L’importante giornata dei dirigenti Rai

La kermesse renziana sui futuri possibili della Rai, promossa dall’enfant prodige Luigi De Siervo.

Alcuni si domandano quale fosse il vero obiettivo della kermesse che il sindacato dei dirigenti Rai ha promosso lunedì 23 giugno, sui futuri possibili della Rai: forse soltanto, alla fin fine, una passerella di bei nomi, per dimostrare che la 'linea Renzi', il suo annunciato pugno duro di riforma radicale (ma ancora nebbiosa) della Tv pubblica, risponde ad esigenze diffuse nella comunità?!

La notizia circolava da alcune settimane, ma il programma definitivo è stato mantenuto sotto embargo fino a venerdì scorso: per la prima volta nella sua storia, il sindacato dei dirigenti della Rai (oltre 300 manager) ha promosso un convegno pubblico, di ampio respiro (autodefinito... 'un flusso di discorsi'), per discutere della situazione attuale e delle prospettive future del servizio radiotelevisivo pubblico, kermesse intitolata '100 parole e 100 mestieri per la Rai', organizzata a via Teulada.

La situazione è notoriamente grave: a parte le polemiche in diretta tra Floris di 'Ballarò' e il Presidente del Consiglio, la cura dimagrante che il Governo ha imposto alla Rai (- 150 milioni di euro) ha provocato reazioni comprensibili (al di là dello sciopero) e gli scenari complessivi appaiono assolutamente aleatori, in assenza di una 'idea' forte e chiara di riforma della Rai, e, più in generale, dell'intervento pubblico in materia di media e cultura.

Ne scriviamo approfonditamente nell'edizione di giugno 2014 di 'Millecanali', tra poco in edicola, e ci piace qui ricordare quel che ha scritto l'associazione dei broadcaster pubblici europei (Ebu), nella lettera che il 19 maggio la direttrice generale Ingrid Deltenre ha inviato addirittura al Presidente della Repubblica Napoletano: “Noi siamo preoccupati perché questo prelievo forzoso viene effettuato sull'esercizio in corso, non lasciando praticamente nessun margine di manovra per il management dell'azienda per recuperare in corso d¹opera. Mai qualcosa di simile era accaduto in un paese dell'Unione Europea, e i soli precedenti da noi conosciuti sono avvenuti in Paesi dei Balcani assolutamente non comparabili con la tradizione democratica dell'Italia”. Parole pesanti. Ed aggiunge, a chiare lettere: “Le risorse non possono essere ridotte semplicemente perché un governo ha bisogno di soldi, perché esiste una correlazione imprescindibile fra obblighi di servizio pubblico e finanziamento. E non si può ridurre il finanziamento, se prima non si è rivista la missione e/o l'organizzazione del servizio pubblico, cosa che precisamente non è avvenuta in questo caso nel Suo Paese”. Non è dato sapere se Napolitano ha risposto all'European BroadcastingUnion. Immaginiamo l'imbarazzo.

'100 personalità' (definizione semanticamente ambigua) del mondo della televisione, della comunicazione, del giornalismo e dell'imprenditoria sono state dunque invitate a dire la loro, lunedì 23 giugno, in una giornata di studio divisa in 8 'capitoli' tematici: Mission, Informazione, Fiction e cartoni animati, Cinema, Crossmediale, Culture, Glocal, Intrattenimento.
Si tratta di una prima tappa di un percorso in tre fasi, predisposto dall'Adrai e finalizzato ad una riflessione sugli scenari futuri Rai: la Fase 1 (cosiddetta dell'Ascolto), si concretizza nell'incontro di ieri; la Fase 2 (cosiddetta delle Analisi) prevede alcuni gruppi di lavoro, che si riuniranno nei prossimi tre mesi, coordinati dal mediologo Mario Morcellini; la Fase 3 (ovvero delle Proposte) sarà al centro di un evento conclusivo nel mese di ottobre.

L'iniziativa è stata promossa da Luigi De Siervo, manager emergente (qualcuno l'ha addirittura definito 'enfant prodige'), da alcune settimane nominato Presidente dell'Adrai: “Noi siamo un gruppo di dirigenti che non ha paura del cambiamento e nemmeno dei tagli. Abbiamo avuto modo di criticare il metodo, perché il Premier ha sottratto in corso d'anno 150 milioni di euro, ed è sembrata una cura prima che ci fosse una diagnosi. Ma è anche vero che il Sottosegretario allo Sviluppo Economico Antonello Giacomelli ha chiarito di recente che sarà la Rai l'unica titolata a firmare la nuova concessione per il servizio pubblico radio-televisivo. L'azienda ha già risparmiato oltre 500 milioni di euro negli ultimi 5 anni. All'informazione dico: criticateci pure, ma fatelo in buona fede, senza denigrare in modo strumentale il lavoro di tante persone”.

