L’improvvida chiusura dell’Ice

La chiusura dell’Ice mette in difficoltà un altro pezzo dell’audiovisivo italiano.

Cosa vuol dire per l'industria audiovisiva Italiana la chiusura dell'Istituto per il Commercio Estero (Ice) dopo 85 anni di vita? Lo abbiamo chiesto a Marco Marcolini, direttore generale di Animation Band, societá di produzione e distribuzione di cartoni animati con sedi a Roma e Milano.
Ice era un ente pubblico con 115 uffici in 88 Paesi del mondo che aveva lo scopo di promuovere le esportazioni italiane. Molto attivo specialmente nei campi della moda, dell'alimentare e dell'enologico, si era creato anche un importante ruolo nel settore dell'audiovisivo, specialmente durante fiere come Mip (aprile) e Mipcom (ottobre) a Cannes, in Francia, Discop (giugno) a Budapest, Ungheria. E infine Asia Tv Forum (dicembre) a Singapore.

Animation Band é una societá tra le principali delle piccole imprese che, seppur in grado di far promozione da sola, alle fiere faceva affidamento sull'aiuto fornito dalla Ice che organizzava il Padiglione Italia, a cui si poteva partecipare a costi ridotti rispetto a quelli ottenibili con uno stand proprio. Cosa che, in Italia, solamente grandi gruppi come Rai, Mediaset e Mondo Tv possono permettersi di fare.

A coordinare un ridotto Padiglione Italia ora sono rimaste solamente l'Associazione Produttori Televisivi (Apt) ed il programma Media dell'Unione Europea. Per ora l'Apt é in grado di curare solamente la partecipazione dei soci. Anche l'Apt comunque dipendeva dall'assistenza dell'Ice specialmente per quanto riguardava la promozione, elemento indispensabile nello show business.

Con la chiusura repentina dell'Ice, alcune societá sono passate alla Media Desk Italia, altre sono andate alla fiera Mipcom senza nemmeno un tavolo, oppure hanno completamente saltato l'evento.

Secondo Marcolini, il motivo per cui la chiusura dell'Ice non ha fatto rumore sui media italiani é che i 422 dipendenti non sono stati licenziati, bensí ridistribuiti fra il Ministero degli Affari Esteri ed il Ministero dello Sviluppo. Ora il personale dell'Ice all'estero dovrebbe operare nelle rappresentanze diplomatiche e consolari all'interno di sezioni per la promozione degli scambi.

Inoltre, la chiusura dell'Ice é stata cosí imprevista che gli esportatori non hanno fatto in tempo a reagire. “Aspettavamo tutti la solita comunicazione per prenotarci lo spazio al Mipcom - afferma Marcolini - e quando non é arrivata ci hanno detto che l'Ice era stata soppressa”.

Per Marcolini la chiusura dell'Istituto - che non ha un senso economico perché operava con un budget di appena 20 milioni di euro l'anno - ha causato un grande danno soprattutto per 15 delle tante piccole societá audiovisive che dipendevano dal Padiglione Italia della Ice. “La Ice rappresentava un punto di riferimento per l'export dei contenuti audiovisivi italiani - ha dichiarato Marcolini - e dava un aiuto consistente al settore. Questo porterá in crisi il nostro mercato estero, ed andrá ad aggiungersi ai problemi nazionali”.

Per un altro esportatore, la soppressione dell'Ice indica che in Italia non si apprezza il valore dell'esportazione dei prodotti audiovisivi, a cui va il merito di promuovere il “lifestyle” italiano con i suoi prodotti di consumo.
La chiusura dell'Ice presenta molti elementi oscuri, considerando che il presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia aveva lanciato l'idea che gli industriali se ne facessero carico direttamente, ma il governo non ha risposto all'offerta di privatizzazione.

Afferma il direttore di uno dei principali uffici in Asia: “L'Ice aveva senza dubbio molti aspetti da rivedere ma non era da abolire. Ora il punto é che qualcuno il nostro lavoro lo deve pur fare (ma come si sa, la politica italiana non é famosa per la celeritá nelle decisioni) e occorre poi capire chi fa che cosa”.

Nella foto, il dirigente di Animation Band Marco Marcolini durante il Mipcom.

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