Leggi&Norme
Legge-bavaglio ungherese: finalmente una marcia indietro
Mauro Roffi e Elena Romanato
10 Febbraio 2011
Si chiude così (forse, o almeno speriamo) la vicenda di una delle leggi più controverse d'Europa dell'ultimo periodo; una legge sulla stampa, entrata in vigore lo scorso primo gennaio, che per le sue misure restrittive ha causato proteste non solo fra i giornali ungheresi ma anche appunto in ambito Ue. La legge-bavaglio è stata votata pochi giorni prima che l'Ungheria assumesse il semestre di presidenza dell'Ue e questo, oltre alla natura stessa della legge che prevede gravi multe in caso di informazioni che siano “in violazione dell'interesse pubblico” e “politicamente non equilibrati” o “lesivi della dignità umana”, aveva provocato sensazione. I giornalisti erano poi obbligati a rivelare le loro fonti. Ma poi alla fine la circostanza del semestre di presidenza si è ritorta proprio contro il Governo ungherese.
Questa era infatti una legge inaccettabile per l'Ue (e per chiunque in Europa ami la libertà di stampa e di espressione), che ha dunque fatto pressione sul governo ungherese affinché la modificasse. Lo stesso Barroso, Presidente della Commissione europea, si era espresso chiaramente in aula ed aveva chiesto pubblicamente una lettera di chiarimenti. L'Ue aveva inoltre aperto un'inchiesta sulla nuova normativa di regolamentazione dei media.
Poi la agognata marcia indietro del governo ungherese guidato da Orban.
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