Questo il messaggio verso l'esterno, di evidente mediazione politica. Verso l'interno, De Siervo dichiara: “Il 90 per cento dei dirigenti della AdRai ha sempre guardato al proprio interno, ma ora le condizioni sono cambiate e abbiamo deciso di ascoltare all'esterno persone esperte in materia, decidendo quindi di non far parlare né la politica, né i sindacati, né i dipendenti Rai, anche se il nostro tentativo resta inclusivo”. De Siervo ha sottolineato che quello di oggi è il primo di 100 giorni che serviranno per mettere a punto questo processo di cambiamento: “Nei 99 giorni successivi, si svolgerà un lavoro per gruppi che non sarà comunque in contrasto con il piano industriale dell'azienda”.

Ci piace qui osservare che lo stile comunicazionale ed il format iconico sono proprio gli stessi di Renzi: idee ed immagini sintetiche, di efficace impatto, numeri e date (ah, la concretezza...): nel caso in ispecie, '100 personalità' e '100 giorni', e barriere all'entrata ai 'politici' (di professione, si poteva anche aggiungere), per elaborare un grande progetto di riforma della Rai, e... 3 minuti 3 per ogni intervento, con timer campanella. Che si tratti di applicazioni delle tecniche più evolute del marketing politico oppure di programmazione neuro-linguistica, è evidente che accompagnare un annuncio, un impegno, una promessa ad una data stimola meccanicamente una bella impressione di attività, velocità, efficienza. D'altronde, il 'flusso di discorsi' di ieri è stato anche soprannominato una 'Leopolda per la Rai', evocando la famosa kermesse-laboratorio di Renzi.

Non entriamo nel merito di quanto questi magnifici 100 siano 'rappresentativi dei vari mondi' evocati dall'Adrai, ma ci avrebbe fatto piacere una kermesse che prevedesse un dibattito aperto, e non uno schema chiuso pre-determinato. Nella selezione, ci sembra siano stati oggettivamente esclusi alcuni dissidenti (ma, senza dubbio, c'era Floris...) ed alcune voci fuori dal coro (dai cori, incluso quello renziano, sempre più affollato!), ma forse si voleva evitare scontri eterodossi e radicali.

Ecco l¹elenco completo degli eletti 100 (che proponiamo in ordine rigidamente alfabetico): Albertazzi Giorgio, Angela Alberto, Annunziata Lucia, Aroldi Piermarco, Bartolucci Davide, Bernabei Ettore, Bernardini Massimo, Brizzi Fausto, Bucaccio Elena, Bulgari Maite Carpio, Buttafuoco Pietrangelo, Cacciamani Manuela, Campiotti Giacomo, Camurri Edoardo, Canepari Claudio, Capotondi Cristiana, Caretti Paolo, Celata Gianni, Clerici Antonella, Collini Roberto, Conti Paolo, Cortellesi Paola, Cotroneo Ivan, Cusenza Virman, Dal Sasso Alberto, D'Alò Enzo, D'Amico Caterina, De Biase Luca, De Masi Domenico, Della Casa Steve, Di Consoli Andrea, Ercolani Simonetta, Fabris Monica, Facchinetti Francesco, Favino Pier Francesco, Floris Giovanni, Giordana Marco Tullio, Giusti Max, Gramellini Massimo, Gratteri Nicola, Ippoliti Stefania, Luna Riccardo, Maggioni Giovanna, Magrini Massimiliano, Marinelli Alberto, Masera Anna, Montaldo Giuliano, Morcellini Mario, Nicita Antonio, Noci Giuliano, Palmese Tonino, Parisi Stefano, Pasotti Giorgio, Petraglia Sandro, Piccolo Francesco, Pif, Piroso Antonello, Pivetti Veronica, Presta Marco, Pucci Emilio, Roncaglia Gino, Ruffino Aurora, Rulli Stefano, Salvatores Gabriele, Scaramucci Barbara, Sechi Mario, Sgarbi Vittorio, Sibilia Sydney, Spadafora Vincenzo, Tardelli Marco, Taviani Paolo, Taviani Vittorio, Testa Anna Maria, The Pills, Tozzi Riccardo, Vespa Bruno, Viganò Dario Edoardo, Zaccaria Roberto, Zapelli Monica.

