L’Italia seconda ad Eurosong

Raphael Gualazzi quasi ce la fa a vincere l’Eurosong 2011 di Dusseldorf, con l’Italia al rientro dopo diversi anni. Per il resto, una serata comunque interessante (anche se ‘trash’, per alcuni) per capire qualcosa di più della musica e della vita di altri Paesi del nostro continente.

La nota di colore più gustosa dell'Eurofestival 2011 è stata la dura presa di posizione di Lukashenko, 'dominus' della Bielorussia, che nell'eliminazione della cantante del suo Paese in semifinale ha visto poteri occulti occidentali e complotti a non finire. O forse la notizia di Nikki, la cantante azera (ma da anni residente a Londra) che aveva vinto le selezioni per accedere all'Eurofestival a pari merito con Ell e per fare pari e patta il suo Paese ha deciso di mandarli a Dusseldorf a cantare in coppia (con ottimi risultati, come si è visto); o ancora la presenza di Dino Merlin, star del panorama musicale bosniaco e degli interi Balcani, autore dell'inno nazionale della Bosnia Erzegovina nata dagli accordi di Dayton.

Rimane comunque un evento musicale che raccoglie in Europa, e al suo estremo confine caucasico, milioni di spettatori ma che in Italia non trova ancora ascolti sufficienti, considerato con snobismo e distanza dall'alto del nostro Festival di Sanremo, circoscritto ormai in buona misura agli angusti confini nazionali. Domenica scorsa, nonostante la presenza di Raphael Gualazzi che si è classificato secondo (complimenti!), l'Eurofestival mandato in onda da RaiDue (soddisfatto si è detto il direttore Liofredi), è stato visto solo da 1.291.000 spettatori (per uno share del 6,43%).
In realtà si tratta di un evento poco conosciuto in Italia, forse ha contribuito anche una certa omologazione delle canzoni presentate, quasi tutte in inglese, dominante la melodia pop-melodico-disco che ha fatto rimpiangere le edizioni di anni fa, quando i cantanti di molti dei Paesi partecipanti cantavano nella loro lingua originale con sonorità che ne rispecchiavano di più i gusti, ma si tratta comunque di un evento che dà un'aria di internazionalità e ci fa capire come ci sia un mondo, culturale, musicale e artistico al di fuori dello Stivale, al quale partecipano 43 nazioni e che unisce circa cinquanta servizi pubblici radiotelevisivi e occasione di visibilità per artisti che altrimenti non verrebbero notati se non nel loro Paese.

Il problema, piuttosto, è stato come la Rai ha deciso di seguire e trasmettere l'Eurofestival. Forse c'era bisogno di un conduttore che guidasse alla visione della gara canora, per questo c'era Raffaella Carrà (esperta in Eurosong, negli ultimi anni per altri Paesi, come la Spagna) in studio a Roma, che vedeva il susseguirsi serrato dei concorrenti. Ma poco comprensibile è parsa la presenza dei “ragazzi” di “Tv Talk” che con alcuni commenti hanno però dimostrato (ci è parso) di sapere poco sull'evento, a parte informazioni generiche come glia ascolti negli altri Paesi o le reti che trasmettevano l'Eurofestival.

Altrettanto incomprensibile la presenza di Bob Sinclair, produttore e dj francese. Grave poi l'errore di coprire con commenti 'non essenziali' il momento cruciale dell'Eurofestival, quello della votazione, che vedeva Dusseldorf di volta in volta collegato con i vari Paesi che hanno partecipato al festival e che hanno dunque votato. È proprio il meccanismo di voto, l'altalenarsi dei Paesi in classifica, i voti dei “blocchi” di Paesi affini (vedi quello dei Paesi slavi, di quelli caucasici, del Nord Europa o dell'Europa occidentale) a far comprendere a pieno che cosa rappresenta per altre nazioni questo evento e quello che può rappresentare per Paesi complessi e poco conosciuti come l'Azerbaigian, che l'anno prossimo ospiterà l'evento. E per loro questa sarà una vera grande sfida da vincere.

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