L’Authority fra Rete 4 e il digitale

Mentre sta tentando, più o meno, di rispettare la scadenza che era stata prefissata a fine giugno per consegnare l’atteso regolamento sulla Tv digitale, l’Authority di Enzo Cheli è alle prese con un annoso problema

cui metterà mano in questi giorni: si tratta dell'ormai 'mitico' invio di Rete 4 sul satellite.

'Mitico' perché, come si ricorderà, la legge era stata congegnata in un modo così maldestro (si diceva cioè che la rete eccedente di un gruppo che controllasse più del 20% delle concessioni nazionali, come appunto Mediaset, doveva andare nello spazio non appena fosse stato raggiunto un "congruo sviluppo dell'utenza satellitare e via cavo") da lasciare ampio spazio ai rinvii e ai cavilli, in modo da vanificarne il senso, che era quello di una presunta (severa) norma antitrust.

Naturalmente in una legge la "forma" è (quasi) tutto e così è stato facile constatare in questi anni come il satellite abbia sì avuto uno sviluppo in Italia, ma non certo "decisivo".

Insomma, per Emilio Fede è stato fin troppo facile rintuzzare i buoni propositi e gli assalti dei "poco convinti" nemici di Rete 4.

L'Autorità, da parte sua, si è ben guardata dall'intervenire finora con specifiche decisioni. Lo dovrebbe fare ora, dopo alcuni anni, ma già si prevede che la decisione sarà quella più "logica", ovvero che verrà fissata una soglia per il "congruo sviluppo", che dovrebbe essere quella del 30% di diffusione delle parabole rispetto alle abitazioni.

Come dire che se ne riparlerebbe fra qualche anno, o forse mai, visto che il digitale (terrestre) è ormai alle porte.

Contro questi possibili sviluppi si è schierata soprattutto Europa 7 di Francesco Di Stefano, che spera di avere le frequenze di Rete 4 per la sua rete nazionale "fantasma" (senza frequenze ma con concessione) Europa 7, mentre una recente sentenza del Tar del Lazio ha persino rimesso in gioco la sua seconda rete (anch'essa "virtuale") 7 Plus.

Di Stefano tenterà ancora la strada del Tar per "spronare" Cheli a una decisione più "coraggiosa" ma non si capisce con quali possibilità di successo.

Più "insidiosa" appare, forse, una prossima decisione (a novembre) della Corte Costituzionale, che potrebbe sancire di fatto l'incostituzionalità delle norme della legge Maccanico che appunto rinviavano a un incerto avvenire l'eventuale "spegnimento terrestre" di Rete 4.

In tal modo si veniva meno, di fatto, a una precedente sentenza anti-trust, addirittura del '94, della stessa Corte.

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