 61,5% di attenzione ai siti Internet, con approfondimenti e letture di notizie politiche.

Per i comunicatori, quindi, Internet è decisamente utile ed è una buona integrazione dell’informazione tradizionale per il 55,7% degli intervistati. La maggioranza assoluta delle agenzie crede difatti che il futuro della comunicazione politica sarà sul Web.

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