Libertà per reporter di solito ignorati

La soddisfazione per la riconquistata libertà dei nostri quattro giornalisti rapiti in Siria si accompagna a un senso di smarrimento per l’isolamento in cui questi colleghi ‘eroici’ devono lavorare. Qualcuno si può persino porre il classico interrogativo: ‘Ma chi glielo fa fare?’.

Dopo il silenzio stampa chiesto dalla Farnesina, e ad alcuni giorni dalla liberazione dei quattro giornalisti rapiti in Siria lo scorso 5 aprile, non ci si può che rallegrare per la loro libertà ma nemmeno non porsi una domanda. Perché del loro lavoro, ogni giorno in teoria sotto gli occhi di tutti, ci si accorge solo in certi frangenti? E perché per vedere certi servizi d'informazione (e di qualità) bisogna sintonizzarsi su una rete di nicchia e a ore improponibili? E chi sono i giornalisti rapiti?

Per capire l'importanza del loro lavoro basta scorrere la rassegna dei video realizzati da Amedeo Ricucci nella sua carriera (uno dei rapiti con il fotoreporter Elio Colavolpe, il documentarista Andrea Vignali e la giornalista freelance Susan Dabbous, di origini italo-siriane), che lavora per 'La storia siamo noi' di Rai Educazione.

Si va dal video girato sulle isole Solovki a “Una donna sola: Anna Politkovskaja” (2008) o ancora “Guerra bugie e Tv: la Libia” del 2001” o il più recente sulla guerra di Aleppo. Ricucci è un giornalista con 20 anni di esperienza, passati in aree difficili come l'Africa centrale per l'ufficio stampa dell'Unicef, ed è in possesso di un master in relazioni internazionali e di un'assunzione in Rai, ma grazie al giudice del lavoro.

Anche Susanna Dabbous, uno zio redattore capo all'Avvenire, ha un'esperienza con la Rai, nello specifico Rai News 24, oltre a 'Il Foglio' e 'Il Fatto Quotidiano'; segue gli eventi in Siria dal marzo 2011, dopo alcuni anni passati a Washington durante la campagna presidenziale del 2008 e a Parigi, dove si è occupata di immigrazione clandestina. Nel giugno del 2011, dal confine tra Turchia e Siria, ha raccolto le prime testimonianze apparse sulla stampa italiana di disertori torturati dal regime di Damasco.

Nell'agosto del 2012 si è occupata della radicalizzazione del conflitto, con l'arrivo in Siria di diversi gruppi jihadisti legati ad Al Qaeda. In passato Susan Dabbous ha lavorato a Washington durante la campagna presidenziale del 2008 e a Parigi, dove si è occupata di immigrazione clandestina.

Elio Colavolpe, con anni di esperienza nel fotogiornalismo, nel 1999 fonda Emblema, agenzia per cui negli anni produce un'ampia serie di reportage su alcuni dei più importanti eventi e conflitti internazionali: Albania, Kossovo, Palestina, Israele, Iraq, Afghanistan, Brasile, Bielorussia, Ucraina, Thailandia e Birmania sono solo alcuni dei Paesi “raccontati”. Il lungo e importante lavoro effettuato in diverse zone di guerra nel 2008 gli vale un importante riconoscimento: il Premio Antonio Russo, dedicato al giornalista di Radio Radicale.

Andrea Vignali, il quarto del gruppo, stava portando avanti in Siria il progetto “Silenzio si muore”, un esperimento di giornalismo partecipativo nato dalla collaborazione con 20 studenti di San Lazzaro di Savena (Bologna). Il progetto, guidato da Amedeo Ricucci, prevedeva una quindicina di giorni di permanenza in Siria, fino al 15 aprile. Sfruttando al meglio le tecnologie digitali il gruppo aveva l'obiettivo di tenersi in continuo collegamento Skype con gli studenti a San Lazzaro, dando vita a un web-doc.

Ecco come Ricucci spiega il progetto “Silenzio si muore” sul suo blog:

“È un gruppo che ha già avuto modo di seguire il lavoro che noi di “La Storia siamo noi” abbiamo fatto nei mesi scorsi ad Aleppo con “Siria 2.0” e sono ragazzi magnifici, da cui mi farò guidare con piacere, certo che i loro consigli, dubbi ed emozioni possano essermi altrettanto utili di quelli che può darmi un collega o il mio direttore. Non sarà un video-gioco, attenzione. Sarà un modo per portarli con me, tutti e 20, grazie a una tecnologia che ormai annulla qualsiasi distanza. E sono certo che sarà un modo per raccontare la guerra in maniera diversa e, spero, più coinvolgente. Potranno seguirlo tutti gli internauti, sul sito Rai di 'La Storia siamo noi', grazie ad un web-doc che costruiremo giorno dopo giorno, io dalla Siria e i ragazzi dall'Italia. Maggiori dettagli ve li darò nel prossimo post. Per adesso vi dico solo: accorrete numerosi, perché ne vale la pena”.

Un progetto interrotto dal rapimento.

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