L'incontro promosso da Adrai si è aperto con un curioso contributo di Dario Fo, intitolato 'Elogio della Rai', e, se Fo non fosse Fo, verrebbe quasi da pensare che si tratta quasi di una sorta di messaggio di gratitudine, dato che Fo ha avuto proprio domenica sera l'onore del suo ritorno in Rai (dopo ben sette anni di allontanamento), con una prima serata su Rai1, con 'Francesco Lo Santu Jullare', che ha avuto 2,080 milioni di telespettatori, ed è stato 'battuto' dal film “Ti amo troppo per dirtelo” (2,707 milioni) su Canale 5 e dagli ennesimi episodi della serie 'Hawaii-Five-0' su Rai 2, che hanno registrato rispettivamente 2,064 e 2,349 milioni di spettatori (è bene riflettere su questi dati, per comprendere l'antropologia televisiva attuale...).

E non si può non ricordare che Luigi De Siervo viene considerato, da molti osservatori, il consigliere primo e quasi unico del Premier in materia televisiva: amico di Renzi da una vita (insieme alla sorella Lucia, già nello staff di Renzi Sindaco di Firenze, frequentavano lo stesso gruppetto di boy-scout), ha curato per lui la campagna elettorale per le 'primarie' del 2012. Classe 1969, figlio dell'ex Presidente della Corte Costituzionale Ugo De Siervo, Luigi è stato assunto a Rai Trade nel 1999 (ai tempi di Roberto Di Russo), e, dopo una specchiata carriera, il 19 giugno scorso è stato elevato al grado di Amministratore Delegato della importante 'start-up' RaiCom, la società che dovrebbe razionalizzare e concentrare le attività commerciali di Viale Mazzini, da secoli parcellizzate tra più anime (RaiCom vede nel cda Eleonora Andreatta, Direttore RaiFiction, Giuseppe Pasciucco, Direttore Diritti Sportivi, e Camillo Rossotto, Chief Finacial Officer, ed ha in Costanza Esclapon, Direttore Comunicazione e Relazioni Esterne del gruppo Rai, il Presidente).

I biografi di De Siervo registrano anche tre figli e la passione come giocatore di football americano, una laurea in giurisprudenza, con tesi su Silvio Berlusconi e i rischi politici dei conflitti di interesse (discussa con Giuliano Amato, un anno prima che Silvio Berlusconi decidesse di scendere in campo), e i soliti maligni (testardi grillini filo Travaglio) ricordano che sarebbe stato anche ex consulente a Firenze dello studio del controverso avvocato David Mills. Fino a poco fa, non sembrava amare la luce dei riflettori, ma qualcosa deve essere cambiato.

Qualche settimana fa, Luigi De Siervo è stato nominato Presidente dell'Adrai, ed un osservatore smaliziato non può che notare questa curiosa coincidenza, nella sintonia amicale tra Renzi e De Siervo. Peraltro, durante la sua campagna elettorale per la presidenza Adrai, De Siervo aveva annunciato la kermesse organizzata oggi, per la quale prevedeva un 'luogo evocativo' come l'Acquario Romano (poi è scelta via Teulada) ed una 'scenografia minima'² (un podio, un microfono, stile anglosassone...). Uno dei possibili 'naming' era stato 'Pense/Rai'. De Siervo ha ottenuto 145 preferenze su 290 votanti, ma gli aventi diritto al voto erano 310, e ci sono state 30 schede tra bianche e nulle.

In sostanza, la lista De Siervo è risultata vincente, ma non rappresenta la maggioranza degli iscritti al sindacato dirigenziale. La lista avversa, cosiddetta dei 'peones', che voleva contrastare l'offensiva renziana a viale Mazzini, capeggiata dal Direttore Marketing Strategico Andrea Fabiano, ha ottenuto ben 115 preferenze. Alcuni interpretano questo risultato elettorale come una sconfitta del Presidente uscente dell'Adrai, Andrea Lorusso Caputi, che ha sostenuto De Siervo, e finanche del Direttore Generale Gubitosi, che ha indirettamente manifestato simpatia per la lista renziana.

