L’Antitrust apre un’istruttoria sul digitale Rai

Si complica la strada intrapresa dalla Rai che porta all’avvio del digitale terrestre, a seguito dell’istruttoria avviata dall’Antitrust di Tesauro che indagherà sulla reale necessità di acquisire frequenze dalle Tv locali. In discussione, di fatto, c’è anche la legge Gasparri.

Quella del ruolo della Rai nel frettoloso avvio della fase di sperimentazione del digitale terrestre è una vicenda piena di paradossi. Si ricorderà come si sono svolti i fatti, con le prime voci dell'estate scorsa di acquisto di frequenze dalle Tv locali, lo stop dato, di fatto, dal presidente Annunziata, il ripensamento sulle modalità dell'operazione, la successiva fase di studio della situazione e la seconda fase, reale, di acquisizioni con una spesa molto minore di quanto stimato precedentemente; successivamente, anche grazie a tutta una serie di canali messi a disposizione dal Ministero delle Comunicazioni o sottratti al DAB, la dichiarazione di raggiugimento dell'obiettivo della copertura del 50% della popolazione entro il 31 dicembre 2003, su due bouquet digitali, come previsto da una legge Gasparri mai entrata in vigore.

Già qui c'è il primo paradosso, visto che si è proceduto soprattutto sulla base di quanto indicato da un provvedimento che non è diventato effettiva legge dello Stato, al fine primario, abbastanza evidente, di realizzare quanto prevedeva la stessa Gasparri, con il fondamentale scopo, dunque, di salvare - via digitale terrestre - Rete 4.

Si ricorderà poi anche che il 3 gennaio scorso, in occasione, dei 50 anni della stessa Rai, a Milano è stato dato il via alle trasmissioni in digitale terrestre della Rai, chiudendo il cerchio dell'operazione di cui sopra, ma con la polemica assenza del presidente Annunziata, che ha fatto sapere di non condividere la fretta manifestata nei confronti del digitale terrestre. Si consideri anche che intanto la Gasparri era tornata in discussione, dopo il rinvio alle Camere del provvedimento da parte di Ciampi, che fra i punti "critici" aveva anche indicato proprio questa confusa fase di avvio a tappe forzate del digitale, con il sospetto che lo scopo fosse, alla fine, prima di tutto quello di vanificare il termine indicato dalla Corte Costituzionale per l'invio di Rete 4 sul satellite.

Ecco che adesso si scopre il secondo paradosso. Le acquisizioni di frequenze dalle Tv locali da parte della Rai non hanno ancora ottenuto il via libera da parte dell'Antitrust di Tesauro, come è previsto dalla legge ed è stato fatto nei due casi analoghi di Mediaset e La7. L'avvio delle trasmissioni, almeno su quelle frequenze, è dunque solo a carattere sperimentale (e provvisorioO).

Ma in più, a quel che sembra di capire, Tesauro (che aveva già avvertito Mediaset che le sue operazioni di acquisto la stavano ponendo in un condizione di grandissima forza, tale da porre dubbi su ulteriori future operazioni del genere), a occhio, non sembra molto favorevole a dare nuove frequenze anche alla Rai.

L'Autorità Garante della concorrenza e del mercato ha infatti appena aperto un'istruttoria contro la Tv di Stato al fine di valutare l'eventualità del raggiungimento di posizioni dominanti sul mercato. In sostanza, l'Antitrust si domanda se con 1735 frequenze dichiarate per RaiUno, 1648 per RaiDue e 1500 per RaiTre la Rai per avviare il digitale avesse anche bisogno di acquistare altre frequenze dalle Tv locali.

L'organismo di Tesauro valuterà l'accaduto entro 45 giorni, considerando il rischio che la Rai, a questo punto, possa arrivare, più di Mediaset, a una posizione dominate sul mercato televisivo. Insomma, la situazione è complessa, intricata e anche incerta, se si considera che intanto, appunto, si è andati avanto lo stesso e il digitale terrestre "di Stato" ha preso ufficialmente il via. E se alla fine si stabilisse che quegli acquisti (sono stati spesi 21 milioni di euro e acquistate frequenze da poco più di una decina di società televisive di varie parti d'Italia per frequenze anche importanti) non erano possibiliO È pensabile addidittura una 'marcia indietro' e soprattutto, a quel punto, come si potrà sostenere con la vecchia o nuova Gasparri che il digitale ha già portato un tale pluralismo in Italia da rendere inutile l'esilio sul satellite di FedeO

La Rai naturalmente rivendica la piena regolarità del suo comportamento, poiché "ogni suo atto è stato eseguito in funzione di leggi vigenti, quali la 66 del 2001 e il decreto legge 352 del 24 dicembre 2003" (il decreto legge, in quest'ultimo caso, che di fatto ha prorogato ancora la situazione di Rete 4). Inoltre la Rai "ha proceduto e procederà sul tema del digitale terrestre con criteri improntati all'efficacia e alla massima prudenza e trasparenza. Entro i dieci giorni previsti, l'azienda depositerà le proprie controdeduzioni e la relativa documentazione di supporto".

In realtà la via, già assai impervia, che porta al salvataggio di Rete 4 mediante il miracoloso "digitale" si è adesso complicata ancor di più. E il via al digitale Rai rischia di assomigliare a una falsa partenza.

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