Le emittenti più ‘tutelate’ in tema di elettrosmog

 

Già nei mesi scorsi avevamo dato notizia di una serie di provvedimenti della Corte d’Appello di Venezia, enuncianti principi di maggior tutela per le emittenti in materia di elettrosmog.

Tale orientamento si è consolidato grazie ad altre tre favorevoli decisioni sempre della Corte d’Appello veneta: tali pronunciamenti sono stati resi a definizione di giudizi attivati da tre società (assistite dallo Studio Legale Barneschi), titolari di altrettante emittenti radiofoniche, oggetto di onerosissime sanzioni da parte di enti comunali, per preteso superamento dei limiti di legge per le emissioni radioelettriche.

Le prime due decisioni hanno avuto origine dalle pesanti sanzioni comminate dal comune di Baone a due importanti emittenti radiofoniche (una nazionale, l’altra locale), per presunto superamento dei valori di campo elettromagnetico presso il sito di Monte Cero.

Dopo il rigetto del ricorso in primo grado, la Corte d’Appello di Venezia ha condiviso le tesi delle società titolari delle emittenti, con due sentenze che confermano lo storico mutamento d’indirizzo del giudice veneto (che in precedenza aveva sempre respinto gli appelli degli editori radiotelevisivi).

Il giudice di appello veneto ha confermato che per quanto concerne le aree effettivamente disabitate, nelle quali è consentito l’accesso ai soli addetti alla manutenzione degli impianti non possano applicarsi i limiti di legge previsti a tutela della popolazione, in assenza di presenza della popolazione stessa. L’affermazione contenuta nelle sentenze e chiara ed indiscutibile: “le rilevazioni sull’inquinamento elettromagnetico e le conseguenti procedure di riduzione a conformità devono essere attuate nelle zone liberamente accessibili alla popolazione, quale non è quella ove l’Arpav ha effettuato gli accertamenti di cui è causa, che è invece un’area interdetta al pubblico”, concludendo che in tale situazione manchi “il presupposto del pericolo per la popolazione dell’esposizione ad onde elettromagnetiche superiori ai valori limite”.

Ma con sentenza pubblicata nello scorso mese di marzo, sempre la Corte d’Appello di Venezia è andata oltre e, nel consolidare il proprio orientamento, ha definito, in maniera estremamente chiara, ulteriori principi molto importanti che non mancheranno di tutelare le emittenti nei procedimenti in materia, anche nella fase dei rilievi con le varie agenzie regionali per l’ambiente.

Infatti, nell’opporsi alla sanzione emanata dal comune di Romano d’Ezzelino la difesa dell’emittente radiofonica sanzionata aveva contestato, anche in questo secondo caso (riguardante peraltro area non interdetta al pubblico) che la presenza umana per almeno quattro ore giornaliere (presupposto per l’applicazione del più estremo limite dei 6 V/m) non fosse stata provata. Infatti, il giudice di primo grado non aveva tenuto conto che le affermazioni al riguardo dell’A.R.P.A. e del sindaco del comune coinvolto fossero state irrilevanti, dato che in effetti non era stata neanche provata la reale situazione amministrativa delle costruzioni esistenti nel sito.

Viceversa il giudice di secondo grado ha ritenuto la mancanza assoluta di prova sulla circostanza, con conseguente errore da parte dell’A.R.P.A. e del comune nel ritenere sussistenti i presupposti per la sanzione, che la Corte d’Appello ha dunque annullato.

Nel motivare tale annullamento, il giudice veneto ha enunciato un altro principio fondamentale, ritenendo che, in assenza di probabilità concreta di presenze umane per almeno quattro ore giornaliere, non sia applicabile nella fattispecie il cosiddetto “principio di precauzione”, quale presupposto di applicazione del limite di legge più estremo. Le motivazioni espresse in motivazione sul punto sono molto importanti: si afferma che in ciascuna situazione vada valutata non la mera possibilità tecnica ma quella “concreta della richiesta presenza umana (di almeno quattro ore giornaliere) quale preciso presupposto”, dato che l’applicazione acritica del principio di precauzione “porterebbe a risultati (anche processuali) abnormi“, in contrasto con fondamentali principi processuali relativi all’onere della prova.

Con questa sentenza il Comune controparte dell’emittente radiofonica è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio sia di primo che di secondo grado (L. R.).

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