Il parterre della kermesse del 23 giugno è stato formato prevalentemente da dipendenti Rai, ma pochi di loro sono stati tra i relatori... Sono assenti i sindacati (l'Usigrai ha evidenziato la propria distanza dall'iniziativa). Non ci sono i politici di professione (in sala, pare si sian visti soltanto il grillino Alberto Airola e la democratica Lorenza Bonaccorsi). Insomma, una strana kermesse.

Circola notizia (trasparenza zero) che il premier abbia affidato a una 'task force' il compito di redigere un 'piano d'azione', che dovrebbe “rendere la tv pubblica moderna, competitiva e libera dai partiti”: l'eletta schiera dei consiglieri del Principe è formata dal Vice Ministro Antonello Giacomelli, dal Sottosegretario all'Editoria Luca Lotti, nonché dai deputati Paolo Gentiloni e Michele Anzaldi, e De Siervo ne sarebbe componente-ombra.
Il gruppo di lavoro è partito da una sorta di pamphlet curato da Renzi tre anni fa, giustappunto insieme all'amico De Siervo. Sosteneva Renzi (e De Siervo): “Oggi la Rai ha 15 canali, dei quali 8 hanno una valenza pubblica. Questi vanno finanziati attraverso il canone. Gli altri, inclusi Rai1 e Rai2, devono essere finanziati esclusivamente con la pubblicità, con affollamenti pari a quelli delle reti private”.

Possibile concreta traduzione: Rai3 finanziata con il canone e la sola Tv generalista pubblica, Rai1 e Rai2, sul mercato, ma non necessariamente privatizzate.
Le linee-guida sarebbero cinque: superamento della tripartizione Rai1, Rai2, Rai3 ereditata dal patto politico tra Dc, Pci e Psi del 1975 e ormai del tutto anacronistica...; definizione del nuovo perimetro aziendale: “Servono ancora 15 canali, di cui 3 generalisti? (...) Nessuna tv pubblica al mondo ha un numero così elevato di canali”...; razionalizzazione dei telegiornali: secondo il gruppo di lavoro sarebbero in quantità assolutamente abnorme, ed il numero delle edizioni dei telegiornali deve essere ridotto in modo da contenere i costi...; modalità di finanziamento: canone / non canone, 'quanto' canone, a chi...; modificazione del sistema di governance, al fine di evitare che la partitocrazia esprima propri esponenti o sodali in Rai.

Sia consentito: belle intenzioni, con molte contraddizioni interne e quesiti epocali, ma attendiamo di leggere il testo. Comunque, da decenni, abbiamo assistito ad infinite proposte di riforma della Rai, tutte insabbiatesi. Quindi, osserviamo con grande prudenza ed estremo scetticismo ogni novello riformatore: anche se forse, ora, quel 41 per cento ha il suo bel peso deflagrante, e Renzi può agire con pugno duro.

Sia consentito anche un guizzo autoreferenziale: avranno letto, Renzi e De Siervo, quella ancora attuale ricerca che realizzammo nell'anno 2000, pubblicata in un volume intitolato 'Con lo Stato e con il mercato? Verso nuovi modelli di televisione pubblica nel mondo', promossa ­ paradossalmente ­ da Mediaset, e pubblicata per i tipi di Mondadori...

E ci piace ricordare che, molti anni fa, un lontano ma indimenticato Sottosegretario alle Comunicazioni, Vincenzo Vita (parlamentare Pd fino a qualche anno fa, ed attualmente portavoce della pugnace associazione Articolo 21), organizzò delle innovative (rivoluzionarie, per l'epoca) consultazioni, pubbliche ampie aperte, durante la gestazione di un 'contratto di servizio' Rai.

Quella eccellente esperienza sembra essere stata rimossa, ed ora si assiste a soggetti di parte, se non partigiani, che promuovono quel che invece dovrebbe essere il Governo (e il Parlamento) a fare: eppure basterebbe guardare al Regno Unito, per comprendere come si può (e si dovrebbe) provocare un dibattito pubblico, plurale, documentato, approfondito, sulla 'politica mediale', e quindi sulla riforma del servizio pubblico radio-televisivo...

(*) Angelo Zaccone Teodosi è Presidente dell'Istituto italiano per l¹Industria Culturale ­ IsICult e curatore della rubrica fissa 'Osservatorio IsICult Millecanali'.

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