L’autunno delle incognite

Editoriale del mese: novembre 2010 –

In questi giorni tra fine ottobre e inizio novembre in cui scrivo questo editoriale l’“aria che tira” (come si suol dire) è diversa dal solito. Impazza lo ‘scandalo Ruby’ e l’impressione è che stavolta qualcosa di importante stia per succedere, nel mondo politico e nel Paese. C’è un che di simbolico nello scenario di queste settimane, con l’idea che l’autunno 2010 sia anche l’autunno di un sistema di potere, quello simboleggiato da Silvio Berlusconi, che sta (forse) esplodendo al suo stesso inte…

In questi giorni tra fine ottobre e inizio novembre in cui scrivo questo editoriale l'“aria che tira” (come si suol dire) è diversa dal solito. Impazza lo 'scandalo Ruby' e l'impressione è che stavolta qualcosa di importante stia per succedere, nel mondo politico e nel Paese. C'è un che di simbolico nello scenario di queste settimane, con l'idea che l'autunno 2010 sia anche l'autunno di un sistema di potere, quello simboleggiato da Silvio Berlusconi, che sta (forse) esplodendo al suo stesso interno, dopo tanti anni di solida 'resistenza'. Salvo smentite, naturalmente.

Non andiamo oltre nel delineare questi scenari, non essendo questa la sede per simili analisi.

Ci limitiamo a constatare come questa situazione abbia poi come possibile (probabile) sbocco le elezioni politiche anticipate, un esito clamoroso, se si pensa alla forte maggioranza conseguita circa due anni e mezzo fa da Berlusconi e dalla Lega Nord. E se elezioni saranno, ci saranno tutti i problemi e le conseguenze del caso.

Per quest'anno, intanto, ci accontenteremmo di poter oltrepassare la tremenda scadenza degli switch-off del Nord Italia con un po' di serenità, ben sapendo che così non è e non può essere, in realtà.

I problemi creati dal passaggio al digitale sono tanti e ne abbiamo trattato a più riprese su queste pagine; non a caso, sulla copertina del numero di ottobre, ci siamo affidati a una bella espressione dei Legnanesi (che sembrano invocare l'aiuto del Cielo, della Divinità) per esemplificare quanto fosse impervia la strada da percorrere.

Non è che i primi giorni di switch-off abbiano dato indicazioni confortanti. Si è arrivati alla scadenza in Lombardia con il solito affanno, senza un percorso chiaro e senza che le emittenti locali abbiano avuto il tempo di organizzarsi, arrabattando soluzioni all'ultimo momento, come già era avvenuto lo scorso anno in Lazio e Campania (per i particolari vi rimandiamo alle puntualissime cronache di Oliviero Dellerba).

Sulla fondamentale questione dell'LCN le cose dovrebbero andare diversamente dal 2009, quando le conseguenze della mancata soluzione del problema furono tremende per le Tv locali, ma ci sono stati ritardi e disfunzioni anche in questo caso. E perché tanto ritardo, per passare per un attimo a Veneto e Friuli, anche nell'affrontare i 'nodi' dei rapporti (televisivi) con i nostri vicini dall'altra parte dell'Adriatico?

Ce la farà Romani (che somma attualmente nella sua persona due compiti assai diversi e complicati come quello di ministro dello Sviluppo Economico e di responsabile di Comunicazioni e Tlc) assieme a Calabrò a farci superare questa scadenza con i minori danni possibili? È presto per dirlo ma le cose marciano con grande fatica e ci pare ormai assodato che nello scenario televisivo italiano ci sarà un 'prima' e un 'dopo' (lo switch-off) e che davvero 'nulla sarà più come prima'. In particolare sarà davvero difficile per le Tv locali superare il giro di boa mantenendo intatti ruolo, funzioni e anche l'assetto economico-strutturale precedente.

Né mi pare, purtroppo, che la questione interessi più di tanto. Delle Tv locali, che in molti casi trasmettono ed operano da decenni (usufruendo di contributi pubblici per il loro 'ruolo') e sono spesso molto rappresentative del loro territorio, già si parla pochissimo in generale, mentre ora le si considera poco più che 'agnelli sacrificali'. Lo dimostra la questione dei canali 61- 69: il Governo conta sull'asta con le società di Tlc per fare cassa, l'Authority vuol fare bella figura anche in chiave europea, nessuno si chiede che fine faranno le Tv locali che si vedranno assegnati questi canali. Al massimo si pensa di stanziare qualcosa per 'risarcirle' delle frequenze perdute.

Nessuno si domanda neppure se così si finirà magari per perdere qualcosa, in termini di 'voci' delle nostre regioni, province e città e anche di pluralismo dell'informazione in generale. E anche questo è un gran brutto segnale.

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